Il 2016 calcistico è stato l’anno delle grandi rivelazioni e anche la Copa Libertadores non ha fatto eccezione. La finale della cinquantasettesima edizione del torneo più importante per club del Sud America è un inedito assoluto, con due formazioni che ai nastri di partenza non erano certo accreditate per arrivare così in fondo, Atlético Nacional e Independiente del Valle. Era dal 1991, quando si sfidarono Colo-Colo e Olimpia Asunción, che in finale non arrivavano squadre argentine o brasiliane, un segnale di come i due paesi più importanti del continente non stiano attraversando un momento positivo, e se l’Atlético Nacional non può essere considerata una sorpresa fino in fondo, avendo dominato fin dalla fase a gironi, l’exploit dell’Independiente del Valle ha del clamoroso, visto che solo nel 2010 ha debuttato nella massima serie e che in tutta la sua storia non ha mai vinto nulla, almeno sinora.

Marlos Moreno Atlético Nacional

L’ATLÉTICO NACIONAL, FAVORITO D’OBBLIGO

La squadra di Medellín è stata già campione di Copa Libertadores nel 1989, poi perse la finale di Coppa Intercontinentale contro il Milan per un gol di Alberigo Evani su punizione a fine supplementari, con René Higuita in porta e gli investimenti del noto trafficante Pablo Escobar. Ai gironi ha dominato, risultando la migliore delle trentadue formazioni, con cinque vittorie e un pareggio senza mai subire gol, poi agli ottavi ha eliminato l’Huracán con molta sofferenza (soprattutto un arbitraggio favorevole nel match di ritorno) e ai quarti ha fatto fuori il Rosario Central allo scadere. I colombiani, grazie al tabellone che premia chi ha fatto meglio nella prima fase, hanno sempre giocato il ritorno all’Estadio Atanasio Girardot ottenendo un grosso vantaggio, ma in semifinale non è servito perché contro il São Paulo hanno chiuso la questione già dal match in Brasile, vincendo 0-2 e ripetendosi in casa per 2-1 nonostante il vantaggio ospite di Jonathan Calleri. Nel 2014 perse la finale di Copa Sudamericana col più quotato River Plate, stavolta ha il pronostico a favore.

Il mese di pausa per la Copa América Centenario non ha creato molti problemi alla squadra di Reinaldo Rueda (ex CT dell’Ecuador), che anzi ha potuto rinforzare la rosa con l’acquisto della meteora livornese Miguel Borja, subito decisivo con una doppietta sia all’andata sia al ritorno in semifinale. Con lui è arrivato anche l’argentino Ezequiel Rescaldani, ex Vélez, un doppio cambio in avanti per sopperire alle partenze di Jonathan Copete (Santos) e Víctor Ibarbo (Panathinaikos). A breve partirà anche la stella, il diciannovenne Marlos Moreno (direzione Manchester City?), ma almeno per le finali sarà a disposizione e potrà continuare a incantare. L’Atlético Nacional è una squadra solida senza punti deboli che ama fare la partita, si basa sulle parate di Franco Armani e una difesa guidata da un altro giovane, Davinson Sánchez (già preso dall’Ajax), mentre il centrocampo è retto dagli ottimi Alexander Mejía (squalificato per l’andata) e Sebastián Pérez più Alejandro Guerra e i vari Orlando Berrío, Andrés Ibargüen e Macnelly Torres a fare da collante con l’attacco.

Independiente del Valle

UN CLUB CHE RAPPRESENTA UN PAESE

Lo scorso 16 aprile l’Ecuador è stato sconvolto da un terribile terremoto che ha causato oltre seicento morti e quasi trentamila sfollati. Fra le tante iniziative per aiutare le zone colpite dal sisma l’Independiente del Valle ha deciso di donare l’intero incasso delle partite di Copa Libertadores, perciò il solo fatto di aver raggiunto la finale è servito tantissimo anche dal punto di vista sociale. Quanto ha fatto il piccolo club di Sangolquí (che in coppa gioca all’Estadio Olímpico Atahualpa di Quito da quasi quarantamila posti) è straordinario anche dal solo punto di vista sportivo, perché mai nessuno aveva eliminato River Plate e Boca Juniors nella stessa edizione. I Millonarios sono caduti 2-0 a fine aprile (subito dopo il terremoto) e al Monumental, pur con oltre trenta tiri in porta, hanno vinto solo 1-0; gli Xeneizes invece hanno perso entrambe le partite, con il 2-3 della Bombonera che ha segnato il punto più alto della formazione di Pablo Repetto. In mezzo, ai quarti, l’Independiente del Valle ha eliminato i Pumas, affermandosi in Messico ai rigori. E pensare che ha rischiato di uscire ai play-off, salvandosi col Guaraní per un rigore sbagliato al 96′ da Hernán Rodrigo López, ex Torino.

Fino a sei mesi fa i nomi dei componenti della rosa, ora eroi nazionali, erano sconosciuti ai più. Uno di loro, l’attaccante José Angulo (ora cercato dal Palermo), ha persino iniziato a giocare da professionista soltanto nel 2015, peraltro fermandosi cinque mesi per una lesione ai legamenti del ginocchio che però non gli ha impedito di esplodere e segnare sei gol in questa Libertadores, più una ventina in campionato, tanto da essere soprannominato El Tin in riferimento ad Agustín Delgado, uno dei migliori attaccanti ecuadoriani di sempre. Con lui hanno fatto benissimo Junior Sornoza, trequartista dotato di un gran tiro che a gennaio stava per andare in terza divisione spagnola e ora sogna la Liga, l’esterno sinistro classe 1997 Bryan Cabezas, l’altro attaccante Julio Angulo che chiude il poker del pacchetto offensivo, il difensore centrale Arturo Mina (l’unico convocato in Nazionale per la Copa América) e il portiere trentaduenne Librado Azcona, diventato una leggenda con la strepitosa prestazione in casa del River Plate, dove ha parato di tutto. Gioca di squadra e sfrutta al meglio le combinazioni in avanti, arrivata a questo punto può scrivere una enorme pagina di storia.

Terremoto Ecuador

Finale d’andata stanotte alle 2.45 a Quito, ritorno una settimana più tardi a Medellín. Restare svegli per seguire le due finali sarà un sacrificio sicuramente ricompensato dallo spettacolo che si vedrà sul campo.

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