Era la finale annunciata da prima dell’inizio del torneo, e ora è diventata realtà. Cile e Argentina hanno dimostrato nelle tre settimane di Copa América di essere realmente le due nazioni più forti del calcio sudamericano, perciò la finale di sabato sera all’Estadio Nacional di Santiago non può che essere definita come il miglior epilogo possibile. Se quattro anni fa Uruguay-Paraguay era stata una grossa sorpresa, soprattutto per la presenza dell’Albirroja, stavolta i pronostici della vigilia sono stati ampiamente rispettati. Ma questo non vuol dire che il torneo sia stato monotono e prevedibile, perché chi ha seguito interamente la competizione a partire dalla notte fra l’undici e il dodici giugno si sarà reso conto di come il livello sia finalmente alla pari con quello europeo, con tanta intensità e qualche colpo proibito di troppo, comunque tipico per i canoni del fútbol sudamericano.

LA MARCIA VERSO SANTIAGO

Alla vigilia il gruppo delle favorite era composto da Argentina, Brasile, Cile e Colombia. Le due finaliste hanno confermato le aspettative, vincendo cinque delle sei partite giocate (anche se per la Selección il successo contro i colombiani ai quarti è arrivato solo ai rigori) e segnando il maggior numero di gol (tredici i padroni di casa, dieci gli argentini), mentre le altre due big sono andate incontro a un flop clamoroso, seppur di proporzioni differenti. Quasi inevitabile il tracollo dello della Seleção, in evidente crisi tecnica come mai era successo nella sua storia e con la mazzata della squalifica di Neymar che ha tolto le poche certezze al gruppo di Dunga, tanto che persino Thiago Silva ha regalato un rigore costato carissimo; meno annunciato quello dei Cafeteros, causato soprattutto dalla pessima condizione fisica di molti dei principali giocatori, su tutti gli irriconoscibili Juan Guillermo Cuadrado e Radamel Falcao. Complice il calo dell’Uruguay Cile e Argentina non hanno trovato avversari di pari livello nel loro cammino: ora devono dimostrare chi è veramente superiore.

Victor Caceres Lionel Messi during the match between Argentina vs Paraguay valid for the semifinal

LE DUE FINALISTE AI RAGGI X

La filosofia di gioco di Cile e Argentina nasce da un punto d’incontro comune: i due CT, Jorge Sampaoli e Gerardo Martino, sono entrambi legati a una delle principali figure del calcio sudamericano: Marcelo Bielsa; il primo ne è un devoto discepolo nella tattica e nei movimenti in panchina, il secondo è stato addirittura suo giocatore ai tempi del Newell’s Old Boys. El Tata, rispetto a Don Marcelo, ha uno stile di gioco meno appariscente, alla ricerca di un giusto equilibrio tra le due fasi. La scelta non sempre ha pagato (vedere il flop al Barcellona), ma ora il suo calcio pragmatico ma poco spettacolare è servito a unire una nazionale che aveva bisogno di consolidarsi. Sampaoli invece ha perfezionato il gioco dei suoi due predecessori, il già citato Bielsa e Claudio Borghi, puntando su intensità, pressing e strapotere offensivo, tattica risultata vincente nel 2011 quando vinse campionato e Copa Sudamericana con l’Universidad de Chile, squadra dove militavano cinque probabili titolari di sabato.

I CAMPIONI A CONFRONTO

Doveva essere la Copa América di Lionel Messi e Arturo Vidal, principali stelle delle finaliste. Per quanto riguarda Leo non si può dire che abbia deluso, perché nonostante un solo misero gol su rigore in sei partite, è stato molto utile con diversi assist e giocate per i compagni. Lo juventino ha iniziato da leader (tre gol nelle prime due uscite) salvo poi calare un po’ a seguito del noto incidente stradale dopo la gara col Messico. Accanto a loro sono sorte altre figure di rilievo, altrettanto decisive per conquistare la finale: su tutti spicca Jorge Valdivia, uno degli ultimi veri numeri 10 rimasti e catalizzatore della manovra della Roja, capace di giocate impensabili e illuminanti nonché dell’assist per il gol partita di Isla contro l’Uruguay: dovesse vincere il Cile, il premio di miglior giocatore del torneo non potrà che essere del Mago. Nell’Argentina è finalmente esploso Javier Pastore, dominatore assoluto nel 6-1 al Paraguay. E oltre al leader Javier Mascherano, ha fatto molto bene Sergio Agüero. Ci si aspettava di più da Ángel Di María, Alexis Sánchez e Carlos Tévez, ma c’è ancora una partita per tornare protagonisti.

Football Chile v Bolivia Copa America Championship 2015 Chile s player Jorge Valdivia control

Primo trofeo internazionale del Cile o quindicesima Copa América in bacheca per l’Argentina? Il pronostico è incerto. Forse l’Albiceleste ha qualcosa in più, anche facendo un paragone rispetto a com’era arrivata alla finale di un anno fa ai Mondiali (contro la Germania mancava Di María per infortunio e Messi non era al meglio), ma sarebbe scorretto dare il ruolo di sfavoriti ai padroni di casa, spinti dall’incessante supporto del pubblico (qualche maligno dice anche da degli arbitraggi benevoli e un calendario forse non casualmente favorevole). Dal 2001 il paese organizzatore non trionfa: in quel caso fu la Colombia, mentre l’Argentina è a secco addirittura dal 1993, quando fu trascinata da Gabriel Omar Batistuta. La rivalità fra i due paesi è forte e nasce ben oltre i confini calcistici, perciò c’è da aspettarsi un match teso e sentito non solo per l’alta posta in palio. Alle 22 (ora italiana) di sabato sera le luci si accenderanno su Santiago: è arrivata l’ora del verdetto.