Andrea Pirlo ha detto stop. Con il campionato italiano, non con il calcio. Il regista bresciano proseguirà infatti la sua carriera in Major League Soccer, con la franchigia di New York. La storia di Pirlo nel calcio che conta è densa di momenti importanti, dall’esordio alle Champions vinte con il Milan ai quattro scudetti consecutivi con la Juve, passando per il Mondiale del 2006 con l’Italia.

I SOPRANNOMI

Per descrivere Pirlo dobbiamo partire dai soprannomi. Ne ha avuti tanti, quasi quanto le standing ovation da tifosi che contano (tipo quelli del Santiago Bernabeu). L’hanno chiamato il Metronomo bresciano, l’Architetto, il Professore, Mozart, il Maestro. Così è stato salutato sul sito della Juventus appena è stato ufficializzato il suo trasferimento negli Stati Uniti.

IL FALLIMENTO NELL’INTER

Dopo aver iniziato con il Brescia, a soli 19 anni Pirlo ha la grande occasione: viene ingaggiato dall’Inter. Gioca 18 partite, partendo spesso dalla panchina. I nerazzurri cominciano a pensare di aver puntato sul cavallo sbagliato e lo prestano l’anno dopo alla Reggina (28 match e 6 reti). Torna a Milano, ma ancora una volta si ritrova ai margini. A gennaio, l’Inter cede Pirlo in prestito nella sua Brescia. E qui arriva la prima svolta nella carriera del Professore.

DA TREQUARTISTA A REGISTA

Paragonato a Gianni Rivera, all’inizio Andrea Pirlo gioca da trequartista, dietro alle punte. La prima svolta a Brescia, dove Carlo Mazzone lo sposta a fare il regista davanti alla difesa. Qui può esprimere tutte le sue qualità: visione di gioco, pensiero veloce, lanci con destro e sinistro, verticalizzazioni e calci piazzati. Ha pure il dribbling. A Brescia trova come compagno di squadra Roberto Baggio, da cui impara ciò che gli manca (poco, in realtà). Proprio la presenza del Divin Codino obbliga Carletto a schierare Pirlo in un’altra posizione: mossa comunque vincente. Il Brescia, grazie soprattutto ai due artisti, chiuderà al settimo posto.

IL MILAN CI CREDE

Nonostante si cominci a parlare di un Pirlo bravo solo in provincia, il Milan di Carlo Ancelotti decide di credere in lui. Costa come un big, però: 35 miliardi di lire. Gli infortuni di Gattuso e Ambrosini convincono l’allenatore e il giocatore che si può riprovare a giocare davanti alla difesa. Il 30 marzo del 2001 arriverà la prima rete in campionato, con il Diavolo, su calcio di punizione contro il Parma. Il 28 aprile arriva la seconda segnatura. L’anno seguente, il 2002-2003, il Milan si presenta con l’albero di Natale. Il 17 novembre arriverà la prima doppietta di Pirlo (due rigori).

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COPPA ITALIA E CHAMPIONS

Pirlo è ormai titolare indiscusso. Vince la Coppa Italia 2002/2003 e poi si aggiudica pure la Champions League a Manchester contro la Juventus, pur uscendo dal campo al 71′. La stagione lo vede in campo 42 volte, con nove gol all’attivo, il suo record personale in una stagione. Parreira lo consacra: “In questa posizione, è lo Zico davanti alla difesa”. Diventa punto fermo anche in Nazionale.

SUPERCOPPA E SCUDETTO

Il Milan di Ancelotti vince tanto. Pirlo è il regista. Proprio alla Rivera. Vince la Supercoppa europea contro il Porto, ma perde l’Intercontinentale contro il Boca Juniors, sbagliando uno dei rigori decisivi. Chiude la stagione con un altro ottimo bottino (44 presenze e otto reti), ma soprattutto con il suo primo scudetto, il 17esimo del Milan.

DA ISTANBUL A BERLINO

Tra il 2005 e il 2006, Pirlo vive probabilmente i momenti più belli e più brutti della sua carriera da calciatore. A Istanbul, in Champions League, il Milan chiude il primo tempo sul 3-0 contro il Liverpool, ma nella ripresa avviene l’impensabile. I Reds rimontano e poi vincono ai rigori. Ancora una volta, dal dischetto, il regista bresciano non sarà abbastanza freddo. La Champions sfugge clamorosamente al Milan e a Pirlo. E più avanti dirà che aveva pensato di smettere.

Invece, prosegue. Segna quattro gol su punizione in campionato, segna pure in Champions. In estate ci sono i Mondiali in Germania. Marcello Lippi costruisce l’Italia sulla regia e i piedi di Andrea. Proprio da un suo assist, nella semifinale contro i padroni di casa della Germania, arriverà il gol di Grosso (poi replicato da Del Piero) che qualificherà gli azzurri alla finale. A Berlino, contro la Francia, l’apoteosi dal dischetto. Pirlo diventa campione del mondo.

GLI ULTIMI ANNI AL MILAN

Milan penalizzato per Calciopoli. Milan rinato e addirittura in grado di andare a giocare un’altra Champions, di nuovo al cospetto del Liverpool. Pirlo e Inzaghi sono i protagonisti del successo. La delusione di Istanbul è ormai dimenticata. Andrea è ormai il simbolo del Milan. Vince la Supercoppa europea e la Coppa del mondo. Le sue punizioni ‘maledette’ sono un marchio di fabbrica. Nessuno riesce a fermarle.

Eppure, un infortunio nel 20008/2009 toglie il regista dal campo per un paio di mesi. All’inizio del 2009/2010, Ancelotti va al Chelsea e Pirlo è sul punto di seguirlo. Alla fine, rimane, su preciso ordine di Silvio Berlusconi. Ancora gli infortuni condizionato il Maestro, che festeggia lo scudetto ma ha capito che la Società non crede più in lui. Con il Diavolo, in dieci anni, 401 partite ufficiali e 41 reti. In bacheca, due Champions, una Coppa del mondo per club, due scudetti, 2 Supercoppe europee, una Coppa Italia e una Supercoppa italiana.

ARRIVA LA JUVE

Dopo due settimi posti, la Juve cambia. In panchina arriva Antonio Conte che come prima richiesta indica Pirlo. E’ disponibile a parametro zero. Il Milan sorride: gli abbiamo dato un bidone. La Juve costruisce su di lui il ciclo vincente. Un quadriennio di scudetti, una Coppa Italia, la finale di Champions League persa, due Supercoppe italiane. Pirlo segna e fa segnare (suo l’assist per il primo gol allo Juventus Stadium di Stephan Lichtsteiner).

La prima stagione è subito scudetto. Il secondo consecutivo, con due squadre diverse (cosa riuscita soltanto ad altri cinque giocatori). Chiude l’anno con 13 assist e tre gol in campionato). L’Aic lo premia come il migliore in assoluto. Negli anni successivi, arriveranno sigilli belli e decisivi (contro la Fiorentina, nel ritorno degli ottavi di Europa League e a Genova contro il Genoa, entrambe le volte su calcio di punizione); contro il Torino nel derby vinto a tre secondi dal termine nell’ultima stagione.

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