C’era una volta la grande scuola italiana dei portieri. Una scuola da primato, con una “produzione” ricca, continua e multiforme. Una tradizione radicata, senza eguali e invidiata all’estero. Sufficiente citare i capisaldi delle ultime generazioni per accorgersi di quanto fosse complicato scegliere anche per i ct della Nazionale italiana. Dagli anni ’50-’60 di Albertosi, Bordon e Sarti, ai ’70-’80 con Cudicini, Castellini e Zoff, con quest’ultimo che ha salutato proprio quando sulla scena cominciavano ad affermarsi i vari Zenga, Galli e Tacconi. A seguire sono arrivati gli anni ’90 che, fino all’affiorare del nuovo millennio, hanno portato in dote una delle generazioni più forti della nostra storia: da Peruzzi a Pagliuca, da Marchegiani a Bucci, dai milanisti Antonioli e Rossi (con quest’ultimo poi soppiantato da Abbiati), fino a Toldo e al più grande di tutti, quel Buffon ancora sulla cresta dell’onda.

Siamo quindi ai giorni nostri che, dopo il picco, hanno vissuto una fase di grande contaminazione affiancata da una certa crisi della “vocazione” (prodotta perlopiù da un calcio sempre più offensivo) e dalla pesante etichetta di “nuovo Buffon” che ha condizionato parecchie carriere (si pensi, solo per citarne uno, al Pelizzoli romanista). Ecco, dunque, la svolta storica dei numeri 1 stranieri a difesa delle porte delle big: i derby milanesi tra Dida e Julio Cesar, quelli romani con Doni e Muslera, fino alla breve storia juventina di Van Der Saar, all’ottimo Frey lanciato troppo presto dall’Inter, ma poi ripresosi alla grande e ai tanti nomi, più o meno esotici, più o meno efficaci che, con alterne fortune, si sono avvicendati in club di prima, seconda e terza fascia.

perin

Negli ultimi tempi, però, la situazione sembra essersi attestata verso un punto di equilibrio. Stranieri sì, ma solo se bravi (e in questo caso basti citare il più forte di tutti: Samir Handanovic), accanto ai quali si stanno muovendo giovani azzurri, di valore e con buona faccia tosta, pronti ad accompagnare Buffon…alla porta (d’uscita). Al momento la situazione delle 20 squadre di A vede un vantaggio degli italiani per 12 a 8, con la porta della Fiorentina che potrebbe produrre sorprese in futuro visto il rendimento in calo di Tatarusanu (alle sue spalle scalpita Sepe, molto positivo l’anno scorso con l’Empoli). È il milanista Donnarumma, comunque, il caso più estremo a sostegno della nostra analisi. A 16 anni si è meritato un posto da titolare a San Siro, in una delle fasi storiche più complicate del Milan che sta finendo però per esaltare ulteriormente le sue capacità fisiche e morali, il talento, i mezzi atletici, i margini di miglioramento.

leali

Accanto “all’altro Gianluigi”, però, non mancano altri fulgidi esempi di un fortunato ritorno all’antico. Hanno impiegato più tempo a salire alla ribalta e sono il risultato di una lunga gavetta, ma adesso in diversi stanno raccogliendo i risultati del loro impegno. Il capofila è il genoano Mattia Perin, classe ’92, arrivato da tempo in Nazionale maggiore (si gioca con Sirigu il ruolo di “secondo” di Buffon), alla quarta stagione da titolare in A, la quinta da professionista; con lui il coetaneo Marco Sportiello dell’Atalanta, che sta impressionando per continuità, abilità tra i pali e freddezza nelle sfide dal dischetto (già 3 rigori parati quest’anno). È in orbita Juve, il frusinate Nicola Leali del ’93, prodotto del vivaio del Brescia e già con 138 presenze da professionista sulle spalle (tra Brescia, Lanciano e Spezia in B, Cesena e Frosinone in A). Ha strappato il posto da titolare nelle ultime giornate al più esperto Rafael, infine, il veronese Pieruigi Gollini, classe ’95, elemento capace di impressionare anche Toni in allenamento.

E per il futuro? Le nuove leve non mancano: Simone Scuffet (’96), dopo l’exploit di due anni fa da titolare dell’Udinese nel girone di ritorno e il clamoroso “no” all’Atletico Madrid, è ripartito dalla B (Como) per maturare esperienza; a Udine nel frattempo si coccolano anche Alex Meret (’97), secondo di Karnezis, ma per gli esperti anche più forte dei due colleghi più maturi. Insomma, la buona scuola italiana sta tornando…

SIMILAR ARTICLES