Quando è atterrato a Fiumicino a fine luglio, per molti tifosi romanisti Alexander Kolarov era solamente un ex terzino della loro rivale cittadina più vicino ai 32 che ai 31. Un giocatore per molti sul viale del tramonto, tanto che qualcuno scriveva sui social frasi come “Ci siamo ridotti a pagare la pensione ai laziali. Oltretutto ai tempi della sua militanza con la Lazio aveva anche segnato in un derby vinto dai biancazzurri per 4-2 ed era uno dei giocatori più rappresentativi della rosa, uno di quelli che i tifosi apprezzavano di più.

Dopo l’esperienza vincente al City (2 campionati, 2 Coppe di Lega, un Community Shield e una Coppa d’Inghilterra conquistate con i Citizens), reduce da una stagione in cui Guardiola lo ha quasi sempre fatto giocare da centrale sinistro della difesa a 3, Kolarov ha accettato di tornare in Italia e vestire proprio la maglia della squadra di cui per diversi anni è stato avversario nei derby all’ombra del Colosseo.

Un acquisto non gradito a tanti romanisti e in controtendenza con quelli soliti di Monchi, sempre propenso a prendere calciatori giovani dal grande potenziale (i vari Pellegrini, Under, Karsdrop, oltre alla lista chilometrica di talenti lanciati a Siviglia) e quasi mai giocatori ultratrentenni con tanto chilometraggio.  Una tendenza che si riscontra sempre più spesso anche nel lavoro di altri direttori sportivi, ma che non deve rappresentare un limite.

Il ds giallorosso si è fiondato su Kolarov perché in in una squadra che vuole puntare ai vertici non c’è solo bisogno di talenti da far crescere, ma anche di calciatori di esperienza che sanno cosa significhi giocare per vincere.  E finora ha avuto ragione, alla grande. Kolarov è, insieme a Dzeko, l’unico ad aver giocato tutte le partite tra campionato e Champions (solo una non intera, quella con l’Udinese) e oltre a rappresentare un argine per gli esterni avversari riesce ad essere decisivo anche nella fase offensiva, tanto che Espnfc si chiede se il suo possa essere considerato come il trasferimento dell’anno in Serie A.

La domanda che fino a pochi mesi fa sarebbe sembrata quantomeno ridicola, oggi ha tutto il diritto di essere formulata. I suoi 3 gol (due su punizione in campionato, che sono valsi 6 punti, e quello fantastico segnato al Chelsea in Champions League) e i 3 assist smazzati ai compagni sono stati decisivi per i risultati dei giallorossi, così come la sua continuità di rendimento in un ruolo difficile, in cui la squadra è stata falcidiata dagli infortuni.

Tutto questo è solo la parte più visibile dell’apporto che Kolarov sta dando alla Roma. Il suo innesto ha avuto un ruolo fondamentale soprattutto nel lavoro di tutti i giorni della squadra, quello che non passa in tv ma che alla fine fa la differenza, perché la sua straordinaria etica lavorativa alza l’asticella negli allenamenti. Di Francesco ne ha parlato qualche giorno fa, definendolo un esempio per tutti i calciatori, giovani e non, per la meticolosità nella preparazione di una partita e per la cura del suo corpo, che lo ha portato ad essere (a quasi 32 anni, ricordiamolo) quello che attualmente è uno dei calciatori più incisivi della Serie A.

In diverse partite è stato il calciatore della Roma a giocare più palloni (il record sono i 115 nella partita vinta a San Siro con il Milan), che insieme al lavoro “da terzino” ne fanno un interprete top del ruolo, capace di essere allo stesso tempo regista e stantuffo di fascia, assistman (miglior giallorosso per occasioni create, 17) e difensore efficace (è anche il secondo per il numero di eventi difensivi ogni 90 minuti).

Un calciatore completo come pochi, che ha saputo completarsi nell’esperienza inglese e aggiungere una fase difensiva di alto livello al proprio bagaglio, dimostrando un’apertura mentale e una duttilità non comuni (altrimenti con Guardiola non avrebbe mai giocato). Quest’anno è tornato al ruolo in cui lo abbiamo conosciuto al meglio nella sua prima versione italiana e nonostante un’età diversa sembra non aver perso quasi nulla della capacità di spinta che aveva quando era più giovane, oltre ad esser migliorato in tutto il resto.

Kolarov oggi è uno dei calciatori giallorossi più apprezzati e un punto di riferimento per tutti nell’ambiente. Altro che ex laziale a cui pagare la pensione, Alexandar a quasi 32 anni è ancora uno dei migliori terzini d’Europa e vuole vincere come non mai.

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