“Quanto ci eri mancato, Sami”

Sarà stato il pensiero unanime di milioni di tifosi della Juventus alle 20 di domenica scorsa, fischio finale del match del “Friuli” nel quale la Vecchia Signora ha superato in rimonta con un rotondo 6-2 l’Udinese, elaborando nuove certezze e minando la solidità della panchina di Gigi Delneri, ex che dalle parti di Torino non ricordano per i brillanti risultati. Se un altro Gigi, Buffon, al fischio finale, ha spiegato candidamente che non è con i risultati tennistici che si vincono gli scudetti, possiamo immaginare che Khedira –il Sami in questione- si stesse godendo il ritorno alla vittoria in campionato e una tripletta inedita. O quasi.

Tre volte, la prima volta: o quasi

Già, perchè al fischio finale di Udinese-Juventus 2-6 in tanti si sono scatenati alla ricerca della statistica definitiva: per Khedira, centrocampista con il vizietto del gol si trattava di una prima quanto storica tripletta? Stando a sentire il diretto interessato, sì.

Per me è una giornata speciale perché non avevo mai fatto una tripletta in carriera, ma lo è soprattutto per la squadra e per come ha reagito dopo essere rimasta in dieci: puntiamo a vincere ancora lo scudetto, ma la stagione è lunga e dobbiamo essere sempre molto concentrati

Dichiarazioni da leader, certo, ma non assolutamente esatte dal punto di vista degli amanti di almanacchi: già, perchè Khedira una tripletta l’aveva già messa a segno. 25 marzo 2008, maglia dell’Under 21 tedesca, 6-0 al Lussemburgo: Sami segnò le reti dell’1-0, del 2-0 e del 5-0, in una nazionale completata da nomi del calibro di Ozil e Hummels, oltre all’attuale compagno di squadra Benedikt Höwedes. Il bianconero, evidentemente, porta bene a questo calciatore nato in Germania da padre tunisino emigrato per amore, che in campo così come nella vita ha sempre anteposto la conoscenza ai pregiudizi. Gli stessi che avevano accolto le sue qualità in campo al momento dell’arrivo in Italia: arrivato a Torino a costo zero per sostituire Vidal, partito in direzione Monaco, il suo primo anno in bianconero è stato condizionato molto da infortuni di natura muscolare. Khedira, da buon diesel, ha risposto a lungo termine.

Da “lavatrice” a uomo in più

Ai primi passi in maglia bianconera, nell’estate 2015, Khedira non era stato gradito da tifosi e critici: il suo acume tattico era stato scambiato per lentezza, la sua saggezza nel dosare gli inserimenti per assenza di dinamismo. I dati dicono altro: Sami è uno dei centrocampisti europei che in campo percorre il maggior numero di chilometri per partita. Tanta corsa orizzontale a coprire i buchi della mediana, altrettanti spunti verticali per far sentire il proprio contributo in zona gol. Così alla prima stagione in Italia ha messo a segno comunque ben 5 reti in campionato, mentre nella sua seconda stagione è stato un autentico trascinatore: ha giocato quasi tutte le partite senza nessun problema fisico e ha dato contribuito alla squadra a suon di assist e gol. Lo stop accusato all’alba dell’annata 2017/2018 e l’ottimo inserimento di Matuidi avevano sollevato dubbi circa l’insostituibilità del numero 6, presto fugati dal tris di Udine.

Leader silenzioso

71 presenze con la Nazionale tedesca, un Mondiale vinto, tre terzi posti tra Coppa del Mondo e Europei, un campionato tedesco (2007), un campionato spagnolo (2012), 2 Coppe del Re (2011 e 2014), una Supercoppa di Spagna (2012), 2 campionati italiani (2016 e 2017), 2 Coppe Italia (2016 e 2017), una Supercoppa italiana (2015), la Champions League 2013-2014, la Supercoppa UEFA 2014 e il Mondiale per club 2014. La bacheca dei trofei conquistati dal 30enne Khedira parla da sè: oggi Sami è un centrocampista completo in grado di comandare il centrocampo sia in fase offensiva che in fase di copertura e anche in fase di realizzazione.

Lui e Mandzukic sono state le architravi sulle quali Allegri ha fondato il passaggio della Juventus al 4-2-3-1 a trazione anteriore nello scorso gennaio. Corsa, quantità, centimetri e qualità, oltre alla capacità di tollerare elevate pressioni: non a caso in due anni con lui in rosa, la Vecchia Signora ha raggiunto la finale di Cardiff, interrompendo il cammino nella Champions 2015/2016 nella sfortunata notte di Monaco di Baviera. Da 2-0 a 2-4, con un crollo acuito dalla sostituzione del centrocampista quando Morata e compagni erano avanti di una rete. Sami assapora il momento e lancia la rincorsa, in un italiano timido che lascia il posto a un convinto inglese:

Amazing feelings

Futuro negli Usa?

Domenica si è portato a casa il pallone nel modo migliore: contribuendo in maniera decisiva alla goleada bianconera, in rimonta, in una partita difficile come quella di Udine. L’infortunio è ormai alle spalle, la condizione (mancata contro la Lazio) sta tornando quella ideale. Verso una stagione nella quale Khedira si vede protagonista, che il compagno di reparto si chiami Pjanic, Matuidi, Marchisio o Bentancur. Troppo allettante l’idea di poter vincere la Champions e difendere il titolo mondiale con la Germania: tutto questo non sarebbe stato possibile andando in Usa o in Cina, sirene che avevano suonato alle sue porte nella scorsa estate. Il suo contratto con la Juventus scadrà nell’estate 2019: uno dei nomi sui quali si punterà forte per affiancarlo o fargli da successore è certamente quello di Emre Can. Progetti per un futuro troppo lontano, nel quale Sami si vede “in viaggio”. Verso gli Stati Uniti? Chissà. Per pensarci ci sarà tempo: ora è il momento di confermarsi leader 2.0, capace anche di segnare triplette. Ma non fateci l’abitudine.

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