Le italiane e la Champions League. Per alcune un’ossessione, per altre squadre quasi come il giardino di casa propria. Quest’anno, la Juventus riporta l’Italia in finale a cinque anni dal trionfo dell’Inter contro il Bayern Monaco (2-0 a Madrid). Pur sfavorita dal pronostico, contro il Barcellona di Messi e Neymar la squadra di Max Allegri proverà a fare l’impresa e ad eguagliare proprio i nerazzurri di Josè Mourinho che, nell’anno di grazia 2009-2010, conquistarono il triplete. Qui facciamo una carrellata delle finali del più prestigioso trofeo europeo per club con società italiane presenti.

Fiorentina

La prima squadra italiana ad arrivare in finale di Coppa Campioni è la Fiorentina, che affronta il Real Madrid di Di Stefano e Gento. Per complicare ancora di più la situazione, si gioca al Santiago Bernabeu, in casa dei Blancos. È la seconda edizione della Coppa, i madridisti sono campioni in carica dopo il 4-3 allo Stade de Reims. Batteranno anche i viola, per 2-0, ma soffrendo. Solo su rigore, al 69′, proprio Di Stefano batterà Sarti, prima del raddoppio del suo gemello Gento al 76′. Si gioca davanti a 124 mila spettatori.

Milan

Nel 57/58, dunque un anno dopo, a provare a scalzare il Real dal trono d’Europa ci prova il Milan, alla prima delle sue tante finali. Niente da fare, ai supplementari sono di nuovo gli spagnoli a spuntarla, per 3-2, nel tristemente noto Heysel di Bruxelles. La partita è emozionante: segna Schiaffino al 59′, pareggia Di Stefano al 74′ ma Grillo riporta avanti il Milan al 78′. Un minuto dopo pari di Rial. Al 107′ è Gento a spezzare il sogno rossonero del capitano Niels Liedholm.  Il Milan si rifà nel 62/63 regalando all’Italia la prima Coppa dei Campioni a Londra contro il Benfica. I portoghesi arrivavano da due affermazioni consecutive, ma a Wembley il capo è Josè Altafini che, con una doppietta, rovescia il vantaggio di Eusebio: al 58′ e al 70′ le due reti. Nereo Rocco festeggia insieme ai suoi ragazzi.

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Ancora il Milan in finale nel 68/69. L’Ajax viene schiantato a Madrid per 4-1. I lancieri hanno Crujff ancora giovane, la formazione italiana un Pierino Prati in formato tripletta (7′, 40, 75′), più Sormani (67′). Gol della bandiera su rigore per Vasovic al 60′.  Per rivedere il Diavolo all’ultimo atto bisogna attendere 20 anni. L’era Silvio Berlusconi, con Arrigo Sacchi in panchina e gli olandesi in campo. Finirà 4-0 contro lo sparring partner Steaua Bucarest: due volte Gullit, due volte Van Basten.

A Vienna, 12 mesi dopo, il Milan si ripete contro il Benfica: 1-0 a Vienna. Al Prater, l’equilibrio si spezza grazie a un altro olandese, Rijkaard, al minuto 68′. Meno fortunata la finale del 92/93 a Monaco di Baviera. Il super favorito Milan di Fabio Capello cede al Marsiglia, che segna di testa con Boli.  Solo un anno per prendersi la rivincita. Il Milan schianta 4-0 il Barcellona, arrivato all’ultimo atto sicuro di vincere. Anche per le assenze nella difesa italiana: Galli e Maldini sono i centrali.  Il Milan dilaga con due gol di Massaro nel primo tempo, l’assolo del genio Savicevic e di Desailly nella ripresa. Ormai habituée delle finali, anche l’anno dopo c’è il Milan. Ma a Vienna l’Ajax si impone di misura per 1-0. Segna Kluivert all’85’. Altre finali per il Milan fino a oggi. Nel 2002-2003 la sfida fratricida alla Juventus di Marcello Lippi in quel di Manchester. In panchina c’è Carlo Ancelotti. La partita finisce 0-0, poi ai rigori prevale il Milan con l’ultimo tiro di Shevchenko.

La grande beffa per il Milan è datata stagione 2004-2005, a Istanbul. In finale, contro il Liverpool di Gerrard, a fine primo tempo i rossoneri hanno un’altra Champions in tasca: vincono 3-0. Maldini e un doppio Crespo fanno già festeggiare nelle piazze il popolo rossonero. Poi succede l’imponderabile: il Liverpool di Benitez segna tre gol in sei minuti con Gerrard, Smicer e Alonso. Choc, supplementari senza reti. Rigori fatali al Milan, con tre errori su cinque (pure Pirlo e Shevchenko). Il Diavolo ferito, però, si rialza ancora. Nel 2006/2007 – due anni dopo – il Liverpool viene battuto 2-1 ad Atene. È la grande notte di Pippo Inzaghi, autore di una doppietta. Kuyt accorcia all’89’, ma questa volta la rimonta non si completa.

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Inter

Pure i nerazzurri hanno una certa familiarità con le finali di Coppa Campioni. Frequentate soprattutto tra gli anni ’60 e i primi del ’70. Nel 63/64, la prima volta è subito boom. I nerazzurri vincono 3-1 a Vienna con un Real Madrid che non è più quello del quinquennio favoloso. Il mago Helenio Herrera compie comunque un capolavoro tattico, dall’altra parte ci sono infatti ancora Di Stefano e Gento. E c’è pure Puskas. Sandro Mazzola apre le danze, Milani raddoppia, accorcia Felo, ma ancora Sandrino chiude i conti. È l’apoteosi. Un anno dopo, ancora Inter. In casa. Vittoria di misura contro il Benfica. Jair al 42′ fa la voce grossa. Eusebio mastica amaro. Il Biscione è ancora sul tetto d’Europa.

Ancora finale per l’Inter nel 66/67, contro il Celtic a Lisbona. Questa volta, però, sono gli scozzesi a vincere 2-1. Mazzola illude su rigore dopo 7′, Gemmell e Chalmers ribaltano nel secondo tempo. A inizio anni ’70, i nerazzurri si ripresentano in finale, ma questa volta hanno davanti la corazzata Ajax. Nel 71/72, a Rotterdam, i lancieri vincono 2-0 a ‘casa’ dei rivali. Doppietta di Cruijff al 47′ e al 78′.

Per ritrovare l’Inter in una finale di Champions bisogna poi andare al 2009/2010, con Josè Mourinho che elimina il Barcellona in semifinale e il Bayern Monaco nella finalissima di Madrid. È una doppietta di Milito a regalare la Coppa, con grande festa all’alba a San Siro.

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Juventus

Spesso sfortunata protagonista delle finali è la Juventus. Che inizia subito perdendo, nel 72/73, contro l’Ajax. A Belgrado, Rep colpisce dopo pochi minuti e i bianconeri non riescono più a rialzarsi. È il terzo successo per gli olandesi. Sotto accusa Zoff per aver preso gol da lontano. Fotocopia di Belgrado è Atene. Contro l’Amburgo, nell’82/83, la Juve di Platini e Boniek cede 1-0: segna Magath ancora dopo pochi minuti con un tiro da lontano. La maledizione Coppa Campioni diventa realtà.

Nell’84/85, la Juve vince la sua prima Coppa al cospetto del Liverpool a Bruxelles. Ma sono i fatti di cronaca nera, i 39 morti negli scontri prima della partita, a dominare. Platini segna su un rigore che non c’era. Ma festeggiare è molto complicato, per non dire impossibile. Nel ’95/96, finalmente, arriva, la prima Champions senza episodi di cronaca a margine per la Signora. A Roma, contro l’Ajax, la squadra di Marcello Lippi domina, ma segna solo un gol con Ravanelli. Il finlandese Litmanen rimedia. Si va ai rigori, con l’incubo che torna. Ma questa volta, la Juve è fredda e Peruzzi fa i miracoli. Jugovic segna il rigore decisivo.

Il ’96/97 conferma, invece, che il caso era stato l’anno prima. A Monaco, la Juve dovrebbe vincere contro il Borussia Dortmund degli ‘scarti’ del campionato italiano. E invece perde 3.-1, nonostante un magia di tacco da parte di Alex Del Piero. Due volte Riedle e Ricken fanno la festa alla Signora. Passano 12 mesi e la Juve ci riprova. Questa volta, ad Amsterdam, i bianconeri perdono 1-0 con il Real Madrid, che segna con Mijatovic in fuorigioco. Marcello Lippi non riesce a fare il bis. E non ci riuscirà neanche a Manchester nella finale contro il Milan di cui abbiamo già parlato. A Berlino, ci sarà l’occasione per Allegri.

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Roma

Una sola finale per la Roma. In casa, all’Olimpico. Una tragedia per molti. Il Liverpool, infatti, vince ai rigori dopo aver chiuso sull’1-1 la sfida nei 120′. È la stagione 83/84, c’è Liedholm in panchina. Tutto è pronto per la festa nella capitale. Invece, è Neal ad aprire i giochi, poi arriva il pari di Pruzzo. Dal dischetto, il clown Grobbelaar ipnotizza Conti e Graziani. Lacrime e canzoni per ricordare il ko.

Sampdoria

Anche la Sampdoria di Mancini e Vialli arriva in finale di Champions. È il 1991/92, a Londra contro il Barcellona. I blucerchiati resistono fino al 112′, quando capitolano per una punizione di Koeman. Cruijff batte Boskov. Con una squadra decisamente più forte ed esperta.

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