A memoria non ricordo una squadra interessata all’equilibrio, e quindi alla bellezza del campionato. Non interessava al Milan di Berlusconi, che anzi si era messo in testa di costruire due squadre per dominare in Italia e in Europa, non è interessato a Moratti negli anni in cui, finalmente dopo tanti calici amari, l’Inter vinceva scudetti e batteva record di vittorie, non interesserà certamente alla Juventus che da quando ha ripreso a vincere non ha la minima intenzione di smettere. Potremmo dire che alla Juve, a questa Juve, interessi l’equilibrio del campionato in egual misura a quello che interessò alle altre nel 2006, subito dopo Calciopoli: nulla. E questa è la verità.

L’arrivo di Pjanic dalla Roma e quello di Higuain dal Napoli per la cifra record di 94 milioni, mettono la Juventus in una strana posizione, tutto sommato nuova per il campionato italiano: quella della squadra che ha più soldi di quanti ne può spendere. Quello di Agnelli è certamente un modello virtuoso con zero eguali in Italia, e pochissimi in Europa. Se ci aggiungete la genuina tracotanza di famiglia, capirete perché in questo momento i bianconeri non hanno voglia di vincere, ma di stravincere. Quando Arrigo Sacchi arrivò al Milan, Berlusconi era ancora affascinato da Gianni Agnelli. Stava per lasciargli il cartellino di Donadoni quando proprio Arrigo disse: “Presidente, se vogliamo vincere, dobbiamo prenderli noi i migliori“.

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Fu lì che la storia del calcio italiano cambiò il suo corso. Il paragone tra questa Juventus che compra tutto e quel Milan è affascinante. Mancava da anni una dominatrice assoluta sul mercato, se pensiamo che l’Inter, in fondo, comprò più che altro i giocatori juventini che non volevano scendere in B e da lì costruì la squadra che nel tempo, e senza di loro (Viera, Ibra), diventerà quella del triplete. Per il resto Mancini prima e Mourinho poi furono abili a cercare prima nello spogliatoio nerazzurro, poi all’estero gli artefici del successo. Vero, c’erano due giocatori della Roma, ma entrambi (Chivu e Samuel) erano considerati a fine ciclo in maglia giallorossa. Il Milan, dicevamo. Quel Milan di fine anni ’80 aveva una smania di comprare mai più vista, non solo in Italia.

Berlusconi si era in messo in testa di comprare tutti i giocatori più forti d’Europa e i migliori prospetti italiani. Aveva Van Basten e Gullit, ma prese Papin che lo aveva eliminato dalla Coppa dei Campioni. Si innamorò di Stojkovic, ma prese Savicevic, e anche se non c’era posto per Boban decise di comprarlo ugualmente, a costo di tenerlo due anni in tribuna, cosa che accadde. Comprò Marco Simone, bomber del Como, il promettente e compianto Stefano Borgonovo (decisivo tra l’altro in una semifinale di Coppa dei Campioni a Monaco), Diego Fuser, Gianluca Sordo (strapagato), ma soprattutto fece capire alla Juventus che non c’era trippa per gatti quando mise sul tavolo un assegno da 63 miliardi di vecchie lire per Gianluigi Lentini assicurandosi quello che, a detta di molti, sarebbe stato il più grande talento italiano degli anni ’90.

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Il Milan di Berlusconi spendeva e spandeva, in Italia raccolse il giusto con Sacchi e molto di più con Capello. Quel tipo di mercato assicurò ai rossoneri gloria imperitura, ma quegli investimenti erano più frutto di estemporanee prese di posizione del Presidente (come era giusto e normale all’epoca) che di decisioni mirate, frutto di una politica societaria.

La Juventus di oggi è diversa. È una squadra che sembra aver imparato a memoria la lezione del Barcellona, ma sopratutto quella del Bayern Monaco, il vero esempio di Agnelli. I bavaresi, da anni, continuano ad aumentare il gap con le inseguitrici prelevandone i migliori giocatori (Hummels, ad esempio). È vero, da sportivi verrebbe da storcere il naso. Un campionato deciso già prima di iniziare (anche se sappiamo che poi non è mai così), non piace a nessuno. Ma certamente ne guadagna in spettacolo la Champions League, che a questo punto vede nella Juventus una serissima favorita.

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Si va probabilmente verso una Super Lega Europea, dal momento che Bayern, Barcellona, Juventus e PSG, dopo aver vinto scudetto e coppa nazionale hanno aumentato ancora di più il divario con le seconde, acquistandone i migliori giocatori. In Germania si segnala, ad onor del vero, anche il ritorno del figliol prodigo Goetze al Borussia Dortmund, ma è un passaggio che sa più di bocciatura che di altro. Se a queste quattro pretendenti aggiungiamo il Real Madrid e l’Atletico, finaliste di 2 delle ultime 3 edizioni della Champions, avremo un quadro pressoché completo.

Mancano le inglesi, ma solo perché il Leicester ci ha regalato la speranza che l’equilibrio prestabilito possa essere sovvertito. E in parte perché in Premier hanno iniziato a fare quello che ci portò alla rovina qualche anno fa. Prendiamo lo United che cede Pogba alla Juventus a zero e lo ricompra qualche anno più tardi a 120 milioni. Nonostante questo state tranquilli che Mourinho, Guardiola e lo stesso Conte avranno molto da dire. Ma per una volta, almeno in Europa, si parte ad armi pari. Piaccia o no, grazie a questa antipatica e finanziariamente cinica Juventus.

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