Se la difesa della Juventus, la BBBC, è tutta italiana ed è praticamente trapiantata tale e quale in Nazionale, l’attacco parla solo straniero in questo 2016/2017. Ed è la prima volta che capita alla Signora, sempre attenta – fin dal 1929/30, data d’inizio del girone unico – a tenere in rosa almeno una punta del nostro Paese. Con la cessione in prestito di Simone Zaza al West Ham, è sparito l’ultimo rappresentante. Le fortune realizzative di Massimiliano Allegri quest’anno passeranno dai quattro moschettieri Dybala, Higuain, Mandzukic e Pjaca.

Possiamo definirla questa la fine di un’epoca? Probabilmente sì, considerando che spesso i bianconeri hanno fatto tendenza da noi, anticipando in alcuni casi ciò che sarebbe successo. In questo caso, però, pare più una necessità del momento storico: l’attaccante di razza italiano è una merce in via di estinzione. L’anno passato, la classifica marcatori è stata praticamente monopolizzata dagli stranieri: capocannoniere Higuain, poi Dybala, quindi Bacca. Per trovare il primo bomber ‘azzurro’ bisognava scendere al quinto posto con Pavoletti. E nei primi dieci ce n’era soltanto un altro, il sempreverde Maccarone.

Gonzalo Higuain

ARGENTINI E CROATI

Argentini e croati, dunque. A loro il compito di provare a traghettare la Juve verso lo storico sesto scudetto consecutivo e a inseguire il sogno Champions League. Gonzalo Higuain e Paulo Dybala sono argentini e, come già detto, l’anno scorso si presero i primi due posti della classifica marcatori. Dovrebbe essere la coppia titolare di Allegri, anche se finora ha giocato dall’inizio sempre Mario Mandzukic, l’ariete che lavora per la squadra e che, a giugno scorso, chiuse con 10 segnature. Con loro, il giovane e spumeggiante Marco Pjaca, appena arrivato nel nostro torneo e che cercherà di ritagliarsi spazio.

Juventus del quinquennio

MUNERATI, LUI IL PRIMO

Federico Munerati è stato l’uomo da 13 gol in quel 1929/30 che segnava l’inizio del girone unico in Italia. Faceva coppia con l’argentino Mumo Orsi. Nato a La Spezia, in realtà il suo vero ruolo era quello di ala destra (ma all’epoca spesso le ali erano attaccanti veri e propri). Rimase in bianconero per dieci anni, dal 1923 al 1933, contribuendo alla vittoria dei primi tre dei cinque scudetti consecutivi della Juventus (e pure di quello del 1925/26). In totale 114 gol (111 in campionato), tuttora al decimo posto di tutti i tempi come reti in maglia Juventus.

MAGLIO, IL PRIMO VERO STRANIERO

Se Orsi era italo-argentino, il primo vero e proprio straniero nell’attacco della Signora è stato Juan Maglio, stagione 1931/32. Un titolo e poi via. Quasi a voler lasciare solo una piccola traccia nell’almanacco storico della Fidanzata d’Italia. Tornò in Argentina e giocò anche in Nazionale: nove presenze e sei reti. Con la maglia juventina, invece, furono 17 le presenze e, anche in questo caso, sei le marcature.

L’EPOCA DI BOREL

Si può parlare di epoca Borel: dal 1932 al 1941 Felice Placido vestì la maglia della Juventus, contribuendo ai tanti successi con altrettanti gol. Furono 117 in 206 presenze. Dopo una parentesi nel Torino, sarebbe tornato dal 1942 al 1946, segnando altre 24 volte. Campione del mondo con l’Italia nel 1934 (un gol in tre partite). Soprannominato ‘Farfallino’, diventò capocannoniere al primo anno in maglia bianconera (29 reti in 28 presenze). Nel 1933/34 bissò il successo della classifica di bomber, mettendo dentro 32 palloni in 34 partite.

Giampiero Boniperti

BONIPERTI, ATTACCANTE–REGISTA–PRESIDENTE

Subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, si affaccia in prima squadra – nell’attacco della Juve – Giampiero Boniperti. Sarà destinato a fare la storia bianconera, prima come attaccante (superato solo da Alex Del Piero per le marcature segnate con la stessa maglia), poi arretrato a regista offensivo quando davanti imperversavano John Charles e Omar Sivori, quindi come presidente e, ancora, come presidente onorario della Società. Dal 1946 al 1961, il capitano segnerà 178 gol in 443 partite. Al secondo anno da titolare juventino, nel 1947/48, sarà capocannoniere con 27 gol segnati.

Gianfranco Zigoni

GLI ANNI ’60, ZIGONI

Dopo l’addio di Giampiero Boniperti, la Juventus non perse la sua anima italica là davanti. Sono da ricordare, in questo periodo un po’ avaro di vittorie, Gianfranco Zigoni, attaccante che all’inizio della carriera venne addirittura paragonato a Pelè e che giocherà in bianconero in due periodi distinti, e Bruno Nicolè (47 gol tra il 1957 e il 1963). Nella storia dei grandi attaccanti, si perdono un po’, ma Zigoni è stato per esempio decisivo per la vittoria del campionato 1966/67, con Heriberto Herrera in panchina.

Bettega e Anastasi

ANASTASI E BETTEGA

La coppia gol bianconera della seconda metà degli anni ’60 e della prima metà degli anni ’70 è quella composta da Pietro Anastasi e Roberto Bettega. Il primo è un uomo del Sud, che approda a Torino dal Varese. Anche per lui si sprecano i paragoni, c’è chi lo chiama il ‘Pelè bianco’. Rimarrà fino al 1976, segnando 78 gol in 205 presenze, e finendo poi all’Inter nel famoso scambio con Roberto Boninsegna. ‘Bobby-gol’ arriva pure lui dal Varese, giocherà tra il 1970 e il 1983, mettendo la firma su 129 reti in 326 presenze. Sfortunato a causa degli infortuni, che gli faranno saltare i Mondiali di Spagna 1982, è proprio in bianconero che si prende la soddisfazioni più grandi, portando la squadra anche al primo trofeo europeo della storia (la Coppa Uefa 1976/77). Prima di appendere gli scarpini al chiodo e tornare come dirigente.

Paolo Rossi

PABLITO ROSSI, L’EROE DEL MUNDIAL

Arriviamo a Paolo Rossi, capocannoniere del Mondiale vinto dall’Italia di Enzo Bearzot nel 1982. Alla Juve arriverà dopo la squalifica per le scommesse e avrà l’onore di giocare al fianco di Michel Platini. Attaccante esile e veloce, scaltro come pochi in area di rigore, un vero e proprio rapinatore. Sempre nel 1982, e proprio grazie al successo in Spagna, festeggerà a Torino il Pallone d’oro. Quattro anni alla Juve, dal 1981 al 1985, 24 gol in 83 presenze.

baggio

ROBY BAGGIO, SCUSATE IL RITARDO

All’inizio degli anni ’90, dopo aver continuato a vestire italiano in attacco con Briaschi, Pacione e Penzo, arriva alla corte di Madama Roberto Baggio. A Firenze si scatena la rivoluzione, ma il Divin Codino ci mette un po’ a legare con i suoi nuovi tifosi. Ciò non gli impedisce di piazzare prodezze in serie: 78 gol in 141 partite dal 1990 al 1995, fino all’esplosione di Alex Del Piero. Nel mezzo, il Mondiale sfumato nel 1990 in semifinale, le giocate sopraffine a portare gli Azzurri di Arrigo Sacchi fino alla finale di Usa 1994.

Alessandro Del Piero e Filippo Inzaghi

DEL PIERO, IL TRIDENTE ITALIANO

La Juve di Marcello Lippi è quella del tridente italiano: Del Piero–Vialli–Ravanelli. Il primo destinato a rimanere 20 anni a Torino, scendendo pure in serie B. Il secondo rinato e tornato trascinatore, dopo un inizio complicato. Il terzo poco raffinato, ma utilissimo e pieno di grinta: un uomo che piaceva tanto all’allenatore e ai tifosi.
Di Del Piero si sa tutto, pure il titolo di campione del mondo del 2006 in Germania. Batte tutti i record alla Juve, di presenze e di gol segnati, prima di lasciarla, facendo piangere uno stadio intero. Dal 1993 al 2012 513 presenze e 208 reti. Un campione, un leader: il capitano,  capace di resistere a un grave infortunio e all’ostracismo di Fabio Capello, ed in grado di duettare con Vialli, ma pure con Trezeguet e con Ibrahimovic.

zaza

MATRI, ZAZA E…

La storia si chiude con quelli che hanno permesso alla Juventus di avere almeno un attaccante in rosa fino a pochi giorni fa. Prima Alessandro Matri e Fabio Quagliarella, poi Simone Zaza. Intorno, tutti stranieri. Dalle comparse Nicolas Anelka e Nicklas Bendtner al molto più rimpianto Carlitos Tevez. Un argentino. Così come era cominciata. Tutto torna.

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