Non può mai essere banale Juventus-Roma. Dai centimetri di Turone in poi, è sempre stata accompagnata da rivalità feroce. Quasi come un derby. Da una parte, come al solito, il Nord potente e supponente, dall’altra la capitale d’Italia che però, raramente, lo è stata nel mondo del calcio. Da una parte il ‘rigore’ (assolutamente tra virgolette) e i soldatini sabaudi, dall’altra il chiasso e la passione di una città che prima fu impero e poi prese il titolo, l’onere e l’onore di provare a unire Italia e italiani.

Juventus-Roma, anche questa volta sarà partita di altissima classifica. Come spesso negli ultimi anni, come accadeva regolarmente in quegli anni ’80 in cui Dino Viola e Giampiero Boniperti discutevano di metro, centimetro e scudetto sfumato per colpa degli arbitri. Di quando Re Falcao riuscì a scucire il tricolore dalle maglie bianconere dei 6 campioni del mondo, riportandolo a Roma 40 anni dopo. Dovrà arrivare un friulano rigido e senza svolazzi, tale Fabio Capello, per riuscire a fare lo stesso, trasformando il Circo Massimo in un Circo, facendo spogliare persino Sabrina Ferilli.

Altri tempi? Forse. Oggi, però, qualcosa di simile accade. C’è Massimiliano Allegri, che i critici dipingono come unicamente attento al risultato. E coloro che lo appoggiano, pure, ma non con accezione negativa, bensì come capacità di adeguare continuamente squadra e uomini all’avversario che ha di fronte. E scusate se è poco. Dall’altra c’è Eusebio Di Francesco, uscito dalla scuola zemaniana, ma più accorto in difesa. Uno che, però, mette al primo posto gli schemi e poi gli uomini. E che di gavetta ne ha fatta parecchia, lanciandosi nel bel mondo calcistico con il Sassuolo prima di assaggiare una grande.

Juventus-Roma sarà la prima Juve-Roma senza Francesco Totti dopo 20 anni. Quello del ‘4, a casa’. Uno dei tanti aneddoti della partitissima, che andremmo ben oltre Natale e Capodanno se dovessimo parlarne. Vi basti ricordare i guanti di Aldair, l’aiutino del guardalinee e il gol di Ravanelli, il violino di Rudy Garcia. Ma pure i rigori di un incredibile match che la Roma prima stava perdendo, poi vincendo, poi pareggiando e, infine, che ha perso per un missile all’ultimo minuto da parte di Leonardo Bonucci, che all’epoca gli equilibri li spostava eccome.

Avrete capito, insomma, che se date del normale a Juve-Roma da entrambi i campanili ci si arrabbia. Ma oggi, che cos’è Juventus-Roma? Virtualmente alla pari in classifica, è la partita che dovrebbe sorteggiare l’avversaria del Napoli per lo scudetto. Tutti puntano di nuovo sulla Signora, dopo che ha chiuso la saracinesca in difesa. Sette partite in cui il pallottoliere ha smesso di contare quanti palloni entravano nella porta dei campioni d’Italia. E non capitava da febbraio del 2016. Se prima ci si divertiva a contare pure quelli fatti, da un po’ di tempo a questa parte ci sono stati fior fiori di 1-0 (vedi quello di Napoli) e pure due 0-0 (con Inter a Barcellona). Con questo, Higuain e compagni sono ancora il miglior attacco del campionato. E sfidano la miglior difesa di serie A e terza meno battuta d’Europa. Chi aveva paura che con DiFra i giallorossi potessero aprire la porta, si sono dovuti ricredere. Dieci gol subiti in 16 partite di campionato, il brasiliano Alisson – fino a 12 mesi fa quasi un carneade pur essendo titolare del Brasile – che nove volte ha tenuto la porta inviolata.

E allora, ci si prospetta un noioso 0-0 come Napoli-Inter o Juventus-Inter? In Coppa Italia, i destini delle due antagoniste sono stati opposti. La Signora ha regolato il Genoa, ritrovando gol e sorrisi di Paulo Dybala. Dall’altra parte, la Lupa non è riuscita a concedersi un quarto di finale da urlo proprio contro i bianconeri, incappando nell’1-2 dell’Olimpico contro il Torino. Ha trovato però il primo gol di Patrick Schick, che per la Juve aveva firmato l’estate scorsa, prima dei problemi di salute, del ritorno sul mercato e dell’assalto finito bene da parte della Roma, che ha speso 40 milioni per portare l’ex Samp a Trigoria.

Arrivano entrambe in forma all’appuntamento dell’Allianz Stadium. Gli ospiti dovranno evitare di sentire la ‘paura’ che negli ultimi anni spesso ha giocato un ruolo fondamentale nelle visite a Torino. Di Francesco potrebbe anche giocare per il pari, ma non è il tipo. Dopo l’ampio turnover di Coppa, schiererà i migliori. Allegri non potrà perché in infermeria ci sono diversi pezzi pregiati: da Buffon e De Sciglio (sicuri assenti) ai malandati Cuadrado e Mandzukic. In porta l’ex, Szczesny, che sta contribuendo a riportare la difesa di Madama tra le migliori (e senza questa, in Italia, difficilmente si mettono le mani sullo scudetto). A centrocampo e in difesa altri due ex, Pjanic e Benatia, due che possono far pendere l’ago della bilancia dalla parte juventina.

Già, centrocampo e difesa: dicono che qui si giocherà la partita. Matuidi contro Nainggolan, Chiellini contro Dzeko, Fazio contro Higuain. Ma attenzione alle fasce: Kolarov o Douglas Costa? Qui i centimetri che uno saprà dare all’altro durante le fughe potranno veramente decidere chi vincerà. E poi: Dybala o Schick? Quanti duelli! Juve-Roma è partitissima, forse non fondamentale per le sorti del campionato, ma chi vincerà si prenderà un bel vantaggio, non solo e non soprattutto di classifica, ma psicologico.

Si gioca a 48 ore da Natale, chi lo passerà in bianco? Babbo Natale sarà parsimonioso con Max o Eusebio? Al Polo Nord (nessun riferimento al Nord Italia, naturalmente) sarà arrivata prima la letterina di uno o dell’altro? E Tagliavento, saprà evitare scivoloni come l’ultimo del mani di Torreira non visto? Ci sarà il Var, anch’esso invitato a mangiare il panettone. Benché qualcuno storca il naso, ci sarà fino a fine stagione. E probabilmente anche oltre. Esonerare lui non si può. Per vendicare i tanti Turone della storia, dicono. Leggi: per togliere i veleni. Ma Juve-Roma potrà mai essere solo e semplicemente una partita di calcio in cui vince il migliore? Andate al Testaccio, chiedete in via Po: scuoteranno tutti il capoccione. Noi speriamo però di godercela Juve-Roma. In mancanza del prossimo Mondiale, è qui che si fa il prossimo campione d’Italia. O, perlomeno, lo sfidante per Sarri.

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