Brasiliano, ma naturalizzato italiano. Dunque, convocabile per la nazionale azzurra. Dunque, convocato per la prima volta da Giampiero Ventura, proprio sull’orlo del baratro in vista della doppia sfida con la Svezia per i Mondiali del 2018. Stiamo parlando di Jorginho.

Ci ha messo un po’ il nostro ct a rispondere alle sirene che volevano il centrocampista del Napoli in azzurro già da diverso tempo. Quando però sono arrivate dal Brasile voci su una possibile convocazione con la Selecao, Ventura ha rotto gli indugi. Non è detto che giocherà venerdì o lunedì Jorginho, ma intanto c’è. Se poi non dovesse scendere in campo neanche un minuto, sarebbe di nuovo arruolabile per la Nazionale sudamericana.

Non è la prima volta che un cosiddetto oriundo fa capolino con la nazionale dell’Italia. Anzi. Non sempre visti come un bene, perché si dice sia poco propenso a lottare per un Paese che non sente come il suo, a volte questi giocatori hanno rappresentato un valore aggiunto. Siamo andati a ripescare la storia di chi ha preceduto Jorginho e non mancano le sorprese.

Jorge Luiz Frello Filho, ossia Jorginho, si trova nel frattempo in buona compagnia, visto che c’è il suo connazionale Eder, ormai fisso nelle convocazioni di Ventura adesso e di Antonio Conte prima. Cominciamo proprio dai brasiliani, una delle scuole migliori di football. Nel 1934, Amphilòquio ‘Anfilogino’ Marques Guarisi diventa campione del mondo con Vittorio Pozzo. Non solo: gioca in una sola gara e segna pure, agli ottavi di finale contro gli Stati Uniti. Era approdato alla Lazio nel 1931, Pozzo lo aveva convocato per due edizioni della Coppa internazionale prima dei Mondiali casalinghi.

Pure José Altafini ha avuto l’onore di vestire azzurro, ma senza fortuna. O meglio, lui segna cinque gol in sei partite, ma di gioie ne colleziona davvero poche. Partecipa tra l’altro all’edizione dei Mondiali del 1962, una delle peggiori degli Azzurri: gioca contro Germania Ovest e Cile, poi non viene più convocato. Nel 1958 aveva vinto la Coppa Rimet da verdeoro in Svezia.

Nel 1961, a Mantova, arriva Angelo Benedicto Sormani, destinato a lasciare il segno in particolare con la maglia del Milan. Anche lui partecipa ai Mondiali del 1962 in Cile, giocando una sola gara contro la Svizzera al primo turno. È ancora con l’Italia per le qualificazioni agli Europei del 1964: segna un gol con la Turchia, ma gli Azzurri non si qualificano alla fase finale.

Bisogna aspettare 50 anni per rivedere un brasiliano che gioca con l’Italia. Il merito è di Thiago Motta, centrocampista di Genoa e Inter. Con il Brasile Under 23 nella Gold Cup 2003, dal 2011 diventa azzurro, convocato da Cesare Prandelli e titolare inamovibile dopo il gol alla Slovenia sulla via di Euro 2012. Gioca anche la finale, dove dopo tre minuti esce per un brutto infortunio. Convocato pure per i Mondiali del 2014 e gli Europei del 2016, è l’oriundo brasiliano più presente con l’Italia grazie a 30 presenze.

Arriviamo a Eder Citadin Martins. Conte punta su di lui nel 2015 e l’attaccante segna all’esordio, permettendo all’Italia di pareggiare con la Bulgaria nelle qualificazioni a Euro 2016. Con cinque gol segnati, è il più prolifico insieme ad Altafini. A Francia 2016 il suo gol più importante: l’1-0 decisivo alla Svezia. Il ct Ventura punta su di lui e all’orizzonte c’è ancora la Svezia.

Altra grande armata che è andata a rinforzare le file dell’Italia è stata quella argentina, con ben 22 giocatori che hanno vestito l’azzurro, contro i 9 brasiliani (tra cui c’è anche Amauri). Non possiamo non partire da Mauro German Camoranesi, che ha collezionato ben 50 gettoni di presenza, segnando 5 gol e partecipando da protagonista alla vittoria dei Mondiali del 2006 in Germania. Da citare anche Angelillo, Cesarini, Demaria, Guaita, Ledesma, Libonatti, Lojacono, Martino, Maschio, Montuori, Mosso, Osvaldo, Pesaola, Paletta, Ricagni, Schelotto, Scopelli e Franco Vazquez.

Abbiamo lasciato fuori Mumo Orsi, che ha segnato 13 gol in 35 presenze a ha vinto il Mondiale del 1934 con 3 gol in 5 presenze. Con lui c’era anche Luisito Monti, il medianaccio della Juventus, che giocò 5 partite in quella storica edizione vinta. E poi c’è un certo Omar Sivori: 8 gol in 9 presenze, ma un po’ come Altafini poche gioie in nazionale azzurra. Anche perché segnò 4 volte in amichevole, altrettante nelle qualificazioni ai Mondiali del 1962 dove, in due match, il cabezon fece scena muta.

Citiamo poi l’Uruguay, con 9 oriundi in maglia italiana. Tra loro Michele Andreolo, che fece parte della spedizione vincente ai Mondiali del 1938 in Francia. In totale: 26 presenze e un gol. E ancora: Ghiggia e Schiaffino. Giusto per le statistiche, l’azzurro l’hanno vestito anche un austriaco, uno scozzese, un paraguayano, un sudafricano e uno svizzero.

SIMILAR ARTICLES

0 131
Le coreografie di Lazio e Roma per il derby d'andata della Serie A 2014-2015.

0 61