Jonas Gutierrez non è abituato a portare rancore nella vita e soprattutto sa cosa vuol dire lottare per qualcosa. Qualcosa di più importante di una partita, un campionato, un traguardo sportivo. A 31 anni ha già vissuto tante vite in una ed è per questo che dimostra molto più dell’età riportata sulla sua carta di identità. Nazionalità argentina, inglese di adozione, di professione calciatore, un’intera carriera nel Newcastle. I due gol più belli, o quanto meno i più cercati e sofferti, però, li ha segnati da un letto di ospedale. Almeno fino a una settimana fa.

Sì, perché lo scorso settembre 2013 a Jonas viene diagnosticato un tumore al testicolo. Un colpo basso della vita che lo costringe a ricominciare tutto da capo. Torna in patria, si opera, si sottopone a una serie di cure – tutto a sue spese – poi riparte, ma l’amato Newcastle per bocca del suo manager Alan Pardew lo mette alla porta: “Meglio se vai a giocare altrove”, gli dice, rendendo ancora più impervia la risalita. Un altro duro colpo che mai si sarebbe aspettato, ma Guti ha affrontato battaglie ben più complicate e così, nel gennaio 2014, passa al Norwich, dove pochi mesi dopo torna a far capolino il destino beffardo e cinico. Il tumore ha una recidiva e deve sottoporsi nuovamente a cicli di chemioterapia.

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Il 4 marzo 2015 torna finalmente in campo contro il Manchester United. Diciassette mesi di calvario spazzati via da una frazione di gara ancora con indosso l’amata maglia bianconera del Newcastle che, però, non versa in buone acque: è in piena contestazione e a rischio retrocessione. Sabato scorso quindi un nuovo appuntamento con il destino: i toffees si giocano tutto contro il West Ham e il poco amato Pardew si affida a Gutierrez che, pure in scadenza di contratto, non sembra badare ad altro che non riguardi quel rettangolo verde. Al 54′ serve a Sissoko il pallone del primo vantaggio, all’85’ chiude i conti con un gran gol e una corsa a perdifiato che commuove gli oltre 52mila spettatori del St. James’ Park.

Una commozione che va ben oltre il risultato sportivo, un sospiro di sollievo che riguarda solo in parte la retrocessione evitata: quegli applausi e quegli occhi lucidi celebrano il riscatto di un uomo che ha giocato forse l’ultima partita con il Newcastle, ma lo ha fatto con la stessa grinta e determinazione con cui ha preso a calci gli ostacoli della vita. A petto in fuori e testa alta, come forse dalle parti del St. James Park potranno fare in pochi, almeno nei suoi confronti.

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