“Mister, niente recupero, è d’accordo?”
“Sì, va bene”

È finita così, in un mesto silenzio. Esonerato nonostante una squadra ampiamente salva da tempo e capace di valorizzare un paio di talenti che in estate potrebbero muovere diversi milioni di euro nelle casse societarie. È toccato a Ivan Juric, a secco di vittorie con il suo Genoa nel 2017 e dopo che i suoi calciatori avevano ottenuto la miseria di 2 punti nelle ultime nove partite: troppo umiliante il pokerissimo incassato all’Adriatico di Pescara per impedire a patron Preziosi di intervenire. Quel 27 novembre 2016, data del tris infilato alla Juventus davanti al pubblico di casa a impreziosire una classifica che permetteva di cullare sogni europei, appare oggi una chimera negli occhi dei tifosi rossoblù. È toccato a Ivan Juric, ma nella Serie A con la quota-salvezza più bassa di sempre poteva toccare a diversi colleghi, alla guida di squadre disperse nel limbo che fa da spartiacque tra la zona retrocessione e l’orbita Europa League.

Genoa-Juventus

Da predestinato a capro espiatorio

E pensare che al suo arrivo il presidente del Grifone lo aveva definito “un predestinato”. Classe operaia che va in Paradiso, raggiunto con un altro rossoblù cucito addosso, quello della prima, storica promozione in A del Crotone, e seguendo le orme del maestro Gasperini. Stesso modulo, stessa intensità e un quadriennio da calciatore alle spalle in Liguria: un allenatore-tifoso per una piazza calda.

L’avvio era stato dei migliori: pareggio a reti bianche con il Napoli a settembre, un secco 3-0 rifilato al Milan in ottobre e il 3-1 alla Juventus capolista a fine novembre. Una partenza sprint che faceva pensare ad un Genoa in grado di lottare per l’Europa ma, soprattutto, che avesse la possibilità di inaugurare con Juric un nuovo ciclo. Invece no: perché a gennaio la truppa ha perso pezzi da novanta come Rincon, ceduto alla Juventus, Pavoletti passato al Napoli e Ocampos prestato al Milan, tegole da sommare agli infortuni di Perin e Miguel Veloso, due uomini-squadra, e agli arrivi di incognite come Morosini e Beghetto o di calciatori da ritrovare come Taarabt e Cataldi. Equilibri saltati, squadra privata di personalità e identità, classifica con pochi stimoli: gli ingredienti peggiori per la frittata perfetta. Perchè senza qualità e senza carattere nello sport non si fa molta strada.

Tomas Rincon, cessione eccellente per il Genoa

Tifoseria schierata

Il giocattolo si era rotto il 18 dicembre: squadra in vantaggio per 3-1 in casa contro un malridotto Palermo a pochi minuti dalla fine, prima di incassare tre reti e perdere 4-3. La squadra da allora non si era più ripresa.  Eppure domenica sera, al rientro dall’Abruzzo, dove in tanti avevano abbandonato gli spalti già alla fine del primo tempo, dopo aver visto Burdisso e compagni asfaltati dalla banda di Zeman, circa cento persone hanno contestato il Genoa all’aeroporto. Gli ultras hanno atteso i giocatori all’uscita dal “Cristoforo Colombo”, col pullman della squadra che è riuscito a lasciare l’aeroporto grazie all’intervento della polizia.

Cori e lanci di uova contro i giocatori, Enrico Preziosi e Omar Milanetto, mentre l’unico risparmiato dalle critiche è stato proprio Juric. Un tempo giocatore tra i più apprezzati dalla tifoseria rossoblu, noto anche per il suo look piratesco e per la passione per la musica metal, oggi allenatore capace di stringere un legame simbiotico con una piazza che, come cantava Paolo Conte, si sente “un po’ randagia”.

Ivan Juric durante la presentazione estiva

Con quella faccia un po’ così…

Quell’espressione un po’ così, in effetti, sarà venuta a qualcuno guardando la classifica. Il Genoa oggi ha 11 punti di vantaggio sulla zona-salvezza, ma è anche a 22 punti dalle Colonne d’Ercole dell’Europa. Guardando al cammino delle ultime della graduatoria, probabilmente anche fermandosi oggi la squadra sarebbe salva: ma, come già accaduto in altre occasioni, la scelta societaria è stata motivata dalla voglia di mettere davanti alle proprie responsabilità i calciatori. Da Izzo a Laxalt, capitali da rivitalizzare in vista del futuro, passando per Simeone, uomo-vetrina della prossima estate, fino a Pandev, Ntcham e Lazovic, considerati capitali mal gestiti da Gasperini ma impalpabili o quasi anche con Juric (e allora non sarà sempre colpa dell’allenatore).  Le prossime due sfide, contro Bologna ed Empoli, saranno decisive per non piombare in uno psicodramma sportivo come quelli vissuti nel recente passato da Sampdoria e Verona, tanto per citare due club blasonati.

Andrea Mandorlini

Si riparte da Mandorlini, ma senza Nicolini

Sampdoria e Verona, due nomi non a caso.  Perché si legano a chi in panchina poteva esserci e a chi invece in panchina c’è. Chi non siederà alla guida del Genoa è Enrico Nicolini, storico “vice” di Andrea Mandorlini. Perché? Ragioni di cuore: Nicolini è tifoso della Sampdoria, come spiegato da lui stesso con un post su Facebook. “Mio padre mi ha insegnato tra le tante cose il rispetto per la gente e l’amore per la Samp. Se fossi andato al Genoa avrei tradito i tifosi blucerchiati e mancato di rispetto al popolo rossoblù. Penso che nella vita avere degli ideali conti ancora! Capisco che i soldi possano farti stare bene ma la coerenza con le proprie idee non ha prezzo!”.

Ma se Atene piange, Sparta non ride. Già, perché anche nei confronti di Mandorlini il web rossoblù non è stato tenero: nel mirino c’è la gara Ravenna-Genoa del 1997 che costò ai rossoblù la promozione in serie A e vide il Ravenna giocare in maniera aggressiva proprio con Mandorlini in panchina quale vice di un Novellino squalificato. L’ex allenatore del Verona ripartirà dalla difesa a 4, cancellando un dogma come il reparto a 3 visto con Gasperini e Juric. Non un salto nel buio, almeno dal punto di vista tattico. Il compito non sarà però semplice: tra le nubi ci sono ancora gli echi di quel “progetto triennale” avviato con l’allenatore croato e concluso dopo appena 7 mesi. E una domanda: Ivan, Juric di essermi fedele?