Antonio Conte batte anche l’Arsenal e il suo Chelsea vola “nel blu dipinto di blu”. Da una stagione senza coppe al titolo? Scaramanticamente è meglio sorvolare, ma ora solo lui può perderla la Premier League. Ripercorrendo le tappe che hanno portato su questa panchina altri italiani, da Vialli ad Ancelotti, da Di Matteo a Ranieri. Gente che su questa panchina ha vinto. E mica poco.

Proprio Carletto Ancelotti, in Germania, sta lassù, con il suo Bayern Monaco, anche lui alla prima stagione sulla panchina bavarese. Magari qualcuno storce il naso perché Robben e compagni non la stanno dominando la Bundesliga, ma lui – Carletto – sa come si vincono i campionati. E uno l’ha portato a casa proprio da coach del Chelsea, nella stagione 2009/2010. Poi è andato in Francia e ha guidato la corazzata Paris Saint Germain a vincere la Ligue 1 (anno 2012/2013). Insomma, inglesi, francesi e tedeschi, arrendetevi: Italians do It better.

Gli allenatori italiani da esportazione ci fanno fare quasi sempre bella figura. Perché portano sapienza tattica, capacità pure di speculare un po’ sul risultato, difese più attente. Quello che spesso manca all’estero (esclusi pochi casi). Pensate che il pioniere è tale Mario Astorri: prima calciatore nell’Atalanta e nella Juventus, poi in Danimarca a insegnare football e a vincere ben due titoli: con l’Ab (1967) e con il Kb (nel 1974). Un’epoca in cui né giocatori né tecnici nostrani se ne andavano in giro a cercare fortuna.

È stata poi la volta di Giovanni Trapattoni: tre titoli in tre Paesi diversi. Un poliglotta calcistico, non linguistico. Le sue conferenze stampa in tedesco maccheronico hanno fatto ridere e hanno fatto epoca, ma intanto in campo il Bayern Monaco vinceva il titolo nel 1996/97. Di seguito Benfica (2004/2005), infine Salisburgo (2006/2007). E in Italia lo chiamavano vecchio e antiquato. Pari al Trap c’è Marcello Lippi, che dopo aver vinto tutto da questa parte del globo, Mondiale compreso, ha deciso di andarsene in Cina, guidando il Guangzhou Evergrande a fare tripletta (2012–2013 e 2014).

A proposito, siamo andati anche alla conquista della Spagna, come fossimo ancora i grandi navigatori di una volta. Fabio Capello ha vinto in una città difficile e snob come Madrid, sponda Real. E non una volta sola, oltre che non consecutivamente, ma in due cicli: il primo nel 1996/97, il secondo nel 2006/2007. Certo, dirà qualcuno, è facile vincere quando il tuo presidente spende senza limiti. Ma provateci voi a tornare dopo dieci anni senza essere una minestra riscaldata, ma un ottimo risotto (anzi, una paella).

Fabio Capello

In Italia non ha proprio trovato fortuna, invece, Walter Zenga. Aspettando una chiamata dall’Inter che mai è arrivata e, forse, mai arriverà, l’ex portierone è andato a est per diventare eroe. Prima in Romania, con la Steaua Bucarest (titolo vinto nel 2004/2005), poi in Serbia con la Stella Rossa Belgrado (2005/2006). Chi, invece, da noi faceva bel calcio ma non vinceva, ossia Luciano Spalletti, nella fredda Russia non ha avuto paura di confrontarsi con una lingua e un alfabeto così diversi. E lo Zenit ha fatto bis (2009/2010 e 2011/2012). Poi, vabbè, la saudade lo ha fatto tornare a Roma dove si può parlare come si mangia (“Famo lo stadio nuovo”), ma dove è la proprietà a essere straniera.

Andando a ritroso, troviamo Albertino Bigon campione in Svizzera con il Sion nel 1996/97 e Nevio Scala, l’architetto del miracolo Parma, che trionfa con lo Shakthar Donetsk, in Ucraina, nell’anno di grazia 2001/2002. Voi pensate che abbiamo vinto solo in campionati per così dire conosciuti? Affatto. Perché Beppe Dossena ha portato l’al-Ittihad a vincere un titolo in Libia nel 2002/2003, Mauro Bencivenga il Kf Tirana in Albania nel 2008/2009. E ancora: Salvatore Nobile gli ivoriani dell’Africa Sports nel 2008, Stefano Cusin ancora l’al-Ittihad nel 2008/2009. Danilo Pileggi ha vinto in Etiopia, nel 2011/2012, con il Saint-George. Ah, e c’è pure Marco Materazzi: un po’ in pantaloncini e maglietta, un po’ in giacca e cravatta, ha conquistato la Super League indiana con il Chennaiyin nel 2015.

Marco Materazzi

La rassegna dei nostri allenatori vincenti all’estero volge al termine, ma resta ancora da segnalare il successo di Andrea Mandorlini, in Romania con il Cluj nel 2009/2010. Altri due che hanno vinto in Inghilterra li abbiamo lasciati per ultimi perché meritano.

Roberto Mancini ha riportato la Premier League a Manchester, sponda City, in un drammatico 3-2 al Blackburn nell’ultima giornata del 2011/2012. Grazie pure a Mario Balotelli, che quell’anno sembrava finalmente essere sbocciato come uomo decisivo.

L’ultimo, anche in ordine di tempo, è un uomo che ha scritto una vera e propria favola, diventata libro, e che arriverà al cinema. Nessuno avrebbe scommesso una sterlina sul Leicester di Vardy, Mahrez e Kantè all’inizio del 2015/2016. Chi lo ha fatto, è diventato milionario. Nessuno, nemmeno in Italia, avrebbe scommesso su Claudio Ranieri, considerato uno dei migliori perdenti della storia. Lui che fa? Sbanca la Premier League, facendola sotto il naso a squadroni costruiti con l’unico obiettivo di vincere: altro che Mourinho, Wenger, Pochettino, i santoni della panchina si sono dovuti arrendere a Claudio Ranieri. E pazienza se ora pare addirittura vicino all’esonero. Quella pagina di storia non sarà mai cancellata da nessuno, come le immagini dei suoi ragazzi che festeggiano davanti alla tv. Italians do it better: arrendetevi.

Claudio Ranieri