Gli italiani lo fanno meglio. Allenare, che avevate capito? Un assunto che si conferma e ribadisce ogni anno, grazie alle esperienze (vincenti) dei nostri tecnici in giro per l’Europa e nel resto del mondo. E non ci sono solo Antonio Conte, primo in Premier League, o Carlo Ancelotti, secondo in Bundesliga, a tenere alto il tricolore all’estero. Al contrario, detto che in Inghilterra ci sono anche Claudio Ranieri, campione in carica con il suo magico Leicester e già qualificato agli ottavi di Champions, e Walter Mazzarri con il Watford dei Pozzo stabilmente nella parte sinistra della classifica (senza dimenticare l’improvvido allontanamento di Guidolin dalla panchina dello Swansea, ora penultimo in classifica), c’è anche un “sommerso” di cui tener conto. Allenatori vincenti in campionati meno patinati che, a furia di risultati positivi, stanno costringendo la stampa a conceder loro sempre più spazio.

carrera

È il caso in particolare di Massimo Carrera e Andrea Agostinelli. Il primo, ex assistente proprio di Conte alla Juventus e in Nazionale, ha inaugurato la carriera da capo in maniera rocambolesca e in un ambiente tutt’altro che banale. In Russia, sulla panchina di uno Spartak Mosca che non vince un titolo nazionale dal 2001. E pensare che nella capitale ci era arrivato per fare da assistente a Dmitrij Alejnichev, ma le cose sono poi andate in modo diverso. Alejnichev ha lasciato l’incarico e hanno proposto a lui di prenderne il posto, solo per un paio di partite, però, in maniera transitoria. Precarietà ben presto cancellata a colpi di vittorie, che hanno convinto la dirigenza moscovita a puntare sul maestro italiano. Maestro che, a un turno dalla pausa invernale che comincerà il prossimo 6 dicembre, ha guadagnato stabilmente la prima posizione mettendosi alle spalle i quotati rivali dello Zenit San Pietroburgo, distanziati ben sei lunghezze dopo 15 partite.

Un impatto importante, nonostante una realtà non semplicissima e parecchio distante da quella a cui siamo abituati in Italia. Dalle trasferte infinite, lunghe anche 9 ore di aereo e con 7 di fuso, al clima gelido con partite disputate anche a -13 gradi, sino alle inevitabili difficoltà con la lingua.  “Io parlo in italiano e l’interprete traduce in russo – ha raccontato Carrera in una recente intervista -. Ho la fortuna di avere in squadra Salvatore Bocchetti, che è da tanti anni qui, e Fernando. I brasiliani mi capiscono. Il linguaggio del calcio è comprensibile anche a gesti“. Poi ci sono anche delle regole particolari del campionato con cui fare i conti: “Le squadre hanno l’obbligo di far giocare solo 6 stranieri e 5 russi in campo. È una cosa positiva per le nazionali, ma è più complicato per un allenatore che deve fare i conti, guardando anche al passaporto di chi mandi in campo“. Complessità e responsabilità – nei confronti soprattutto di una piazza affamata di vittorie – fronteggiate molto bene, almeno sino a questo momento.

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E si è mostrato all’altezza della situazione anche Andrea Agostinelli che in Albania è primo con il suo Skënderbeu, a pari punti col Kukesi, a quota 27 dopo 13 partite. Una responsabilità doppia per l’ex tecnico di Piacenza, Napoli e Salernitana, chiamato alla corte della squadra campione in carica e che lo scorso anno ha soffiato il titolo all’ultima giornata proprio al suo Partizani Tirana. Dopo i successi di De Biasi sulla panchina della Nazionale delle Due Aquile, dunque, un altro tecnico nostrano sta riuscendo a farsi apprezzare da un popolo che descrive come “cordiale e sereno“. “Sono molto contento di quest’avvio – ha poi aggiunto – ma siamo solo all’inizio. Il campionato albanese è molto duro. Pensavo di fare bene e dovevo farlo, anche perché questa squadra è reduce da sei titoli consecutivi: una bella responsabilità

Al di là dell’Adriatico e oltre il Mar Nero, dunque, sventola bandiera tricolore e l’auspicio è che sia così anche a fine campionato, magari per un poker speciale in compagnia di Conte e Ancelotti. Italiani sul tetto d’Europa.

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