E pensare che nell’estate del 2008, mentre Di Natale e compagni vedevano fermarsi alla lotteria dei rigori la propria avventura negli Europei di Austria e Germania contro la Spagna, lui stava pensando di mollare tutto e andare a lavorare in fabbrica: troppo cocente la delusione per il mancato passaggio alla Pistoiese, poche le speranze all’orizzonte. A 23 anni era tempo di scelte: per fortuna di Emanuele Giaccherini, e dell’Italia, arrivò una chiamata: era il Cesena in Prima divisione. Ma lui in quel periodo era l’ultimo della lista, il 23esimo su 22. Per fortuna, però, una persona gli diede finalmente fiducia: Pierpaolo Bisoli. E la sua vita è cambiata.

Giaccherini, Candreva, Parolo ed Eder con la maglia del Cesena, stagione 2011-2012
Giaccherini, Candreva, Parolo ed Eder con la maglia del Cesena, stagione 2010-2011

Otto anni dopo, Giak e i suoi fratelli stanno dimostrando di non essere «così scarsi come credevamo» (Buffon, la prendiamo in prestito). Quel ragazzino che a 10 anni si presentò alle porte del settore giovanile del Bibbiena per reclamare spazio e che si sottopone a tre vaccini all’anno per aiutare le difese immunitarie e supplire all’assenza della milza, sacrificata sui campi della periferia romagnola in un duro scontro con il portiere avversario, di strada ne ha fatta, eccome. Via la tuta e i guanti, di acciaio sono rimasti i polmoni e la volontà, doti che gli hanno permesso di raggiungere il bianconero della Juventus prima e la Premier League poi. Il ritorno in serie A nel 2015, questa volta sulla via Emilia di Bologna, gli ha restituito l’azzurro della Nazionale. Percorrendo la via Francigena è arrivato a Lione, terra di grandi vini, e con un controllo di palla ubriacante ha beffato Courtois e Alderweireld. Un nano tra i giganti: presi alle spalle, e colpiti.

Giaccherini con la maglia della Juventus
Giaccherini esulta dopo una rete con la maglia della Juventus, stagione 2012/2013

Quella rete, però, ha radici lontane: nate a Torino, casa Juventus, con lancio illuminante di Leonardo Bonucci (a proposito, siamo sicuri di non avere un Top Player in casa?) e inserimento del centrocampista di turno. Dal 23 di Vidal a quello di Giaccherini, lo spartito non cambia: giro palla avvolgente, avversario che abbozza una pressione alta e lancione al miele di Bonucci per la mezzala. Contro Malta, Finlandia e Scozia, però, il Giak aveva mancato l’obiettivo. «Conte mi aveva detto che se avessi sbagliato un altro gol come quello contro gli scozzesi, sarei tornato a casa a piedi» scherzava lui ieri sera, dopo una partita fatta di corse, scatti, strappi, accelerazioni, uno “stop fantastico in occasione della rete”, colpi di testa da terra e anche una carambola sfortunata con Carrasco, quasi goffa, che rende il nostro supereroe ancora più “umano”.

Giaccherini in gol, Belgio-Italia 0-2
Il destro vincente per l’1-0 al Belgio

«La prima volta che lo vidi aveva 10 anni ed effettivamente era proprio piccolo: disse che voleva cominciare a giocare a calcio da noi. Dopo un anno aveva già segnato il triplo dei gol dei suoi compagni più grandi. Era il più piccolo, ma anche il più forte. Spesso fermava il pallone sulla riga di porta e attendeva il compagno per passarla» ricordava in una vecchia intervista Roberto Falsini,  numero uno di Mabo Group, azienda aretina leader nell’edilizia industriale, e principale sponsor del settore giovanile del Bibbiena.

La generosità è rimasta una dote, sommata a una qualità esponenzialmente cresciuta nel tempo. Chi un giorno agognava un posto nell’industria dei prefabbricati oggi genera sentimenti dimenticati e ci fa lentamente re-innamorare dell’azzurro. Basta poco, in fondo. Antonio Conte, suo estimatore ancor prima che allenatore, disse di lui: «Si fosse chiamato Giaccherinho, ne parlereste tutti e ogni giorno». Ne scriviamo lo stesso, anche se si chiama “solo” Giaccherini. E ieri sera ci ha fatto godere e ha fatto sognare il Ct “talmente forte che gli uscì il sangue dal naso.”…

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