Applausi all’Italia di coppa. Applausi veri perché dopo anni di incomprensibile snobismo, finalmente si è cominciato a capire che era ora di combattere seriamente per alzare trofei, per il ranking, per il prestigio e perché non c’è niente di più bello del respiro europeo e internazionale.

Tutte promosse tranne la Roma che, dilaniata da problemi interni, non riesce a sbocciare in questa stagione. L’allenatore ha perso il comando della squadra da mesi, un gioco gliel’ha dato solo il primo anno e, in un ambiente mai semplice, se non si ha il controllo totale si sbanda. E se non ci credete, basta guardare i numeri delle prime cinquanta panchine di Garcia e quelli delle seconde cinquanta: da oltre il 75% di vittorie a meno del 40%, passando in poche parole da dominatore a pareggiatore. Per non parlare delle due vittorie in appena 12 gare europee. Non è l’unico colpevole, ma si sa che l’allenatore ha oneri e onori ed è il primo che di solito paga. Non a Roma, per ora. Così facendo, però, la società rischia di buttare un anno che poteva essere di gloria, come la gara buttata in Bielorussia, che ha superato addirittura le notti di Manchester e col Bayern, perché almeno sette gol arrivarono contro grandi squadre di calcio. Se ti batte lo United, ok; se lo fa il Bate, no.

Per il resto è stata una festa. La Juve ha dominato senza mai rischiare contro il Siviglia; l’errore di tenere Cuadrado fuori non è stato ripetuto e il ritorno di Khedira ha dato brio a una squadra che in coppa ha fatto più punti che in campionato, giocando un terzo delle partite, e confermando che oltre alla tecnica e alla tattica conta soprattutto la testa.

Rossi

Quella che funziona bene in Paulo Sousa: la Fiorentina ha gioco, idee e polmoni! Ha riscattato il brutto 1-2 col Basilea prendendo a pallate il modesto Belenenses, ma le gare vanno comunque giocate e vinte. Altri 4 gol in trasferta e Rossi che torna a segnare dopo 501 giorni. Una festa.

Come per il Napoli che, abbandonato il 4-3-3, vola, diverte, si diverte e lascia pensare che possa essere un’annata eccezionale. Il lavoro tattico di Sarri sta dando i suoi frutti e ora ci sarà soltanto da reggere mentalmente: due settimane spettacolari devono diventare due mesi e, se ci si riesce, due anni. Obiettivo continuità: e se Higuain ha la voglia degli ultimi giorni, non c’è traguardo impensabile.

Lucas Biglia

Infine la Lazio, che diverte davanti e preoccupa dietro. Pioli alla squadra ha dato un’identità ed è stato bravo a resistere anche alle mareggiate. Più 4-3-3 e meno 4-2-3-1 per dare maggiore equilibrio, ma soprattutto la consapevolezza di non poter fare mai più a meno di Felipe Anderson, finora addirittura 4 volte in panchina. La squadra ha bisogno di lui e di Lucas Biglia, regista e improvvisamente capocannoniere stagionale. All’Olimpico solo vittorie; in trasferta 14 gol presi in 5 partite: migliorare fuori casa è imperativo per pensare ad un’altra cavalcata da terzo posto.