I miracoli, nel calcio, esistono. Sono fenomeni difficili da spiegare, che ribaltano le attese, sconvolgono i pronostici, rendono Golia i Davide di turno. Quando però si ripetono nel tempo, allora, occorre cercargli una spiegazione, una radice: spesso, fa rima con programmazione. È quanto sta avvenendo in Islanda, isola di 334mila abitanti che da tre giorni è in preda a un’euforia calcistica senza precedenti, che fa rima con Mondiale 2018.

No all’improvvisazione, ok con la programmazione

Già, perchè la storia calcistica dell’Islanda è breve ma intensa. Soprattutto, è fatta di passi calcolati, non di azzardi:  nel 2014 gli islandesi avevano mancato la qualificazione mondiale per un soffio, perdendo il play-off con la Croazia. La vendetta, però, è un piatto da servire freddo anche nel calcio: quattro anni dopo, Sigurdsson e compagni sono volati in direzione Russia da primi del girone, proprio davanti ai croati. Questo gruppo, però, fa sognare da più di un lustro Reykjavík e dintorni: l’attuale Nazionale, infatti,  è chiamata in patria la “golden generation”, con uno zoccolo duro che arriva dall’Under 21 che nel 2011 prese parte alla fase finale degli Europei di categoria.  Dietro il calcio in Islanda c’è un progetto. Serio e figlio della battaglia all’alcool fatta dal governo, che per debellare la piaga ha investito forte sullo sport, costruendo campi da calcio e pagando centinai di figure professionali.

Dica knattspyrna

Il pallone non è lo sport nazionale, ma knattspyrna, in lingua originale, sta prendendo piede. La dimostrazione? L’altra sera, dopo il decisivo 2-0 al Kosovo, a Reykjavik sono partiti i fuochi d’artificio quando la qualificazione a Russia 2018 è stata confermata sul campo.  Determinanti i tre successi di fila nella fase finale di un girone tutt’altro che banale, chiuso in testa davanti alla Croazia di Modric e Rakitic, all’Ucraina di Shevchenko, alla Turchia del guru Lucescu e alla Finlandia, contro cui l’Islanda perse lo scorso due settembre a Tampere, quando sembrava aver compromesso le possibilità di qualificazione. Anche così è stato “polverizzato” il record di Trinidad & Tobago nel 2006: dal milione e 300mila abitanti dell’isola del Centro America ai 334 mila abitanti, poco più del Molise, dell’Islanda. Basti pensare che ben otto città italiane hanno un numero più alto di residenti. E che la Nazionale azzurra del Ct Ventura dovrà passare per gli spareggi per confidare nel pass verso Russia 2018. I soldi non fanno la felicità? Più che il denaro, i numeri.

Russia 2018 è per l’Islanda il punto di approdo di una fase del progetto sportivo portato avanti dal Governo, i cui primi passi risalgono a circa 20 anni fa: tra i ’90 e l’alba del nuovo millennio, la Federazione stanziò fondi per costruire impianti con campi regolamentari completamente al coperto, indoor, che permettessero non solo ai professionisti di avvicinarsi al calcio ed allenarsi anche nei mesi più freddi e bui dell’anno. Decine di campi in erba sintetica furono allestiti anche nelle scuole dell’isola: sport come elemento di crescita sociale e inclusione. Ha funzionato? Per conferme, rivolgetevi al capitano Aron Gunnarson, che nell’età adolescenziale fu selezionato sia dalla nazionale di calcio che da quella di pallamano.

Nelle mani…di un dentista

In un’isola nata dalla bocca di un vulcano, il cratere Snaefell tanto caro a Jules Verne e al suo romanzo “Viaggio al centro della terra”, ci si può imbattere nel ghiacciaio Vatnajökull o cercare la piccola Surtsey,  la guida tecnica della nazionale non poteva che essere affidata a un personaggio dalla storia particolare. Fa il dentista e si chiama Helmar Hallgrimsson. Teorico e pratico del 4-4-2, fa del collettivo il punto di forza della sua strategia. Con una sola stella: Gylfi Sigurdsson, trequartista dell’Everton che milita da anni in Premier League e che i Toffees hanno pagato 40 milioni di sterline in estate. Metterla dentro spetta a Bodvarsson e soprattutto a Finnbogason, mentre è fuori per infortunio l’altro centravanti Kolbeinn Sigthórsson. La Serie A italiana è rappresentata dall’ex Pescara e Sampdoria Bjarnason e da Hallfredsson, alla terza stagione all’Udinese. Tra i pali c’è Hannes Thor Halldorsson, ragazzone di 193 centimetri che, prima di sfondare nel mondo del calcio, si stava costruendo una carriera da regista tra film, documentari e clip musicali.

Sono loro i protagonisti di un percorso che nel 2016 ha portato l’Islanda, intesa come nazione, ad annoverare un allenatore di calcio con patentino Uefa A  e Uefa B ogni 500 abitanti, e la nazionale islandese a battere l’Inghilterra negli ottavi di finale di Euro 2016, prima di arrendersi con onore alla Francia. Un cammino passato per le vittorie dell’Islanda all’epoca guidata dallo svedese Lars Lagerback nelle qualificazioni per Brasile 2014 su Olanda, Turchia e Repubblica Ceca, con un glorioso precedente: il 2-0 rifilato nell’agosto 2004 all’Italia guidata da Marcello Lippi. Mentre a Roma si interrogavano su come ripartire dopo il fallimento europeo di quell’estate, a Reykjavik avevano già posto solide basi.

Geyser Sound is back

L’onda lunga del “geyser sound”, il boato che accoglie le vittorie della nazionale islandese con annessa danza, è già arrivata in Russia: l’ha portata dalle parti di Mosca il web, che ha immortalato capitan Gunnarsson e compagni festanti mentre condividevano la gioia della qualificazione con i tifosi presenti sugli spalti del Laugardalsvöllur Stadium. Chi non ricorda i dati di Euro 2016, quando  l’Islanda aveva potuto contare sul supporto dell’8% della popolazione totale in trasferta in Francia per i propri beniamini? La “Viking thunder-clap” è ormai un’icona di questo calcio, nel quale tutti i tifosi -complice anche un campionato locale di basso livello, con squadre che non superano i preliminari delle competizioni europeee da tempo immemore- sostengono gli Strákarnir okkar.  In italiano, i nostri ragazzi. Che in giro per il Continente hanno più di qualche simpatizzante.

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