Ha promesso che imparerà l’inglese e lo farà presto, ma nonostante la poca dimestichezza con la lingua, ha impiegato pochissimo a lasciare la sua impronta nella nuova avventura professionale in Inghilterra. Francesco Guidolin è l’ultima eccellenza italica della panchina trapiantata in Premier League, al capezzale di uno Swansea impegnato nella complicata lotta per non retrocedere. Una lotta che, dall’arrivo dell’ex allenatore di Vicenza, Palermo e Udinese, ha ricevuto una profonda iniezione di energia e positività. Due vittorie di fila dalle parti del Liberty Stadium mancavano, infatti, dallo scorso campionato e hanno condotto i gallesi a quattro punti di vantaggio sulla zona pericolo.

Al primo successo contro il Watford, di proprietà dei Pozzo ex datori di lavoro all’Udinese (che non hanno mai puntato su di lui per un incarico in Premier, nonostante fosse a libro paga e lo avesse chiesto esplicitamente), però, Guidolin ha solo assistito dalla tribuna applaudendo l’1-0 finale; nell’altra contro l’Everton (terminata 1-2 al Goodison Park di Liverpool) ha invece giocato un ruolo chiave. Come del resto non hanno mancato di sottolineare i tabloid inglesi. “Lo Swansea è apparso diverso dal primo minuto“, ha subito commentato la Bbc, mentre il Mirror ha richiamato il palmarés del mister italiano e la sua capacità di far rendere al massimo le sue squadre, anche a fronte di budget limitati.


Insomma non si esprimerà ancora al meglio, come è apparso evidente nella prima conferenza post-partita che pure ha scelto coraggiosamente di affrontare in inglese con l’ausilio del collaboratore Ambrosetti – allenato ai tempi del Vicenza (squadra capace di vincere la Coppa Italia nel 1997 e di arrivare in semifinale i Coppa delle Coppe l’anno dopo) e con un passato dal calciatore anche al Chelsea di Vialli – ma sa farsi capire. E tifosi e stampa inglese hanno subito intuito la sua disponibilità, la serietà e il culto del lavoro che lo ha guidato e spesso condizionato in tutte le esperienze, al punto da costringerlo talvolta a lunghi periodi di pausa per riprendersi dallo stress.

L’ultima pausa, in particolare, lo ha tenuto lontano dal rettangolo verde per circa due anni. Un periodo nel quale, per sua stessa ammissione, ha ricaricato le batterie, si è aggiornato e ha maturato il desiderio di un’esperienza all’estero, magari nel Regno Unito dove lavora già suo figlio. L’occasione è arrivata quasi a sorpresa, grazie a un buon procuratore molto attivo in Premier, ma lui non si è fatto trovare impreparato, anzi si è calato subito nella nuova realtà, compiacendosi anche della minore pressione che avverte nell’ambiente britannico.

guidolin

Francesco, però, in cuor suo sa che quello stress è decisivo anche per farlo rendere al meglio. Da appassionato ciclista ha bisogno di provare fatica fisica per celebrare un successo, alzarsi sui pedali, spingere incessantemente, inerpicarsi sino alla vetta e alzare le braccia al cielo, ma solo dopo il traguardo. La scalata è solo cominciata e la Premier League è un campionato lungo, pieno di insidie e che imparerà a conoscere metro dopo metro. E siamo certi che farà un certo effetto vedere lui e Ranieri affrontarsi sullo sfondo di una platea britannica e di un accogliente stadio inglese. Uniti dallo stile, dall’eleganza, dalla professionalità e forse dall’aver raccolto meno di quanto avrebbero meritato.

E in fondo, si sa, nemo propheta in patria. A proposito, ma come si dirà in inglese?

 

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