Può una società blasonata che non solleva un trofeo da sei anni ripartire da un allenatore che ha raccolto numeri eccellenti in campo, pur senza trofei all’attivo e feedback a corrente alternata nello spogliatoio nella sua ultima esperienza e da un vice fresco di retrocessione dalla serie A alla serie B alla prima esperienza in panchina? Sì, se i due nomi in causa sono quelli di Luciano Spalletti e Giovanni Martusciello, con ogni probabilità prossimi timonieri di quella barca di sogni, speranze e contraddizioni che oggi l’Inter rappresenta nei marasmi del calcio italiano.

Luciano Spalletti e Francesco Totti

Dal falso nove…a un altro

Gli ultimi mesi del rapporto di Spalletti con la Roma, panchina sulla quale l’allenatore di Certaldo ha ottenuto 133 punti in 57 partite alla seconda esperienza in giallorosso, sono stati caratterizzati dal turbolento rapporto con Francesco Totti, il cui addio ha suscitato domenica scorsa le lacrime di centinaia di migliaia di appassionati di questo sport. Un tema centrale, forse troppo, negli ultimi mesi di gestione-Spalletti a Roma: ferite ancora aperte, testimoniate dalle parole dell’allenatore ai saluti.

“Con Francesco non ho avuto nessun problema, per me l’ho fatto giocare un anno in più”

Era stato Spalletti a reinventarlo falso nueve dopo l’infortunio determinato da Vanigli in un Roma-Empoli. Ora Luciano avrà accanto a sé Martusciello, che proprio a Empoli, anno 1998, aveva rappresentato il primo esempio di fantasista “prestato” al centro dell’attacco. Un episodio spesso ricordato dai due davanti alle telecamere. Per l’immediato futuro ha promosso a parole la candidatura di Eusebio Di Francesco sulla panchina della Roma, mentre nella Milano neroazzurra ripartirà da uno staff che lo conosce bene e dovrà supportarlo alle prese con un ambiente la cui voglia di risalita si è acuita con anni di digiuno.

Luciano Spalletti e Giovanni Martusciello

Identità di gioco

1998, ben 19 anni fa. Già allora Spalletti sperimentava continuamente. Non si accontentava di proporre un solo sistema, voleva sempre ottimizzare le risorse a disposizione con idee innovative. Bravo a esaltare le qualità dei calciatori a propria disposizione, una caratteristica che in carriera gli ha sempre permesso di proporre un’idea di gioco moderna. Sarà questo tratto del suo profilo ad aver convinto i dirigenti dell’Inter, che nell’ultima stagione hanno visto quattro allenatori alternarsi in sella (Mancini, De Boer, Pioli e Vecchi)? L’identità è stata la grande assente dalle parti della Milano nerazzurra post Mourinho. Identità, capacità di riconoscersi in una guida, come il ringraziamento a mezzo Instagram di Kevin Strootman verso il suo ex allenatore ha testimoniato…

Grazie Mister per il sostegno e la fiducia che mi hai dato sempre. In bocca al lupo!

Un post condiviso da Kevin Strootman (@kevinstrootman) in data:

Identità, da non confondersi con appartenenza: a quella ipocrita che il calcio spesso ci offre, con maglie baciate al primo gol e dichiarazioni di amore eterno, Spalletti ci ha poco creduto. Per questo, non vivrà l’esperienza all’Inter come un “tradimento”.

Luciano Spalletti conferenza

Quattro punti per ripartire

Quattro punti hanno separato a fine stagione in classifica la Roma dalla esastellata Juventus: numeri da leggere con attenzione, per comprendere la differenza reale che esiste tra i giallorossi e quella che da sei anni è la Signora del calcio italiano. Probabilmente, un solco scavato anche da una situazione ambientale delicata come quella della sponda giallorossa della Capitale, in grado di alimentare pressioni che hanno inciso sulla gestione spallettiana. Nei momenti più complicati, De Rossi e compagni sono stati capaci di ripartire e andare oltre le negatività: merito indiscusso dell’allenatore, che alla fine della fiera ha centrato un secondo posto e una qualificazione in Champions League che sanno di un mini-trofeo.

A incidere sulla valutazione dello Spalletti giallorosso, invece, sono proprio i trofei: quelli mai sollevati a Roma, quelli sfuggiti di mano tra Europa League e Coppa Italia, complice un bimestre febbraio-marzo complicato nella gestione delle forze a disposizione. Lascia una Roma forte, l’allenatore toscano, una squadra che ha delle individualità importanti, che si è comportata “quasi” totalmente da collettivo.

Luciano Spalletti icona

Evitare crisi di nervi

Parlare di tattica con Spalletti all’Inter, oggi, parrebbe prematuro. La rosa neroazzurra ha poco da invidiare a quelle dei top club del calcio italiano: occorrerà solo fare delle scelte, dote che al tecnico raramente è mancata, a costo di risultare poco popolare. Rimettersi in carreggiata è stato sempre un suo must, come gli impatti imponenti: se Roma è stata la città delle 2 Coppe Italia (4 finali consecutive) e della Supercoppa italiana, con il tricolore sfiorato nella stagione 2007/08, a soli 3 punti dall’Inter campione d’Italia, allo Zenit (2010) al primo tentativo sono arrivate subito la Coppa di Russia e subito dopo il Grande Slam, con campionato e Supercoppa.  

Ora, salvo clamorosi colpi di scena, tornerà a lavorare con Walter Sabatini all’Inter anche se lui ancora glissa: incontrerà un ambiente incline alla depressione sportiva, con l’imperativo di classificarsi tra le prime quattro. Oltre a convincere, poi dovrà anche vincere. Sommando la sua voglia di riscatto a quella dei neroazzurri, forse, sarà più facile: perchè se è vero che l’unione fa la forza, l’unità di intenti è quasi una forza inarrestabile. Inter, eccoti il tuo colpo di spalla. O di Spalletti?

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