Stasera sera, in un San Siro pieno come nei giorni migliori, due delle squadre più in forma del campionato si affrontano in una gara che può valere tanto in ottica qualificazione in Champions. L’Inter è l’inseguitrice che non molla un centimetro, la Roma è una macchina che non accenna a rallentare (escludendo l’ininfluente sconfitta casalinga di Europa League col Villarreal) e che spera in qualche eventuale passo falso della Juventus per avvicinarsi alla vetta. Un duello di altissimo livello quasi come qualche anno fa, quando Inter-Roma era la partita delle partite in Serie A, quella che poteva valere uno scudetto.

Equilibrio tra fase offensiva e difensiva, solidità, un centravanti tra i top 5 nella classifica marcatori. Le squadre di Pioli e Spalletti, con tutte le loro diversità, hanno diversi punti in comune. La continuità di rendimento (9 vittorie nelle ultime 10 partite di campionato per l’Inter, una sola in meno per la Roma) è il frutto di un percorso, che per la Roma è iniziato un po’ prima, ma che sembra portare al medesimo approdo: la difesa a 3, mascherata qualche volta da difesa a 4 (qualcuno l’ha definita difesa “a 3 e mezza” per la capacità dei terzini di abbassarsi in caso di necessità). Due idee nate nella testa degli allenatori con tempi e modalità differenti.

Alzi la mano chi si aspettava che Emerson Palmieri potesse segnare un gol del genere

Il tecnico giallorosso ha dovuto fare di necessità virtù, vista l’assenza continua di calciatori alle prese con gli infortuni più disparati. Dopo essere partito con un 4-3-3 con due esterni molto offensivi come Perotti e Salah, a volte fin troppo sbilanciato, è arrivato a schierare il 3-4-2-1 che ha portato grandissimi benefici alla fase difensiva. Con Bruno Peres ed Emerson terzini efficaci in fase di spinta ma molto meno in copertura la squadra subiva eccessivamente, gli stessi giocatori schierati a centrocampo (che in copertura vanno comunque ad aiutare in difesa), con meno compiti difensivi, hanno innalzato il loro rendimento in modo esponenziale. Emerson in particolare appare totalmente a suo agio nel nuovo modulo: il timido e impacciato giocatore dello scorso anno è diventato un esterno di qualità e ha fatto ricredere i molti che lo consideravano un “bidone” non adatto al calcio italiano.

L’Inter, a differenza della Roma, ha iniziato il campionato giocando con la difesa a 3 sul campo del Chievo. Una mossa azzardata di de Boer, per certi versi inspiegabile, che portò alla sconfitta per 2-0. Pioli, prima della gara con la Juventus, ha riflettuto a lungo sul come sistemare al meglio i suoi per arginare la capolista, arrivando alla conclusione che con una difesa a 3 sorretta da un centrocampo solido fosse la soluzione migliore. L’Inter, che prima di allora aveva sempre giocato con 4 uomini dietro, ha fatto la sua partita, creato occasioni, anche se poi Cuadrado ha regalato i tre punti alla Juve con quel gol spaziale. La prestazione della squadra però ha convinto il mister nerazzurro che quello forse è lo schieramento migliore per dare ancora più solidità a una squadra in fase di lancio. Dopo le vittorie con Empoli e Bologna (senza subire gol), sembra intenzionato a riproporre lo stesso modulo, nonostante l’assenza di Miranda: accanto al recuperato Murillo e a Medel quasi certamente ci sarà D’Ambrosio.

fazio

Il Comandante e il Pitbull

Fazio e Medel sono i due uomini cardine attorno ai quali è passata la trasformazione di Roma e Inter. Due sudamericani, totalmente diversi, arrivati come outsider e sottovalutati a lungo, ma capaci di gestire come pochi una difesa e quando necessario di far ripartire l’azione direttamente dai loro piedi. Fazio è interminabile per quanto è alto, elegante, legge il calcio come pochi e guida Rudiger e Manolas come un comandante (come è stato soprannominato). «Non possiamo fare a meno di lui», ha ammesso Spalletti parlando del difensore arrivato in estate dal Tottenham per fare la riserva e diventato titolare inamovibile. Medel al contrario è basso ma impossibile da spostare, cattivo, ma capace di comprendere il gioco come il giallorosso. Lui che ha vinto due volte la Coppa America da difensore non aveva quasi mai giocato in quel ruolo da quando è in Italia, e ora è lecito chiedersi il perché.

medel

Consapevoli che fare gol per le loro squadre non è un gran problema, viste le qualità in attacco, Pioli e Spalletti si affidano alle loro difese a 3, guidate da due calciatori totalmente diversi ma ugualmente efficaci. Il Pitbull e il Comandante saranno lì a proteggere le loro aree dalle incursioni avversarie e a chiudere gli spazi ai loro avversari. Non sarà facile passare dalle loro parti, questo è certo.

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