White Hart Lane è il nome della strada in cui sorge la stazione. Il quartiere non è bellissimo, nell’ottocento era periferia estrema immersa nel Middlesex, destinata ad accogliere il proletariato della capitale; pian piano il quartiere si è accresciuto con l’afflusso di lavoratori, è stato negli anni inglobato nella Greater London ed ora, seppur non sia esattamente il centro di Londra, fa parte a tutti gli effetti della città. Lo stadio del Tottenham sorge lì, davanti a case di mattoni rossi segnati dal tempo. Non si può dire che sia un tempio del calcio moderno, forse anche perché, nonostante ingenti investimenti, il Tottenham non ha mai recitato un ruolo di rilievo nel calcio inglese. La base del tifo attuale è multietnica, come è logico che sia a Tottenham, una delle zone dove il noto melting pot della Capitale raggiunge vette incontrastate.

LONDON, ENGLAND - JANUARY 24: The sign for Tottenham Hotspur football club's White Hart Lane stadium in north London on January 24, 2011 in London, England. Tottenham and West Ham Premier League football clubs have both bidding to take over the Olympic Stadium in Stratford after the 2012 Games. An decision from The Olympic Park Legacy Company is expected on Friday as to the future of the 500m GBP, 80,000 seat stadium. (Photo by Oli Scarff/Getty Images)

Come afferma tra gli altri pure un tifoso Arsenal come Nick Hornby nel suo libro, ha lo stesso numero di tifosi ebrei delle altre squadre; ma negli anni si è fatta largo questa leggenda (forse derivante dal fatto che alcuni dirigenti nei primi anni era di estrazione ebraica), che ha portato i tifosi ad adottare il nickname “Yids” (usato come dispregiativo dagli avversari) per parlare di se stessi, dando vita così alla Yid Army. Una storia yiddish, appunto, molto ironica e poco romantica. Probabilmente sarebbe un soggetto ideale per Woody Allen, eppure il Tottenham, a differenza di altre squadre delle Premier, non vanta una florida tradizione cinematografica o letteraria. Se i rivali di Londra dell’Arsenal possono contare su Hornby, e a Leeds hanno immortalato per sempre la storia del Maledetto United di Clough, al Tottenham è mancato un intelletuale di rilevo.

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Anche perché, nonostante la maglia degli Spurs sia stata per molti un oggetto di culto a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 (controllate se tra i vostri cimeli c’è quella con lo sponsor Holsten), c’è un record incredibile che il Tottenham detiene: sono 26 anni che la squadra non arriva sul podio della Premier League, addirittura 53 anni dall’ultimo secondo posto solitario. Il dato sembra incredibile e ci costringe ad aprire gli almanacchi per andare a scoprire che l’ultimo titolo (su due) degli Spurs è addirittura del 1960 – 1961. Quello fu il secondo e ultimo titolo di campioni d’Inghilterra: la squadra di Nicholson collezionò altre vittorie. Dopo il Charity Shield 1961, il bis in FA Cup la stagione seguente (3-1 al Burnley), seguito dalla prima vittoria di una squadra inglese in una competizione europea, la Coppa delle Coppe del 1963, vinta umiliando 5-1 l’Atletico Madrid a Rotterdam.

Il Tottenham vinse nuovamente la FA Cup nel 1967 battendo il Chelsea 2-1, giunse terzo in campionato, si aggiudicò due Coppe di Lega (1971 e 1973) e mise in bacheca il secondo trofeo continentale della propria storia, la Coppa UEFA 1972, vinta nella doppia finale tutta inglese contro il Wolverhampton Wanderers (la squadra per cui tifava George Best). Questi, tutti d’un fiato, i successi di Bill Nicholson alla guida del Tottenham, il quale si dimise all’inizio della 1974/75, dopo la finale di UEFA persa contro il Feyenoord e dopo un brutto avvio in campionato, anche a causa della personale insofferenza verso il mondo del calcio inglese che stava cambiando. La figura di Nicholson è entrata in quel momento nella leggenda del club.

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Dopo questi successi va registrata la vittoria della Coppa UEFA 1984, ai rigori contro l’Anderlecht dopo un doppio 1-1, quello del ritorno ottenuto a White Hart Lane grazie a un goal negli ultimi minuti di Roberts. Da allora poco o niente, e non ci sarebbe molto di strano se il Tottenham non avesse partecipato a tutte le edizioni della Premier League (che ha sostituito la Big League nel 1992), senza mai arrivare sul podio. Ma soprattutto, se da qui non fossero passati giocatori eccezionali come Lineker, Hoddle, Waddle, Sheringham e sopratutto Gascoigne. Tutti sono esplosi a White Hart Lane, tutti sono andati a realizzarsi e vincere altrove: chi a Barcellona, chi a Marsiglia, chi allo United.

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In campionato le cose andarono bene nel 1989/90, con un terzo posto finale che nuovamente non significò Europa, perché le porte vennero sì aperte alle squadre inglesi per la prima volta dopo l’Heysel, ma si decise di farne partecipare solo una in UEFA (e dunque la seconda classificata) con la conseguente esclusione degli Spurs. Nel frattempo scendono in campo con la maglia del Tottenham David Ginola, Poyet, Cambell e Jurgen Klinsmann. I primi duemila sono invece gli anni in cui vestono la maglia bianca Robbie Keane, Berbatov, Defoe, Keller, fino ad arrivare a top player come Adebayor, Van der Vaart e Modric, senza dimenticare un certo Gareth Bale. Sotto la guida di Redknapp il Tottenham è tornato a respirare aria di alta classifica, e nonostante nessun trofeo sia stato messo in bacheca, il cammino in Champions League (sconfitta ai quarti contro il Real Madrid) nel 2010/11 ha fatto riassaporare ai tifosi l’aria della massima competizione europea, giocata solamente in un’altra occasione, ovvero nel 1961/62 (sconfitta di misura in semifinale contro un Benfica poi campione).

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In una pazza Premier, in cui il Leicester di Ranieri recita un ruolo da protagonista, il City è in crisi e l’Arsenal in risalita (ma quanta sofferenza per battere la capolista all’ultimo respiro!), il Tottenham di Pochettino ha agguantato il secondo posto. A parte Lamela, Dembèlè e, forse, Eriksen, i nomi non sembrano rievocare quelli citati nelle righe precedenti. Eppure questa squadra ha trovato il suo equilibrio con un 4-2-3-1 che garantisce copertura e spettacolo. E adesso, con il Leicester a due punti, anche l’allenatore argentino, dopo aver battuto il City, ci crede: “Prima della partita la gente diceva che sarebbe stata un’ottima prova per noi. Ecco, abbiamo dimostrato di saper vincere. È importante dire che siamo la squadra più giovane del torneo, così come è importante iniziare a sentire che possiamo battere grandi avversarie”.

Chissà che non sia la volta buona per il Tottenham: partite ad inizio stagione come al solito, le quote per la vittoria finale stanno adesso calando vertiginosamente. Gli Spurs sono alle spalle di Leicester e Arsenal, ma magari tra la cenerentola e la madrina spunta fuori il terzo incomodo. Il proletario che non ha romanzi e non ha film, ma di sicuro ha dalla sua una grande storia da raccontare. In the Tottenham Way.

 

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