La Lazio seconda in classifica, migliore squadra del girone di ritorno (tre punti più della Juventus) e miglior attacco del campionato (un gol più dei bianconeri) è la sorpresa più significativa della stagione 2014/2015. Una crescita rilevante, dopo aver chiuso lo scorso torneo fuori dall’Europa, che ha nel tecnico Pioli, al primo anno in biancoceleste, il principale e riconosciuto deus ex machina. A fronte di una rosa che, rispetto al 2013/2014, ha aggiunto un paio di tasselli di qualità – su tutti De Vrij, Parolo e Djordjevic – ma non consacrati top player, infatti, si è assistito a un exploit che adesso potrebbe portare la squadra all’accesso diretto in Champions League, in virtù del secondo posto ai danni della Roma. Proviamo, dunque, ad analizzare l’impresa di Pioli in cinque mosse chiave.

Il gruppo unito

La mano di Pioli si è notata sin dal ritiro estivo. Grande lavoro psicologico sui singoli, parità di trattamento dai senatori ai giovanissimi, nessuno sconto per chi sbaglia, ma al tempo stesso propensione alla tutela e alla protezione dalle eccessive attenzioni che l’ambiente della Capitale è solita tributare in positivo e in negativo. Da rimarcare soprattutto la capacità di creare un sano spirito di gruppo, che isolasse la squadra dalla contestazione perenne nei confronti di Lotito, ma soprattutto la tenesse lontana da quella diffidenza che gli si respirava attorno, a maggior ragione dopo le tre sconfitte di fila all’esordio.

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Felipe Anderson

L’esplosione del craque brasiliano è uno dei principali capolavori del tecnico laziale. Non sono pochi a far coincidere l’avvio della grande rincorsa in classifica con la definitiva affermazione del talento ex Santos, avvenuta lo scorso dicembre. Dopo una prima stagione deludente, erano stati in molti a storcere il naso al cospetto dell’investimento significativo effettuato da Lotito che adesso, invece, si sfrega le mani ripassando le cifre di quest’anno: 10 gol e 6 assist in 22 presenze e una media di 6.59.

Un centrocampo ‘atomico’

Nei giorni scorsi si è parlato a lungo del record europeo, fatto segnare dalla Lazio, che ha ben sei giocatori sopra quota sette gol (meglio anche del Real Madrid); un bottino che risalta ulteriormente se si considera che quattro di questi siano centrocampisti e che proprio dalla linea mediana provengano circa il 70% del fatturato di squadra, ovvero 40 su 58, così distribuiti: Felipe Anderson a quota dieci, Mauri nove, Parolo e Candreva sette, Biglia e Lulic tre, Ederson uno.

Perfetta gestione del dualismo Klose-Djordjevic

A inizio stagione la situazione sembrava mettere a rischio la stabilità dello spogliatoio: da un lato il neo-campione del Mondo, alla soglia dei 37 anni, dall’altro un talento di buone qualità, pronto a sfruttare a pieno tutte le occasioni. Pioli ha fatto opera di equilibrismo, ha spesso mandato in panchina Klose a beneficio del più giovane, senza però mai smettere di farlo sentire coinvolto e importante; ecco spiegato il rendimento del tedesco che, dall’infortunio di Djordevic ha messo insieme otto gol, per un totale di dieci in campionato.

Esultanza Gol Miroslav Klose Lazio 2 0 Goal celebration Roma 12 04 2015 Stadio Olimpico Football Ca

Capacità di far fronte agli infortuni

La stagione è stata particolarmente travagliata soprattutto in difesa, dove spesso si sono assentati tutti i componenti del reparto titolare (un caso per tutti: Gentiletti che ha retto tre partite prima di finire ko quasi per tutto il torneo). Il tecnico, però, è stato bravo a non fornire alibi ai suoi e a tirare fuori dal cilindro autentiche novità e giocatori futuribili. Abbiamo già parlato di Felipe Anderson, ma andrebbero citati anche Cavanda riabilitato sugli esterni e Cataldi in mediana, oltre al sempre utile Onazi.

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