Io sono il Messi della Nba o lui è il Curry del calcio? Non lo so, ma di sicuro siamo entrambi dei creativi. Io quando scendo in campo cerco di fare cose fantasiose ed essere il più imprevedibile possibile. E Messi fa lo stesso. Sono un suo grande fan, perché ogni volta che tocca palla sai che può succedere qualcosa di speciale. Mi incollo alla tv ogni volta che lo vedo“. Parole e musica dell’ultimo genio che il basket a stelle e strisce ha lanciato sul grande palcoscenico dell’Nba. Un palcoscenico che Steph Curry, numero 30 dei Golden State Warriors, Mvp dell’ultima stagione conclusa con l’anello e assoluto dominatore anche di quella in corso, si è preso con levità, leggerezza, ma anche con un forza dirompente poco prevedibile a una prima occhiata.

curry

Quel fisico esile ed elastico, i 191 centimetri da “impiegato” in un mondo di Superman e Hulk, l’immagine da bravo ragazzo attorniato da bad boy sono tutti elementi fuorvianti rispetto al killer che in realtà si nasconde dietro quei tratti così concilianti. “Il ragazzo è parecchio competitivo, molto più di quanto possiate pensare – lo ha descritto in maniera molto efficace coach Steve Kerr -. Mi spiego, la competitività di Jordan (con cui ha giocato e vinto ai tempi dei Bulls, ndr) era più evidente perché lui giocava con rabbia, Steph no. Steph gioca con gioia, così da dare molto meno nell’occhio. Ma Steph è un killer-inside e lo è per davvero“. Ed è anche per questo che non esiste un giocatore del presente e del passato del basket americano sovrapponibile a lui, alle sue caratteristiche, alla sfacciataggine e all’incredibile capacità di rendere tutto semplice.

Beninteso, non stiamo dicendo che si tratti del più grande della storia, ma è sicuramente storia che si sviluppa davanti ai nostri occhi. Una storia in cui si ha costantemente la sensazione che nulla sia impossibile e di cui si parlerà a lungo, come accade ancora adesso per il già citato Jordan, per Kobe, Magic, LeBron e per tutti quelli che li hanno preceduti, a cominciare dal capostipite Wilt Chamberlain. È per questo che l’accostamento con Messi è forse il più calzante. Nonostante i due pratichino sport agli antipodi, li interpretano alla stessa maniera. Entrambi sembrano sbarcati da un altro pianeta, alieni in mezzo agli umani, capaci di tutto quasi senza scomporsi.

Per maggiori informazioni, andate pure a rivedere una delle ultime incredibili partite di Curry contro gli Oklahoma City Thunders. Al di là dei 46 punti, che ormai non fanno quasi più notizia, è riuscito a eguagliare il record di triple realizzate in un match (12/16), ma soprattutto ha infilato l’ultima della serie nel supplementare, a meno di un secondo dalla fine, da oltre dieci metri e con una naturalezza disarmante che ha costretto anche un tipo orgoglioso come LeBron James a riconoscere la grandezza dell’avversario, inveendo simpaticamente su Twitter:

E adesso quale sarà il prossimo traguardo? Difficile da prevedere con un tipo così. Non resta che accomodarsi in poltrona e aspettare. Il meglio deve ancora venire…