E dai tira, tira, tira  cosa aspetti a finirmi?
Vedo il pallone calciato che arriva come una locomotiva
e sono solo nel cielo mentre volo incontro al tiro e voi trattenete il respiro.
Solo quando c’è il rigore vi ricordate di me, lo so. Del vostro portiere, chissà se parerò

Questi splendidi versi di Stefano Benni descrivono la solitudine e le incertezze di chi è messo a guardia di una porta di 7 metri e 32 centimetri, ultimo baluardo della difesa, che meno di tutti può permettersi di sbagliare. Gli sbagli di un difensore o di un attaccante, a meno che non siano clamorosi, si dimenticano in fretta, quelli di un portiere no, neanche quelli minimi, neanche se prima o dopo pari qualsiasi cosa passi dalle tue parti. Se poi il tuo Presidente, da pochi giorni ex (uno che in squadra ha avuto gente come Sorrentino e Sirigu) afferma con sicurezza che sei il miglior numero uno avuto durante i tre lustri in cui è a capo della società, nonostante tu abbia 20 anni e nemmeno una stagione di Serie A alle spalle, allora ogni errore peserà il doppio.

Essere Josip Posavec, in questi mesi, non deve essere la cosa più semplice del mondo. Il giovane portiere croato sta vivendo da titolare la peggiore annata del Palermo da quando è tornato in A e commettendo errori decisivi, con quell’etichetta che le parole di Zamparini gli hanno cucito addosso sempre pronta a essere tirata fuori. Non che il ragazzo non abbia talento, anzi. Fisico e reattività sono di primo livello e le tante parate realizzate (fino a poche giornate fa era il terzo in tutta la Serie A) stanno lì a dimostrarlo, ma la differenza per un portiere spesso la fanno altre qualità: tranquillità, maturità, tempismo.

A Torino, con la sua squadra in vantaggio, Posavec ha mostrato come peggio non poteva il suo essere ancora immaturo dal punto di vista calcistico: due uscite completamente a vuoto e una nemmeno tentata su una punizione lenta battuta da Ljajic hanno permesso al sempre elettrico Belotti di realizzare la tripletta che lo ha portato in cima alla classifica marcatori.

Questi sono solo gli ultimi di una lunga serie di errori: tiri passati sotto la pancia (il gol di Callejon in Palermo-Napoli), scontri con compagni che hanno favorito gli avversari (con Aleesami in Palermo-Milan), punizioni parabili lasciate entrare (quella di Parades in Roma-Palermo). La partita emblema della stagione di Posavec però è quella contro il Napoli al San Paolo: almeno 6 parate miracolose, ma un errore inspiegabile su un tiro debole e centrale di Mertens non bloccato, che gli passa tra le gambe. Il suo volto mentre osserva la palla rotolare in rete dice tutto.

Quelli come Donnarumma, pronti a 16 anni a giocare titolari in Serie A, nascono una volta ogni 10-15 anni. Per una squadra che vuole lottare per la salvezza lanciare allo sbaraglio un ragazzo di 20 anni, caricato di aspettative e nel bel mezzo della sua maturazione umana e calcistica, è stato un vero azzardo. In molti a Palermo pensano che con un guardapali più affidabile la squadra avrebbe potuto giocarsi meglio le proprie carte al tavolo di una lotta per la permanenza nel massimo campionato mai così povera di contenuti, e probabilmente hanno ragione.

Basti pensare alla differenza con chi lo ha preceduto in rosanero: il già nominato Stefano Sorrentino, portiere di rara continuità che milita in Serie A da tanti anni, l’anno scorso è stato uno dei principali motivi della salvezza miracolosa del Palermo e quest’anno è tra i protagonisti dell’ottima stagione del Chievo di Maran. Anche tra i portieri di Serie B si possono trovare elementi probabilmente più pronti di Posavec. Leandro Chichizola dello Spezia ad esempio da anni è uno dei portieri più continui del campionato cadetto e meriterebbe un’occasione in A. Alessio Cragno, un ’94 che come il croato è stato mandato in campo dal Cagliari in Serie A a 20 anni, quest’anno sta dimostrando tutto il suo valore a Benevento (dove è in prestito), tanto da attirare le attenzioni di grandi club.

Cragno

Alessio Cragno, protagonista in B con la maglia del Benevento

Una maturazione avvenuta dopo anni di giusta gavetta, dopo un inizio difficile, che testimonia l’importanza di un percorso di crescita per un portiere. Quello di Posavec è appena iniziato, non nel miglior modo possibile e con aspettative troppo alte rispetto al valore attuale del ragazzo croato, ma è solo il suo primo anno da titolare. Basterà non parlare di lui come del nuovo fenomeno del ruolo per un po’ e dargli il tempo di crescere con calma, magari ricominciando dalla Serie B.