La sera del 2 maggio 2016 sarà ricordata per sempre come quella in cui il Leicester City ha completato il proprio capolavoro, vincendo contro ogni pronostico il suo primo titolo in Premier League dopo centotrentadue anni di storia. A fare da contraltare all’impresa compiuta dalla squadra di Claudio Ranieri c’è però una storia parallela, che a differenza delle Foxes non avrà il lieto fine e le celebrazioni su giornali e palmarès: è quella del Tottenham, che ha fatto la miglior stagione della sua storia in Premier League e battuto le grandi del calcio inglese ma nonostante ciò ancora una volta ha dovuto masticare amaro, buttando via le ultime residue speranze di rimonta pareggiando una partita dov’era avanti 0-2 all’intervallo. Nessuno a Hollywood farà un film sulla squadra allenata dall’ottimo Pochettino, i giornali riserveranno sempre uno spazio inferiore rispetto al Leicester e nell’albo d’oro il suo nome non sarà presente. Gli Spurs possono essere definiti la formazione più sfigata d’Inghilterra?

Momento di nervosismo durante Chelsea-Tottenham del 2 maggio 2016.

SEMPRE FERMI A UN PASSO DALLA GLORIA

Al Tottenham basterà vincere una delle ultime due partite di campionato per superare i settantadue punti del 2012-2013, miglior risultato nella sua storia in Premier League, ossia dal 1992-1993. Ironicamente quell’anno gli Spurs finirono comunque quinti, un punto dietro gli odiati rivali dell’Arsenal, e fuori dalla Champions League dove già l’anno prima erano stati esclusi, pur avendo conseguito il quarto posto, perché il Chelsea aveva vinto la coppa a Monaco e aveva scippato la qualificazione ai Lilywhites a campionato finito, avendo chiuso solo in sesta posizione (adesso i regolamenti UEFA sono cambiati, anche grazie a quel precedente). In linea molto teorica gli Spurs potrebbero anche perdere il secondo posto e scendere al quarto, perché l’Arsenal è dietro di tre punti e il Manchester City di sei (ma entrambe hanno una differenza reti di gran lunga inferiore e quindi ci vuole una serie di combinazioni imprevedibili, quasi quanto il 5000/1 del Leicester campione), e questo sarebbe un trauma enorme.

Il gol di Eden Hazard in Chelsea-Tottenham del 2 maggio 2016.

UN EXPLOIT SENZA LIETO FINE

La storia del Tottenham in Premier League dal 2000 in poi è sempre stata legata all’affannosa ricerca della partecipazione alla Champions League, che dal 2001-2002 vede quattro posti per le squadre inglesi. Solo due volte, prima di quest’anno, aveva chiuso almeno quarto, conquistando l’accesso nella coppa 2010-2011 dove arrivò ai quarti di finale, eliminato dal Real Madrid dopo aver fatto fuori il Milan negli ottavi e aver vinto il girone davanti all’Inter campione in carica (nel match del Meazza il mondo si rese conto delle strepitose doti atletiche e tecniche di Gareth Bale, che realizzò una tripletta pur non riuscendo a evitare la sconfitta per 4-3).

Nell’ultima giornata della Premier League 2005-2006 si era verificato un fatto assurdo: al penultimo turno gli Spurs erano quarti con 4 punti di vantaggio sull’Arsenal quinto, che però aveva una partita da recuperare poi vinta. La gara conclusiva vedeva i Gunners in casa col Wigan e il Tottenham in casa del West Ham: un successo avrebbe garantito la Champions, ma gli Hammers vinsero 2-1 e una tripletta di Thierry Henry cambiò la storia, con tanto di accuse all’hotel che aveva ospitato il Tottenham alla vigilia per via di una gastroenterite accusata da vari giocatori.

La disperazione dei giocatori del Tottenham dopo la sconfitta contro il West Ham nel 2006.

FARE MEGLIO DI SEMPRE NON È BASTATO

Ciò che presto verrà dimenticato, perché inevitabilmente le luci della ribalta andranno alla memorabile impresa del Leicester City, è che quest’anno il Tottenham aveva realmente una squadra pronta per vincere. Ha sfruttato il crollo di Chelsea, Liverpool e Manchester United, ha fatto meglio di Arsenal e Manchester City, eppure ha dovuto comunque abdicare per il titolo contro una squadra che fin qui aveva vinto solo tre coppe di lega e un Charity Shield.

Col gol al Chelsea Harry Kane ha raggiunto quota venticinque in campionato, migliorando i ventuno di un anno fa (qualcuno diceva non potesse ripetersi…); al debutto in massima serie Dele Alli ha vinto il PFA Young Player of the Year, Christian Eriksen al solito ha fornito un gran contributo, Toby Alderweireld è di gran lunga il miglior difensore del campionato e ha commesso solo nove falli in trentasei partite, mentre Erik Lamela, Hugo Lloris, Danny Rose e Kyle Walker hanno riscattato stagioni altalenanti. A guidarli è stato Mauricio Pochettino, manager argentino che negli anni ha sempre migliorato il proprio gioco e la gestione della rosa, rivalutando talenti inespressi e ottenendo il massimo con meno mezzi delle big. Purtroppo non avrà troppi riconoscimenti.

Mauricio Pochettino e Guus Hiddink.

In quasi centotrentaquattro anni di storia il Tottenham ha vinto due volte la First Division, nel 1951 e nel 1961, ma questa è stata la prima volta che ha lottato per il titolo in Premier League. Non vince un trofeo dalla stagione 2007-2008 (Carling Cup, 1-2 ai tempi supplementari contro il Chelsea a Wembley) e in bacheca può vantare una Coppa delle Coppe e due Coppe UEFA, l’ultima nel 1983-1984. La maglia bianca è stata vestita da gente del calibro di Osvaldo Ardiles, Gareth Bale, Paul Gascoigne, David Ginola, Jürgen Klinsmann, Gary Lineker e Luka Modrić, ma nessuno di questi grandi giocatori è riuscito a portare gli Spurs sul tetto d’Inghilterra. Quest’anno, superando le big 4, poteva essere quello buono, ma poi è spuntato Claudio Ranieri e la storia l’ha scritta lui.