L’ultimo inglese accolto con tanto calore all’ombra della Mole, seppure post mortem, era stato Roald Dahl, celebrato nel Salone del Libro 2016 nel centenario dalla sua nascita: non sappiamo se Joe Hart abbia mai letto alcune opere dello sceneggiatore e scrittore originario di Llandaff come “Il grande ascensore di cristallo” o  “Le streghe”. Di certo in tanti a Torino attendono di vedere nelle parate del 29enne di Shrewsbury quel “dito magico”, per restare nella bibliografia di Dahl, che spesso negli ultimi anni è mancato, in particolare sotto la guida dell’attuale Ct della Nazionale Giampiero Ventura.

Nel podio delle operazioni dal maggior impatto mediatico del calciomercato italiano nell’estate 2016, il portiere della Nazionale dei Tre Leoni, scartato da Guardiola, che gli ha preferito Caballero prima di acquistare Bravo dal Barcellona, perché “poco adatto per impostare l’azione con i piedi”, viene appena dopo Pogba e Higuain: Torino caput mundi per una stagione. Così, ai colpi bianconeri, il duo Cairo-Petrachi ha replicato con questo acquisto last minute: prestito con stipendio milionario (ma gli altri tre milioni li pagheranno i Citizens) e Hart ha rifatto le valigie per l’Italia, destinazione molto gradita se si pensa che ha scelto Firenze per le sue nozze.

Joe Hart con l'Inghilterra

Le porte del Belpaese dopo otto stagioni al Manchester City, condite da due Premier League vinte, un Community Shield, due Coppe di Lega e una Coppa d’Inghilterra sollevate e la trafila in prestito tra Tranmere, Blackpool e Birmingham. Uno scenario inimmaginabile, fino a qualche giorno prima che Guardiola si insediasse sulla lussuosa panchina dell’Etihad Stadium. 302 partite in Premier League, 39 in Champions League, e 63 in Nazionale racconterebbero di un portiere di statura internazionale: condizionale d’obbligo, se pensiamo che, eccezion fatta per Peter Shilton, Gordon Banks e David Seaman, raramente l’Inghilterra è stata patria di grandi portieri.

Con Hart i problemi sembravano risolti. Sembravano. Perché dopo aver fatto vedere grandi cose ha iniziato ad inanellare una lunga serie di errori, fino a perdere il posto tre stagioni fa in favore di Pantilimon. Lui non si è scomposto e quando è ritornato a difendere la porta dei Blues di Manchester non ha più dato adito a polemiche. Impeccabile, deciso e decisivo. “Una persona molto solare, un amicone, sempre pronto a scherzare con tutti”. Unico difetto? In ferie, ama alzare un po’ il gomito, come raccontano i gestori dei locali notturni di Manchester.

Joe Hart

Plastico tra i pali, meno abile nelle uscite alte, spauracchio per gli avversari dagli 11 metri. Su 42 rigori, Hart ne ha parati 13: questo significa che una volta su tre l’estremo difensore ora del Toro neutralizza il penalty avversario. Una “vittima” famosa? Leo Messi, respinto sul dischetto nel febbraio 2015, gara di andata degli ottavi di Champions League tra Barcellona e Manchester City. La sua fama, però, presenta anche un rovescio della medaglia: celebri sono su Youtube i video che raccolgono alcune papere di questo gigante biondo, tra cui una che lo “canzona” sull’eco di Benny Hill. Intanto un primo record l’ha collezionato senza mettere piede in campo: lui forse non lo sa, ma Hart sarà il primo portiere inglese a giocare nel nostro massimo campionato.

Nonostante l’Inghilterra sia la culla del football e gli inglesi siano stati i fondatori del calcio in Italia, sono pochi i connazionali di Hart ad aver militato nei nostri club: appena 25 inglesi in più di 100 anni e, prima del classe 1987, solamente due portieri britannici hanno cercato fortuna in Italia, ma si giocava la serie A pre-girone unico. Si tratta di James Spensley, che ha militato nelle fila del Genoa a fine Ottocento, e Hoberlin Hood, suo coevo milanista.  Una rarità, così come sono stati rari i calciatori inglesi che hanno ben figurato in Italia. Ci penserà l’ex City a ‘vendicare’ i suoi connazionali. Almeno così si augurano dalle parti di Torino, sponda granata.

Joe Hart con il City

Quella di Hart appare una scelta romantica. La scelta di un guascone inglese arrivato forse troppo presto in cima al calcio continentale e con una voglia matta di rimettersi in gioco dopo aver vinto tanto: per farlo ha scelto una società che, al netto del blasone e della storia, non vince un trofeo dal 1993 (Coppa Italia) e negli ultimi 30 anni ha fatto la spola tra serie A e serie B. Aveva offerte da mezza Europa: avrebbe potuto restare in patria, al Sunderland, o giocarsi una maglia con l’Atletico Madrid. No. Joe ha scelto una squadra di media serie A che non gioca nemmeno le coppe europee, che di solito i top player li cede – da Immobile a Darmian fino a Bruno Peres e Glik – ma che quest’anno ha in panchina un leader come Sinisa Mihajlovic. Un leone per il portiere dei Tre Leoni.

Ha scelto la foschia torinese, Hart, tanto simile allo smog industriale di Manchester, permettendo al Toro di mettere in bacheca un colpo prestigioso su scala internazionale che mancava dai tempi di Rafael Martin Vazquez, il castigliano triste del quale calcisticamente si invaghì anche l’avvocato Gianni Agnelli.

Joe Hart al Torino

Il periodo nero vissuto da Hart è però un potenziale turning point della carriera. In Italia, intanto, i suoi estimatori non mancano: uno è sull’altra sponda del Po e risponde al nome di Gigi Buffon, che prima della doppia sfida di Champions League tra la Juventus e il Manchester City, nell’autunno 2015, lo ha omaggiato collocandolo tra i migliori portieri del mondo. Dell’incrocio tra Italia e Inghilterra in Euro 2012, invece, ricordiamo la parata decisiva su una girata da posizione ravvicinata dell’allora compagno di squadra Balotelli, ma anche le parole di Andrea Pirlo, che spiegò di aver optato per il cucchiaio dal dischetto per punirne l’atteggiamento irriverente.

Scorrendo però l’almanacco mentale dell’ultimo decennio di Premier, scopriamo che spesso e volentieri l’ultima linea di difesa è stata assegnata alla legione straniera: da Schmeichel a Van Der Sar fino a Čech, De Gea e Curtois, passando per Barthez e Lehmann. Una vera e propria “maledizione del portiere inglese”: come non scegliere la città che secondo la tradizione esoterica si troverebbe al vertice del triangolo di magia bianca e di magia nera per riscattarsi? Il cuore Toro è pronto a battere per un portiere inglese. Ah, “cuore” in inglese si scrive “heart”, ma si legge “Hart”. Più di una semplice coincidenza.

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