Le facce dei giocatori del grande Torino sono note a tutti gli appassionati di calcio: Mazzola, Ballarin, Loik, Ossola. I loro volti rappresentavano benissimo la gente. E infatti quei ragazzi, che per i più erano uomini, vivevano in simbiosi con i propri tifosi, li aiutavano a pagare la pigione di casa, o a trovare lavoro. Erano il simbolo dell’Italia del dopoguerra. Un popolo unito e pronto al riscatto.

Dopo Superga sono passati tanti anni, prima di vedere un grande Toro. Lo scudetto del 1976 fu quello dei baffi di Zaccarelli, delle basette di Pulici, della chioma di Ciccio Graziani. Era un Toro combattivo, un po’ beat, come voleva l’epoca, come il carattere di Gigi Meroni, che girava in centro con una gallina al guinzaglio. Una squadra guidata da un sergente di ferro, Gigi Radice, che guardava i suoi ragazzi come rivoluzionari del pallone, da gestire come un buon padre di famiglia. Permettendo anche qualche trasgressione, ma sempre e solo al momento giusto. Quando c’era da pedalare e da fare ramanzine anche il più sessantottino di loro se la faceva addosso.

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Giampiero Ventura è un personaggio a sé. Non ricorda nessuno dei suoi predecessori, ma di certo sta scrivendo una storia bellissima, che di granata ha tanto. Ventura è il padre di una squadra che al quinto anno assieme inizia davvero a far innamorare i tifosi. Che hanno dimenticato le polemiche verso la presunta avarizia di braccinocorto Cairo e si sono concentrati su una squadra giovane e vincente. Una squadra hipster, ancora una volta in linea con la tendenza che vuole giocatore barbuti, tatuati e un po’ fuori di testa, ma che guidati con sapienza sono certamente la rivelazione di questo campionato.

Baselli è forse la chiave di volta di una squadra che ha investito sui giovani puntando su elementi che le grandi squadre hanno lasciato andare, spendendo i loro soldi altrove. Arriva dall’Atalanta, così come Davide Zappacosta, un altro che fino ad un anno fa giocava in B, a Frosinone. Entrambi hanno quell’espressione un po’ sfrontata di chi sa che non è arrivato lì per caso. A dare esperienza ci pensano Quagliarella, mai così concreto, Padelli, finalmente più costante, e Glik, un difensore tra i più forti della Serie A, e non solo.

Ventura

Una delle chiavi del successo di Ventura è certamente la crescita del difensore polacco, divenuto ormai un centrale di caratura internazionale, grazie anche all’exploit della sua nazionale che si sta giocando la qualificazione ad Euro 2016.

Glik è leader, parla perfettamente l’italiano, conosce perfettamente i tempi dei compagni di squadra, difende, lancia e all’occorrenza sblocca le partite con un’incursione delle sue. Ma soprattutto conosce la storia del grande Torino, e si reca spesso a Superga per onorarla. Per Ventura è una sorta di allenatore in campo. A lui, Moretti e Maxi Lopez, oltre che a Quagliarella, è richiesta esperienza, pazienza, strategia. A Bruno Peres l’imprevedibilità, che resta una delle prerogative delle squadre di Ventura, un maestro di calcio che si appresta a diventare professore.

Non solo bel gioco, ma anche tanta psicologia per tirare fuori il meglio dai propri giocatori, oltre a inattese doti di management che gli hanno permesso di sostituire senza traumi il miglior giocatore delle stagioni passate.

Quel Darmian che sta facendo benissimo a Manchester, e anche questo è un gran merito di Ventura: aver fatto diventare un giocatore normale uno dei migliori terzini d’Europa. Questo ha permesso a Cairo di fare cassa e investire parte di quel tesoretto su Belotti, Zappacosta e Baselli.

Si può dire che quello del Torino è un progetto con fondamenta importanti, che cresce anno per anno e che non è destinato a chiudere nel volgere di qualche stagione. Molte perplessità su Mister Libidine (così lo chiamavano a Bari) erano dettate proprio dal fatto che spesso, alle sue squadre, sono stati fatali i secondi e i terzi anni. Vedi Pisa e Bari tanto per citare esempi recenti. Ma qui siamo già arrivati alla quinta edizione, e come dice lo stesso Ventura “Bisogna abituarsi a non considerare il Toro una sorpresa“.

E allora non chiamiamola squadra rivelazione. Chiamiamola più semplicemente la squadra più hipster di questo campionato.

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