Una tra Perù e Nuova Zelanda andrà ai Mondiali e l’Italia no. Il dato è deprimente ma è realtà: stanotte va in scena l’ultimo play-off delle qualificazioni a Russia 2018, dopo il passaggio del turno dell’Australia sull’Honduras rimane solo una partita per definire la trentaduesima nazionale, se lo giocheranno due formazioni che non hanno certo una grande esperienza a livello di fase finale. Se però la Nuova Zelanda ha una partecipazione recente (2010, fuori con tre pareggi fra cui quello con gli Azzurri) il Perù punta a tornarci ben trentacinque anni dopo l’ultimo accesso, nell’edizione di Spagna ’82.

Gareca Solano Perù

UN PAESE INTERO IN ATTESA

Se stanotte (fischio d’inizio alle 3.15 ora italiana) il Perù dovesse vincere (lo 0-0 dell’andata dà un solo risultato, ogni pareggio con gol qualificherebbe la Nuova Zelanda) è già decisa la festa nazionale per domani, questo per capire come la nazione si stia preparando a un evento storico. Nel 1982 c’era Teófilo Cubillas, il miglior giocatore della storia blanquirroja, e due che grazie a quei Mondiali si guadagnarono la Serie A: Gerónimo Barbadillo, passato all’Avellino, e Julio César Uribe, finito al Cagliari. Fuori al primo girone, il Perù pareggiò con gli Azzurri per 1-1 a Vigo, prima di farsi travolgere dalla Polonia (5-1), senza ripetere l’exploit del 1970 quando arrivò fino ai quarti.

Ora ci riprova dopo un girone in cui ha fatto una rimonta sensazionale, perché a settembre 2016 dopo la sconfitta in Bolivia era penultimo con soli quattro punti. Da lì è però partita la risalita, perché la presenza di Nelson Cabrera è stata giudicata irregolare (ne aveva una col Paraguay prima di essere naturalizzato) e la CONMEBOL ha dato lo 0-3 a tavolino: nel 2017 è rimasto imbattuto, salendo dall’ottavo al quinto posto grazie a tre vittorie di fila e agli ultimi due pareggi, lo 0-0 in Argentina e l’1-1 “cercato” con la Colombia (negli ultimi minuti non si è giocato, con il KO del Cile il pari bastava a entrambe).

José Paolo Guerrero Peru-Colombia

SENZA STELLE MA CON IDEE

Ora nella rosa del Perù di campioni non ce ne sono. Claudio Pizarro ha lasciato la nazionale e la stella José Paolo Guerrero non è a disposizione per i play-off, perché con l’Argentina è risultato positivo all’antidoping per cocaina. La federazione le ha provate tutte, dicendo che si è trattato di una bevanda contaminata, ma la FIFA non l’ha riabilitato e perciò stanotte toccherà al veterano Jefferson Farfán, all’ex promessa André Carrillo e a elementi come Christian Cueva, Yordy Reyna e Raúl Ruidíaz cercare i gol qualificazione.

La garanzia sta in panchina: Ricardo Gareca è un ottimo CT, reduce da un terzo posto in Copa América (2015) e da altre esperienze positive con i club, soprattutto alla guida del Vélez dal 2009 al 2013, portato alla vittoria del campionato argentino e a un passo dalla finale di Copa Libertadores 2011 con una delle squadre migliori degli ultimi anni di calcio sudamericano, anche per gioco. El Tigre da giocatore aveva estromesso il Perù da Messico ’86, segnando il definitivo 2-2 nel finale che fece avanzare l’Argentina all’ultimo turno, ma poi non era stato convocato per il torneo: adesso ha l’opportunità di conquistarlo dalla parte opposta, in tal caso nessuno potrà togliergli la Russia e farlo diventare eroe nazionale peruviano. Il paese aspetta solo questo.