Un quarto d’ora per capire quale fosse il Milan e quale l’Inter. Poi una partita giocata, per noi spettatori, tutta sul filo della concentrazione: bastava alzarsi un attimo ad andare a prendere un bicchiere d’acqua che le maglie si incrociavano nuovamente. E con loro una domanda inattesa: qual è l’Inter? E chi sono quelli tutti vestiti di nero? Prima di scomodare il marketing, come ha fatto qualcuno in diretta, vale la pena fare una considerazione a monte. È l’arbitro a decidere con quali completi giocare, ma nel caso della Serie A le tv hanno una certa importanza. Un ruolo marginale, ma comunque un ruolo, lo giocano tradizione e scaramanzia. E infine il marketing.

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Ebbene, mi sento di dire che in questo caso il marketing centra davvero poco. Sarebbe stato marketing se l’Inter avesse giocato con la maglia verde, e i tifosi non avrebbero gradito. Ma in questo caso entrambe le squadre hanno mantenuto la maglia tradizionale apportando un unico diversivo: i pantaloncini e i calzettoni, nel caso dell’Inter. Da che mondo è mondo il derby si gioca con le maglie tradizionali, tranne in rare eccezioni e le più recenti corrispondono con un quarto di finale di Champions League (stagione 2004-2005) in cui l’Inter gioca l’andata con la maglia bianca e il ritorno con la terza a strisce orizzontali verdi e nere, quella per intenderci della Coppa Uefa del 1998.

Il motivo è che l’Uefa, molto meno tollerante sugli abbinamenti cromatici, impone alle squadre strisciate di giocare con il numero stampato sul monocolore, e sia l’Inter che il Milan avrebbero la schiena nera. Per cui l’Inter, in preda ad un attacco scaramantico che non si rivelerà fortunato, cambia divisa in entrambe le circostanze. Ma in campionato si ritorna a giocare rossoneri contro nerazzurri, perché questo dice la tradizione del derby e perché sia il rosso che l’azzurro vengono pensati per garantire abbinamenti in linea con la tradizione dei club. Fanno storia a sé pantaloncini e calzettoni, i veri protagonisti di questa storia. Nel corso degli anni si è passato dal total white del Milan al bianco e nero (pantaloncini bianchi, calzettoni neri), mentre l’Inter ha sempre preferito il total black o al massimo lo “spezzato“. Celebre quello del triplete con pantaloncini neri e calzettoni bianchi.

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Ecco perché la partita di domenica ha creato una confusione più psicologica che cromatica. nella nostra testa siamo sempre stati abituati a vedere il bianco abbinato alla maglia del Milan. Annotiamo anche che quest’anno sia l’Adidas (sponsor tecnico del Milan) che la Nike (Inter) hanno insisitito molto sulle cromie del nero. Il rosso della divisa del Milan è appena percepito, se non inesistente sulla schiena; l’azzurro dell’Inter tende allo scuro, come in pochi rari casi. Fortunatamente i numeri gialli ci hanno permesso di riconoscere, in rari momenti di lucidità, Candreva e Perisic rispetto a Suso e Locatelli. Tra l’altro la divisa originale dell’Inter prevede, in questa stagione, i calzettoni gialli, che non sarebbero stati per nulla una cattiva idea.

Il Milan di Sacchi indossava pantaloncini e calze bianche
Il Milan di Sacchi indossava pantaloncini e calze bianche

Certamente da vicino non ci sono stati problemi di sorta e riconoscibilità per l’arbitro ed i giocatori in campo. Più complesso è stato per noi spettatori. Consci del fatto che se una delle due squadre avesse utilizzato la seconda o peggio ancora la terza maglia si sarebbe gridato allo scandalo, non resta che augurarci, nelle prossime stagione che il rosso e l’azzurro ritornino a brillare. Capiamo che in questi anni la situazione del calcio a Milano è stata nera, ma così ci sembra eccessivo.

 

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