L’ultima settimana in casa Inter è stata caratterizzata da un evento inaspettato: il ritorno al Meazza di José Mourinho e Ronaldo, presenti allo stadio per seguire il 3-1 dei nerazzurri sulla Sampdoria. Se la prima volta da ex del portoghese è stata tutto sommato ben accolta, con vari striscioni e una coreografia in curva oltre a numerosi cori durante il match, certo non si può dire lo stesso per il brasiliano, che paga ancora un addio traumatico avvenuto nel 2002 e il “tradimento” del 2007, quando firmò col Milan. Il popolo nerazzurro si è diviso in due: chi è stato d’accordo con questa linea di pensiero, ricordando la mancata gratitudine da parte del brasiliano, e chi invece ha perdonato il Fenômeno dopo tanti anni, continuandolo a ritenere uno dei più grandi campioni visti passare da Milano. Quale delle due definizioni è più corretta?

La presentazione di Ronaldo all'Inter, 12 agosto 1997.

RONALDO – IL CAMPIONE

Luís Nazário de Lima, per tutti Ronaldo, sbarca a Milano nell’estate del 1997, al termine di una trattativa estenuante e più volte sembrata vicinissima a saltare, soprattutto per le resistenze del Barcellona che prova invano a non far valere la clausola rescissoria. Quando il Fenômeno arriva all’Inter è senza discussione alcuna il miglior giocatore del mondo, un mostro di bravura visto poche altre volte sui campi di calcio: la prima stagione è uno spettacolo per gli occhi, segna trentaquattro gol complessivi e con i suoi numeri di altissima classe porta l’Inter alla vittoria della Coppa UEFA (indimenticabile la sua doppietta su un campo ai limiti della praticabilità nel ritorno delle semifinali in casa dello Spartak Mosca, oltre al 3-0 con cui chiude la finale contro la Lazio saltando Marchegiani) e a giocarsi il titolo in Serie A con la Juventus, sfumato nell’infausto pomeriggio di Torino col rigore negato da Piero Ceccarini per evidente fallo di Mark Iuliano. Tutti, interisti e non, piangono con lui quando lo vedono uscire in barella il 12 aprile 2000 per un nuovo gravissimo infortunio al ginocchio, pochi minuti dopo essere rientrato in campo dopo uno stop di cinque mesi. Nella stagione 2001-2002 torna a giocare, segna al Brescia e sembra l’inizio di una nuova avventura, ma poi qualcosa si interrompe e inizia una nuova fase…

Ronaldo e Héctor Raúl Cúper ai tempi dell'Inter.
RONALDO – L’INGRATO

È il 5 maggio 2002, l’Inter perde il campionato all’ultima giornata crollando contro la Lazio per 4-2 in un Olimpico interamente nerazzurro. Ronaldo esce al 78′ per lasciare il posto a Kallon e in panchina piange ancora una volta. In pochi lo possono immaginare, ma è la sua ultima immagine con la maglia dell’Inter: poche settimane dopo vince i Mondiali del 2002 col Brasile segnando una doppietta in finale alla Germania, ma si dimentica di ringraziare Massimo Moratti, l’uomo che più di tutti aveva insistito per volerlo e che aveva fatto ogni cosa per renderlo nuovamente un calciatore. È il segnale che qualcosa si è rotto, e poco dopo i giornali trovano il motivo: dietro di lui c’è il Real Madrid, che sfrutta l’incompatibilità con l’allenatore Héctor Cúper e al termine di un lungo corteggiamento lo porta in Spagna il 31 agosto 2002, quando abbandona Milano di nascosto per non dover fronteggiare l’ira dei tifosi interisti. A Madrid viaggia fra alti e bassi, con evidenti problemi di peso, ma nel 2007 compie il peccato mortale di tornare in Italia, a Milano, al Milan. Se nel mondo Inter era già visto male per quanto avvenuto nel 2002 il passaggio in rossonero è la goccia che fa traboccare il vaso. Al derby viene accolto da migliaia di fischietti, lui segna ed esulta in maniera provocatoria: gli va male, l’Inter rimonta e vince 2-1.

L'esultanza di Ronaldo nel derby Inter-Milan del 2007.

L’esperienza milanista è infelice e si chiude con un’altra grave lesione al ginocchio, stavolta il sinistro, avvenuta il 13 febbraio 2008 contro il Livorno. Al Milan sono più luci che ombre, sembra quasi che abbia voluto fare un dispetto al suo passato. In occasione di Inter-Sampdoria, sabato scorso, ha detto che inizialmente si era offerto nuovamente all’Inter ma Moratti gli aveva preferito Adriano: dichiarazioni che sanno molto di tentativo di salvare la faccia. Ma allora chi ha ragione? È indubbio che Ronaldo per l’Inter e per chi ha seguito quel periodo di fine anni Novanta sia stato un’icona indimenticabile, uno dei migliori giocatori della storia nerazzurra, ma quanto fatto dal 2002 in poi non è alto che un susseguirsi di colpi bassi ed evitabili, non certo degni di un grande campione. Chi continua a idolatrarlo ha fondati motivi per farlo e di certo non sbaglia, però valutando nel complesso quanto avvenuto dal 1997 a oggi la sensazione è che di errori Ronaldo nei confronti dell’Inter e degli interisti abbia commessi tanti, o forse, troppi.

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