Fino a pochi anni fa si diceva che la Liga fosse un campionato a due, dominato da Barcellona e Real Madrid. Questa definizione è stata smentita nella stagione 2013-2014, quando l’Atlético Madrid ha fatto un’impresa memorabile battendo le due big di Spagna, e da quel momento in poi la squadra di Diego Pablo Simeone è sempre rimasta nei piani alti della classifica. Adesso si è aggiunta anche la quarta opzione: è il Siviglia, terzo dopo dieci giornate a tre punti dal Real capolista. In Andalusia il titolo manca addirittura dal 1946, unico in quasi centoventisette anni di storia: è arrivato il momento per riscriverla?

SQUADRA CHE VINCE SI CAMBIA

Dopo tre Europa League consecutive il Siviglia ha alzato l’asticella. Un ciclo vincente come quello 2013-2016 necessitava di nuova linfa, anche perché l’allenatore Unai Emery aveva deciso di lasciare per il più ricco Paris Saint-Germain. Il fenomenale DS Monchi, vero artefice dei trionfi di questi ultimi anni, ha dovuto far fronte a tante offerte per i suoi gioielli, e come al solito ha incassato cifre notevoli: tolto Éver Banega, andato all’Inter a parametro zero, Grzegorz Krychowiak ha seguito Emery a Parigi per trentatré milioni, uno in più di Kevin Gameiro andato all’Atlético Madrid. Solo con queste due entrate è stata ricostruita la rosa sotto i dettami del nuovo tecnico, Jorge Sampaoli: dentro Wissam Ben Yedder, Joaquín Correa, la scommessa Ganso, Hiroshi Kiyotake, Matías Kranevitter, Gabriel Mercado, Pablo Sarabia, Salvatore Sirigu, Franco Vázquez e Luciano Vietto, più a fine mercato l’azzardo Samir Nasri in prestito, finito ai margini al Manchester City e in cerca di riscatto. Undici acquisti, di fatto una formazione nuova, che però ci ha messo ben poco ad ambientarsi.

Samir Nasri e Monchi

IN TESTA SU DUE FRONTI

Non fosse stato per il pareggio inaspettato sul campo dello Sporting Gijon, il Siviglia sarebbe oggi ancora ad un punto dal Real capolista. La partenza resta comunque più che positiva: cinque vittorie su cinque in casa, nel fortino del Ramón Sánchez-Pizjuán, mentre in trasferta il rendimento è da migliorare perché è arrivato solo un successo, allo scadere in casa del Leganés per 2-3. Questo risultato però non è da sottovalutare, in quanto si tratta della prima affermazione esterna in Liga dal 23 maggio 2015 (nessuna vittoria in tutto il campionato 2015-2016), ed è stato subito bissato dallo 0-1 sul campo della Dinamo Zagabria in Champions League, dove Samir Nasri ha confermato di essere tornato ai fasti di un tempo. Terzo in Liga e primo davanti alla Juventus in Champions League, dopo aver imposto ai bianconeri lo 0-0 nella prima giornata, l’ottava squadra capace di non beccare gol allo Juventus Stadium (unica nel 2016): per un club fino all’anno scorso bravo “solo” nella seconda competizione UEFA un gran passo in avanti, e in questo ha inciso molto il tecnico.

Jorge Sampaoli, allenatore del Siviglia

UN GENIO IN PANCHINA

Cinquantasei anni, argentino, fedele discepolo di Marcelo Bielsa: Jorge Sampaoli è senza dubbio uno dei migliori allenatori degli ultimi anni. La sua ascesa è stata impetuosa: sconosciuto fino al 2011 (quasi solo serie inferiori, con minima fama per una foto fatta mentre seguiva una partita da un albero), quando riuscì a vincere la Copa Sudamericana con l’Universidad de Chile, trionfo che gli ha aperto le porte della nazionale cilena, che l’ha scelto come CT a fine 2012. Con lui la Roja ha raggiunto il suo apice, ottenendo il primo trofeo nel 2015, la Copa América disputata in casa e vinta ai rigori in finale sull’Argentina. Sampaoli non si è ripetuto lo scorso giugno nell’edizione del Centenario, dove in panchina c’era Juan Antonio Pizzi, perché si è dimesso a gennaio per contrasti con la federazione. Il suo stile è comunque servito al Cile per ripetersi, con tanti giocatori della “sua” Universidad de Chile (su tutti Charles Aránguiz, Marcelo Díaz ed Eduardo Vargas).

Da Bielsa ha preso il gioco offensivo ma ha saputo variare dal 3-3-1-3, alternando difesa a tre e a quattro senza però rinunciare a imporre il suo stile. Al debutto in Liga ha battuto l’Espanyol con un tennistico 6-4, per poi sistemare subito la difesa che nelle seguenti otto partite ha preso otto gol, di cui due in casa. Ha incartato Simeone, uno che sulla tattica ha poco da imparare, con un’intensità superiore ai colchoneros e delle combinazioni di squadra non proprio consone a una rosa che gioca assieme da pochi mesi. Oltre ai nuovi ha puntato sui già rodati Steven N’Zonzi e Vitolo, più la coppia centrale formata da Adil Rami e Nico Pareja, per un giusto mix di novità ed esperienza che può portare a grandi risultati, e al primo derby ha steso i vicini del Real Betis con un 1-0 firmato da un tocco col fondoschiena di Mercado. Su alcuni punti è già migliore a Bielsa, dovesse anche fare un exploit nella Liga lo supererebbe del tutto. A Siviglia ora si sogna.

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