La vittoria del Portogallo agli Europei è riuscita nella non semplice impresa di cancellare uno dei principali luoghi comuni sul calcio. Fino a domenica sera, peraltro non senza una punta di verità, i portoghesi venivano definiti degli incompiuti, incapaci di essere concreti al momento decisivo e spesso battuti in finale anche in circostanze a loro favorevoli. Poi, nella più difficile delle situazioni, la Seleção ha dimostrato che non è proprio così: il Portogallo sa come vincere e come riscrivere l’ultimo capitolo di una storia che in pochi avrebbero previsto con un finale uguale a quello visto allo Stade de France.

Il gol di Charisteas nella finale di EURO 2004.

TROPPE VOLTE A UN PASSO DALLA GLORIA

L’emblema dell’incapacità portoghese di affermarsi nelle grandi competizioni è EURO 2004, torneo giocato in casa dove il Portogallo ci arriva con una delle migliori generazioni post-Eusébio, un mix fra grandi campioni affermati (Luís Figo e Rui Costa su tutti) e nuove giovani leve pronte a consacrarsi (Cristiano Ronaldo e il gruppo del Porto vincitore della Champions League con José Mourinho). La coppa è pronta per loro, ma ci pensa l’imprevedibile Grecia a sconvolgere tutto: il gol di Angelos Charisteas vale il primo titolo per gli ellenici e le lacrime dell’Estádio da Luz. Come nazionale spesso il Portogallo ha avuto momenti buoni, soprattutto agli Europei, salvo poi non riuscire a fare l’ultimo passo per diventare una potenza del calcio mondiale: nel 1984 riesce a perdere in semifinale con la Francia dopo essere stata avanti fino a sette minuti dal termine dei tempi supplementari, nel 2000 stesso avversario e stesso esito col golden gol di Zinédine Zidane al 117′ su rigore per un fallo di mano molto contestato di Abel Xavier, nel 2012 invece sono i rigori a condannare i portoghesi ancora in semifinale con la Spagna. Un marchio di fabbrica difficile da cancellare.

Il gol di Ricardo Quaresma in Croazia-Portogallo.

UNA RIVINCITA INASPETTATA

Non si può certo dire che il Portogallo fosse una delle grandi favorite della vigilia. La squadra di Fernando Santos, subentrato a Paulo Bento dopo la sconfitta all’esordio nelle qualificazioni contro l’Albania e capace di vincere le sette successive partite tutte di misura senza incantare, era poco considerata rispetto alle varie Francia, Germania e Spagna, e nemmeno la prima parte degli Europei aveva cambiato questi giudizi. Tre pareggi, solo 19′ complessivi in posizione di vantaggio e il rischio di uscire contro l’Ungheria. Proprio la partita con i magiari è diventata la sliding door del torneo: nel recupero le due squadre fanno melina in attesa del fischio finale, ma in contemporanea sull’altro campo l’islandese Arnór Ingvi Traustason segna il 2-1 sull’Austria, che vale il sorpasso al Portogallo, finito fra le migliori terze e quindi nella parte “facile” del tabellone.

Col ritmo lento che contraddistingue il paese la Nazionale sfrutta la svolta fortunata ed elimina la Croazia al 117′, in una partita brutta decisa dall’unica vera azione in due ore di gioco, il palo di Ivan Perišić e il contropiede finalizzato da Ricardo Quaresma. Anche ai quarti le sofferenze sono tante, perché la Polonia segna il gol più veloce del torneo con Robert Lewandowski, poi Renato Sanches fa 1-1 e i rigori stavolta non premiano i polacchi. Solo in semifinale arriva l’unica vittoria al 90′: Galles steso 2-0, comincia un’altra storia.

L'esultanza del Portogallo per il gol di Éder nella finale contro la Francia.

Della finale si è già detto tutto, dall’infortunio di Cristiano Ronaldo al pullman scoperto già pronto per la Francia e adesso destinato a chissà quale altro scopo. L’ha decisa un insospettabile, Éderzito António Macedo Lopes, meglio noto come Éder, attaccante classe 1987 andato in doppia cifra solo due volte in carriera e ceduto dallo Swansea a metà stagione perché non segnava mai. Ironia del destino si è ripreso in Ligue 1, al Lille, dove ha segnato sei gol in tredici partite, ma è stata la rete al 109′ a renderlo un eroe per caso, come Dustin Hoffman in un film di oltre vent’anni fa. Dopo anni di delusioni (anche con i club: impossibile non citare la maledizione di Béla Guttmann al Benfica) il Portogallo ha trovato nel suo momento più complicato la forza di non andare incontro alla solita disfatta, e mai come domenica è stato il trionfo del gruppo, perché l’uscita di scena di CR7 ha compattato la squadra. Parabéns, Portugal, ora sei nella storia dalla parte giusta.

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