Roberto Benigni, Walter Matthau e…Antoine Griezmann. Dal cinema all’area di rigore, il passo è breve: quando nel 1988 “Il piccolo diavolo”, la pellicola scritta da Vincenzo Cerami e Giuseppe Bertolucci diventava campione d’incassi della stagione cinematografica, Le Petit Diable -come è conosciuto nel mondo del calcio e tra i suoi amici il numero 7 di Francia e Atletico Madrid- non era ancora un pensiero. Nato il 2 marzo 1991 a Macon, nel cuore della Loira, nota per essere stata la prima città libera tra Parigi e Lione al termine della seconda guerra mondiale, l’idolo che sta facendo ballare i tifosi Bleus ha tanti colori per la testa ma nessun grillo: eppure quei 175 centimetri distribuiti su 65 chili hanno colpito di testa prima l’Albania e poi l’Irlanda, siglando il 50% del fatturato della formazione allenata da Didier Deschamps in Euro 2016.

Antoine Griezmann, esultanza

25 anni, 30 milioni versati dall’Atletico due stagioni fa per prelevarlo dalla Real Sociedad, 29 reti stagionali tra Liga e Champions League nell’ultima annata: eppure, nel campionato dei marziani in attacco, da Messi a Cristiano Ronaldo passando per Suarez, il suo nome è sempre stato annoverato nell’elenco dei “forti ma non fenomenali”, prigione dorata del calcio: eppure a San Sebastian si era presentato con 46 reti in 180 partite di campionato lungo un quinquennio, giocate che lentamente avevano smussato un narcisismo congenito e l’avevano affermato tra i giovani più promettenti del calcio mondiale, elenco stilato da Don Balon nel 2012. Certo, qualche curva a velocità troppo elevata l’ha presa anche Antoine: nell’intervallo tra le due partite valevoli per l’accesso al Campionato europeo Under 21 del 2013 contro la Norvegia aveva lasciato senza autorizzazione il ritiro della Nazionale con una compagnia di primo piano, formato da teste all’epoca calde come quelle di Yann M’Vila, M’Baye Niang, Chris Mavinga e Wissam Ben Yedder. Risultato della notte brava? La FFF, la federazione calcistica nazionale, l’8 novembre 2012 lo squalifica da qualsiasi tipo di Nazionale (maggiore e/o giovanili) a partire dal 12 novembre dello stesso anno fino al 31 dicembre 2013.

Antoine Griezmann, capelli

Un incidente di percorso, nel quale la chioma un tempo platinata di Griezmann ha ritrovato compostezza: ora Antoine piace a tutti, soprattutto ai giovanissimi. Per la sua faccia pulita, per il suo modo di fare e di parlare. Per le sue lacrime non trattenute dopo l’eliminazione nel Mondiale 2014 (nei quarti con la Germania). Un anno fa era stato anche selezionato nel ballottaggio con Varane, Lacazette e Matuidi  per finire sulla copertina del videogioco Fifa 2016 per il mercato francese. A fianco, manco a dirlo, di Lionel Messi: l’uomo del giorno in negativo in Argentina, contrapposto alla belle epoque di Griezmann con la maglia della sua Francia. Una leadership ribadita anche dai numeri: fresco di rinnovo di contratto con i Colchoneros fino al 2021 a 7,3 milioni per stagione, insegue Matuidi (11) e Pogba (9,2) nella lista dei più pagati (stipendi più contratti pubblicitari) tra i 23 di Deschamps. Guai però a toccargli i social: su Twitter è davanti a tutti i suoi colleghi transalpini, con oltre 2 milioni di followers, 200mila in più di Pogba, che però lo “supera” su Instagram e Facebook.   Con il “polpo” divide la stanza in ritiro, dando vita anche a video simpatici, nei quali è chiamato “El gringo”. Armato di classe, letale ma elegante.

Antoine Griezmann, gol contro Irlanda

A Euro 2016 lo avevano accompagnato un dramma sfiorato in famiglia -il 13 novembre 2015 la sorella del giocatore era presente al Bataclan per il concerto degli Eagles of Death Metal durante gli attentati di Parigi, uscendone illesa, mentre lui era in campo nell’amichevole contro la Germania- e le polemiche per la scelta di presentarsi nell’hotel del ritiro della Francia con una t-shirt con un logo Puma -suo sponsor tecnico- bene in vista e pure quella di mettersi in prima fila nella foto ufficiale della squadra, dando vita a un mini-incidente diplomatico con l’Adidas. Nel tridente sembrava quello dal posto non assicurato, messo in discussione per la gamba di Martial prima e la rapidità di Coman poi: ma Antoine risponde con i fatti alle perplessità sin dall’adolescenza, quando il Lione lo aveva scartato in un provino perché «troppo basso». Lui ha saputo aspettare a fronte di esperti che non sapevano vedere quello che sarebbe diventato. E proprio a Lione, allo Stade de Lumieres, 10 anni dopo, ieri ha tirato fuori la Francia da uno psicodramma sportivo: in quanti minuti? 10. E segnando…di testa. Così la Francia si sveglia senza ancora un’identità tattica precisa, ma ai piedi del suo arciere, ribattezzato “Grizou” in omaggio a Zidane. Che però l’ultimo colpo di testa, a Berlino, l’aveva rivolto a Materazzi. Con la zucca, invece Griezmann vuole portare i Galletti in finale.

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