10 a Neymar. Non vedevo un gol così bello da quello di Ronaldinho al Villarreal. Neymar nella stessa porta, contro lo stesso avversario e con lo stesso passaporto ha fatto una cosa da perdere la testa e la voce. Ma d’altronde ne parliamo da tempo su questa pagina: Neymar è un alieno. Il resto sono chiacchiere di chi non vede o non vuole vedere la realtà.


9 come Dzeko e Higuain. L’importanza del numero 9: perché la tattica, e le belle parole, nel calcio sono importanti. Ma quelli che cambiano gli 0-0 in vittorie, che fanno diventare una squadra una grande squadra, sono i centravanti. Il bosniaco ha segnato molto meno (contro Juve e Lazio) ma per la Roma è come ossigeno; l’argentino è semplicemente la perfezione del Napoli.


8 per Federico Bernardeschi. Talento straordinario da sempre, ragazzo d’oro, piede incredibile. Paulo Sousa lo ha visto ed essendo stato un grande campione, ha riconosciuto il livello alto del ragazzo di Carrara, e lo ha mandato in campo sempre e comunque. Trequartista, ala, esterno di fascia. A Marassi ha giocato una partita incredibile, l’ennesima consacrazione di un predestinato


7 è il numero di Kondogbia. Che si è svegliato all’ora di pranzo ed è stato un bel risveglio. Continuo a pensare che esploderà e dimostrerà il suo valore, con calma, perché l’adattamento non è uguale per tutti. 40 milioni sono comunque troppi, ma il livello del ragazzo non è quello delle prime 11 partite.


6 ultimo dei promossi, ma non per questo meno applausi per Eusebio Di Francesco. Allenatore in gamba, persona seria, ottimo comunicatore di messaggi positivi. Il Sassuolo vola in piena zona Europa League, grazie alla programmazione del presidente, a una società lungimirante, ad una buona rosa e ad un allenatore serio e concreto. Applausi.


5 al Torino. La miglior partenza in campionato da 21 anni a questa parte, vanificata da 6 giornate con appena due punti. Certo il calendario non era facile, certo la fortuna e il Torino sono spesso incompatibili. Ma questo 3-5-2 un po’ piatto ormai lo conoscono tutti e se Bruno Peres non fa le fiamme o Glik non diventa bomber, fare gol diventa complesso.


4 a Rafa Benitez. L’Italia è la serie A sono la sua criptonite, quando ci entra in contatto, va male. Sarri sta dimostrando le sue enormi pecche a Napoli. Con l’Inter non ne parliamo. Il Real sveglia il Siviglia e segnano Immobile e Llorente, che non stavano esattamente volando. Insomma Benitez sta alla serie A come Marquez alla sportività.


3 per Mandorlini. Se la squadra che ha divertito l’anno scorso non c’è più ed è ultima in classifica, è evidente che si è rotto qualcosa. Ok l’assenza di Toni, ma è la compattezza che manca, e l’unione e un gioco non più entusiasmante. Eppure il materiale umano e tecnico non è da ultimo posto. Guardare il Bologna e prendere esempio.


2 a chi ha detto “oggi ha vinto la Spagna”. Oggi (e a Sepang) ha perso lo sport. Le turbe mentali di un ragazzino spagnolo, la voglia di vincere aldilà del consentito, l’inferiorità assoluta rispetto a Valentino Rossi, ha portato Marquez e Lorenzo a fare una schifezza inaudita. In pista e fuori. Rossi ha perso un mondiale ma ne ha altri 9 con cui consolarsi. Marquez ha perso la faccia e neppure il miglior chirurgo gliela ridarà. Mai.


1 al derby senza tifosi. Il calcio vive di passione e di emozione e uno stadio pieno ne è l’esaltazione totale. Ovviamente dei tifosi veri, non di quelli che rovinano tutto. Trovate una soluzione e trovatela in fretta, perché il calcio in uno stadio vuoto è come una macchina senza le ruote.