10 all’Inter. Perché 10 con un trattino in mezzo, diventa 1-0. Il punteggio di chi vince soffrendo, ma anche il punteggio di chi vince i campionati come il Milan di Capello e la Juve più recente hanno dimostrato. 10 senza lode perché il gioco ancora non convince, ma per lo scudetto ci sono anche i ragazzi di Mancini (e chi segue questa pagina non lo scopre oggi).


9 sono i gol e il voto di Eder. Meglio di Higuain, fino ad ora meglio di tutti. Media per chiudere a 30 gol a fine campionato e, anche se non succederà, va applaudito chi ha lavorato, sudato, combattuto lo scetticismo, fatto la trafila e si è consacrato in ritardo non solo per colpa sua. Oro per la Samp e anche per l’Italia.


8 al Milan. Un gran bel Milan. Finalmente. Il 4-3-1-2 presidenziale lasciato da parte, Sinisa ha scelto il suo credo: è il 4-3-3 e, così come per il Napoli, la svolta. Ha recuperato Cerci, rotto l’incompatibilità Bacca-Adriano, liberato il centrocampo, in particolare Bertolacci, e coraggiosamente cambiato portiere. Un mix di personalità e gioco che merita solo tanti applausi.


7 per Cuadrado e per la sua ex squadra, la Fiorentina. Il colombiano, tra i migliori nell’oscuro bimestre bianconero, rimane inspiegabilmente in panchina ma entra, fa assist e segna il gol decisivo. La Viola cambia mezza squadra e vince lo stesso riportandosi in testa alla classifica. Ma che fosse forte, anche qui, lo sapevamo da tempo.


6 e ultimi promossi per i portieri del campionato. Sabato super Buffon e Handanovic contro Torino e Roma, domenica è toccato a Perin fermare il Napoli, Donnarumma mi continua a piacere (nonostante gli errori di gioventù) e lunedì hanno chiuso in bellezza Viviano e Skorupski. Nell’equilibrio di classifica e degli attacchi, anche i portieri dicono la loro.


5 al Torino. Va bene la sfortuna, va bene la forza dell’avversario, va bene tutto. Ma se l’anno scorso il gol di Pirlo è stato un guizzo da campione eccezionale e praticamente immarcabile, sul 2-1 di Cuadrado c’è tanto da dire: la squadra si è impaurita e nel recupero ha solo difeso; l’immobilismo quando Pogba sta per andare da Alex Sandro è inquietante; il mancato intervento di Padelli su un passaggio lento nella sua area di porta, incomprensibile. Ci vuole più personalità.


4 al Carpi, che manda via Castori troppo presto, poi manda via Sannino ancora prima. Caos totale, troppa fretta, forse disabitune alle pressioni della categoria e anche tra i dirigenti è assente la serenità. Chiunque venga scelto, lo si faccia lavorare in santa pace: la salvezza sarebbe un miracolo, non un obbligo.


3 al Bologna per il motivo opposto. Lentissimi nell’allontanare Delio Rossi, palesemente in difficoltà già dall’anno scorso in serie B: senza empatia col gruppo, senza spirito la squadra. Non è un caso che due degli uomini più attesi, Destro e Giaccherini, siano stati i migliori e siano tornati al gol: meglio tardi che mai! Ora può salvarsi e mettere le basi per un grande futuro, perché, come abbiamo sempre detto, la squadra non è male e Saputo ha le risorse.


2 agli impianti italiani. Stadi e terreni di gioco. Tra la vecchiaia, la mancanza di idee, la burocrazia, siamo ancora anni luce indietro rispetto a tutti. Qualche miglioramento c’è’ stato, ma almeno per 4-5 anni ancora saremo nel paleozoico rispetto ad inglesi e tedeschi. Le battagli in FIGC, peraltro, non aiutano a focalizzare l’attenzione sui problemi reali del nostro calcio.


1 speciale allo Special One. Dalla lite con la Carneiro, alle polemiche arbitrali. Da un gioco che latita a una difesa imbarazzante. La squadra non sarà perfetta, ma neanche così scarsa come sembra. “Nothing to say” potrebbe essere il commento alla sua stagione. La peggiore da quando allena.