10 al Napoli capolista. 10 al presidente che ha scelto Sarri tra l’ilarità generale, tra i dubbi di chi gli chiedeva di spendere e lo ha difeso anche dalle inopportune parole di Maradona. 10 a Sarri che ha trasformato in vino le drammatiche vendemmie di Benitez. E 10 a lui, all’attaccante più forte, bello e completo che ci sia.


9 al Barcellona, protagonista del film Una settimana da Dio. 14-0 il parziale tra Real Madrid, Roma e Real Sociedad. I tre alieni davanti sono in delirio tecnico, spazzano via tutto quello che gli passa davanti, siano essi calciatori, allenatori, schemi o anche detrattori. Già perché c’era, e forse c’è ancora, gente che discute Neymar. Arrendetevi!


8 a Mario Mandzukic. Grazie a una ritrovata difesa è tornata la Juve. Ma i gol pesanti li sta facendo tutti il gigante croato. Che lotta e combatte sempre affamato, che esce e sta zitto. Che è stato messo in discussione perché non è esteticamente splendido e splendente. Ma qualsiasi allenatore lo vorrebbe. Perché lotta, combatte e segna. What else?


7 a Thereau che da sempre e per sempre rimarrà sottovalutato, ma è un giocatore straordinariamente intelligente, uno di quelli che fanno felici gli allenatori. Se l’Udinese non è nei guai con la classifica è soprattutto merito di questo bravo ragazzo, capace di segnare (col Chievo) e far segnare (con la Samp). Sempre pronto, sempre elegante, mai banale. Applausi.


6 ultimo dei promossi il Milan. Pronto a salire in classifica e anche nel pagellone se confermerà quanto di buono mostrato contro la Samp. Gagliardo e tosto, ordinato e organizzato. Con un Niang meraviglioso è finalmente esploso anche al Milan ad alto livello, dopo le difficoltà di quando era giovanissimo. Al Genoa è cresciuto e contro la Samp si è preso il Milan. Sarà dura toglierlo, quasi impossibile.


5 a Kobe Bryant. Non si fa così, non ci si può ritirare così presto. Il Mamba è stato l’onda lunga di Jordan, una speranza per gli amanti dell’Nba, una meraviglia da vedere, un leader da ammirare. Non ci puoi togliere il gusto di vederti. No, Kobe, non ci siamo. Cambia idea prima che sia tardi, prima di fare dentro e fuori come MJ. Ritirati tra un po’, please!


4 al Verona. La stagione è cominciata male e l’esonero di Mandorlini è tardivo ed è arrivato quando i risultati lo hanno reso inevitabile. Una dirigenza solida e lucida, vede prima le cose da fare: ora è troppo facile, ma la squadra ha da tempo smesso di combattere! Serve una sterzata. Il cambio in panchina non garantisce salvezza ma almeno una scossa, quella si. E quella serve.


3 a Coly. Perché la cattiveria non c’entra, c’entra la foga, la voglia e la gioventù. Ma l’intervento su Dessena, non si può vedere. Il piede si lascia indietro, non si mette a martello sull’avversario. È un bel 3 anche il voto per l’arbitro La Penna che ha solo ammonito il terzino del Brescia. E per il quarto uomo che non si è reso conto di una cosa che era chiara pure a chi come me stava solo commentando.


2 alla Lazio. Ma dove sta la squadra dell’anno scorso. La rosa pareva migliorata, ma i singoli sembrano involuti e il gruppo non appare così unito come dovrebbe essere. Il rendimento è ottimo in Europa League, ma la classifica in campionato resta deficitaria. È più vicina la zona bassa di quella Europa, il gioco funziona a strappi e la difesa balla sempre. Venerdi con la Juve prova d’appello.


1 per la Roma, che si merita il posto più basso. L’atteggiamento dei giocatori, tra Barcellona e Atalanta, è sembrato menefreghista. Società rassegnata agli eventi e ad un allenatore che non riesce a migliorare la fase difensiva, non riesce a migliorare i calciatori, non riesce a migliorare le dichiarazioni. La rosa è buona e con un allenatore seguito dal gruppo, più solido mentalmente e capace di organizzare una fase difensiva, lotterebbe fino alla fine per lo scudetto. In queste condizioni può anche non arrivare tra le prime tre. E sarebbe economicamente un disastro.