10 al Barcellona. Sono tornati quelli illegali, verrebbe da dire. Perché la prova del Bernabeu è molto simile a un 2-6 o alla manita di qualche anno fa. Il Barça di oggi per me è più forte come uomini: ribadisco che Suarez, Messi e Neymar dovrebbero essere vietati in un campo di calcio con la stessa maglia, ma il Barça è perfetto anche nel difendere. Uno spettacolo vero. Aiutato dall’avversario, ma ne parliamo dopo…


9 a Klopp. Per tutti coloro che sono convinti che l’allenatore non serva: l’allenatore fa la squadra! Poi ovviamente in campo ci vanno e decidono i giocatori. Ma Jurgen Klopp è un fuoriclasse e il Liverpool (che non vale il City sotto nessun punto di vista) va lì e gli rifila 4 pappine. Non la differenza tra le due squadre, ma quella tra i due manager, assolutamente.


8 per Dybala. Arrivi a Torino con il peso di una cifra mostruosa pagata per te. Arrivi a giocare nella Juve dove vincere è l’unica cosa che conta. E l’allenatore, pronti via, non ti vede. Panchina subito e gol subentrando in Supercoppa. Poi ancora panchine in serie. I tuoi compagni di reparto deambulano a fatica e tu continui a giocare col singhiozzo. Zero polemiche e 6 gol pesanti. Fenomeno vero. Nonostante tutto.


7 a Insigne. Come i suoi gol in campionato. Splendido anche in una giornata di scarsa ispirazione, splendido perché il gol che sblocca la gara vale sempre di più. Splendido perché l’abbraccio con Sarri (che non lo aveva tolto nonostante la prova insufficiente) può essere lo spot migliore per un Napoli che vuole lo scudetto.


6 per Giampaolo. Fin dal giorno dell’annuncio pensavo che non sarebbe riuscito a proseguire il lavoro di Sarri. E che l’Empoli fosse una seria candidata alla retrocessione. È giusto fare mea culpa quando si sbaglia. L’Empoli gioca come l’anno scorso, a tratti pure meglio e il merito è anche di Marco Giampaolo, persona seria, pure troppo, che sta riuscendo a salvare l’Empoli senza nemmeno sforzarsi troppo. Bravo!


5 a Paulo Sousa. La forza delle idee, le dichiarazioni sempre azzeccate e una Fiorentina competitiva, continuano a farmi pensare che sia un predestinato e un grande allenatore. Ma guai a pensare che un grande allenatore non abbia bisogno dei giocatori. Kalinic non può fare turnover, è il perno di questa squadra. Non tutti i giocatori sono uguali ed è importante capirlo come ha fatto Sarri. Si a qualche cambio, no alla normalizzazione dei titolari.


4 per il Milan. Perdere a Torino con la Juve è normale. Per il Milan allo Stadium è quasi una (terrificante) abitudine. Ma c’è modo e modo. Perdere combattendo, perdere con onore, perdere giocando. Perdere così no. Sono sorpreso di come il Milan, appena sposti qualcosa, crolli in maniera verticale. Con Bertolacci fuori il centrocampo soffre. Bonaventura molto meglio nei tre davanti. Il gioco latita ma quel che è peggio, la personalità non c’è.


3 per Mandorlini. Sfortuna, mercato imperfetto, infortuni a raffica, tutti a centrocampo tra l’altro. Ecco perché non 1 ma 3 è il voto. Per le attenuanti. La squadra è senza gioco e senza idee: 8 gol segnati, 1 solo su azione, e 0 vittorie. L’esempio del Bologna (3 punti in 7 gare dopo esonero di Delio Rossi) parla chiaro: cambiare è obbligatorio quando una squadra deambula in campo senza giocare.


2 a Berardi. Premessa fondamentale: lo considero il miglior talento italiano Under 21, insieme a Bernardeschi. Ma siamo alla quarta espulsione diretta in carriera, a 21 anni. Le probabili 3 giornate che prenderà faranno diventare in totale 18 le giornate saltate da questo ragazzo in 4 anni. Un girone intero, praticamente. Se si aggiunge lo scarso rapporto con i CT italiani, Under e non, è chiaro che bisogna lanciare un allarme. Houston abbiamo un problema.


1 per l’accoppiata Benitez-Florentino Perez. Mamma ho perso le idee e la lucidità non è un film di Natale, ma la situazione alla Casablanca. Il presidente ama ricostruire e cambiare, pensando che sia semplice. Ma sostituire Ancelotti con Benitez è come passare dalla Formula 1 al triciclo. Rapporti scarsi con i senatori, calcio di basso livello, empatia col pubblico inesistente. Nemo profeta in patria, si adatta bene a Rafa. Che se vede il suo Real non può essere contento. Ma se vede come Sarri in 5 minuti ha aggiustato il Napoli difensivamente, può anche pensare di smettere.