San Siro, 25 settembre del 2016. Inter-Bologna è iniziata da 28 minuti, ma Frank de Boer chiama già un cambio. L’allenatore olandese non ne può più di vedere Geoffrey Kondogbia sbagliare l’impossibile, anche il più semplice degli appoggi difensivi, e lo sostituisce con il giovane Gnoukouri. Il francese non passa nemmeno dalla panchina, si avvia direttamente in spogliatoio a testa bassa. Dopo un anno di attese non ripagate, fischi, prestazioni di basso profilo, quella sostituzione sembra certificare il fallimento definitivo del centrocampista francese con la maglia nerazzurra. I 31 milioni + 6 di bonus pagati per strapparlo al Milan sono una spada di Damocle che incombe a ogni errore, lo stesso giocatore avverte il peso di una valutazione che da tutti è ritenuta eccessiva. La sua insicurezza si avverte in ogni tocco, lo blocca. Lui non è Yaya Toure, forse non avrà mai la qualità offensiva dell’ivoriano, ma il giocatore eletto nella Top 11 della Champions 2014/2015 non può essere quello visto fino a quel momento.

San Siro, 12 febbraio 2017. Stavolta a San Siro c’è l’Empoli di Martusciello. Kondogbia, nonostante le sirene inglesi di gennaio, è rimasto a Milano ed è in campo. Dopo l’esonero di de Boer e un infortunio ha giocato 11 partite, non sempre da titolare, con prestazioni sempre più convincenti. D’Ambrosio a un certo punto si accentra e gli passa una palla che in un primo momento sembra essere un po’ corta, ma con un trucco da illusionista il francese la nasconde e la fa riapparire alle spalle del suo avversario. Subito dopo la accarezza di sinistro con la suola, prima di ridarla allo stesso D’Ambrosio che in area spreca una buona occasione. Una giocata da campione che strappa gli applausi a tutto San Siro, quello stesso stadio che spesso lo ha preso di mira per gli errori banali commessi. Un lampo in mezzo a una prestazione solida davanti alla difesa e ben 8 falli commessi (record per un solo giocatore nella Serie A di quest’anno). Eccesso di foga si, ma anche un sintomo di aggressività ritrovata e di voglia di lottare.

In poco più di 4 mesi per la società e per lo stesso Kondogbia sono cambiate tante cose: ora alla guida dell’Inter c’è un allenatore che ha saputo ridare entusiasmo a tutto il gruppo e rimettere sui binari giusti una squadra che può legittimamente puntare a un posto nelle prime 3 (visti gli scontri diretti casalinghi). Pioli crede davvero in lui, ha lavorato sulla sua testa prima ancora che sul fisico e sulla sua collocazione tattica. Il francese ora è sereno, sempre più consapevole dei propri mezzi, e quelle voci sulla sua valutazione ormai sembrano sempre più sottofondo di poca importanza. Le parole del tecnico di Parma dopo la partita vinta con il Chievo sono un attestato di fiducia e uno stimolo a migliorare ancora: “Kondogbia? Soddisfatto della sua crescita, ho trovato un ragazzo molto disponibile, sta dando tanto in allenamento, sa che ha potenzialità ma che deve crescere tanto”.

Anche l’intesa naturale con Gagliardini ha contribuito a far crescere il rendimento del francese. Il centrocampista bergamasco, più di Brozovic, sembra il compagno di reparto ideale per esaltare le sue caratteristiche. Qualcuno li ha soprannominati Twin towers perché entrambi sfiorano l’1.90 di altezza, ma più che per i centimetri (che comunque sono tanti) nel loro caso conta la capacità di tenere alto il baricentro della squadra con un pressing continuo e di formare uno scudo difensivo di rara efficacia, capace di far ripartire subito l’azione. I due a turno si alternano nell’impostazione, con Gagliardini che per tempismo e capacità di lettura della situazione è più propenso ad inserirsi negli spazi e il francese a coprirgli le spalle. Kondogbia sta provando a essere più incisivo lì davanti, con un maggior numero di tiri effettuati verso lo specchio e di giocate utili (come dimostra anche il video precedente), anche se la sua indole non è quella dell’incursore.

Kondogbia-Gagliardini

Continuando di questo passo sarà sempre più difficile per Pioli fare a meno di lui, nonostante le tante alternative possibili nel suo ruolo, anche perché i miglioramenti intravisti finora sono solo l’inizio. Anche Deschamps prenda nota: il nuovo Kondogbia è pronto a riconquistare il terreno perso in Nazionale, per affiancare Pogba come ai tempi del vittorioso Mondiale Under 20 vinto dalla Francia nel 2013. 

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