Prendete un allenatore portoghese, caratteriale, fine psicologo, incline allo scontro dialettico in campo e fuori, giramondo, collezionista di vittorie in Europa e nei campionati nazionali, campione in carica in Inghilterra, ma alle prese con una brutta gatta da pelare su una panchina un tempo amica ma ora traballante. Fatto? Bene, ora prendetene uno italiano, molto più posato, elegante nei modi e nello stile (non che l’altro non lo sia), poco incline allo scontro, giramondo anche lui, ma un po’ meno vincente del collega, eppure suo malgrado capace di preparare il campo alle vittorie dei suoi successori, l’uomo giusto sulla panchina giusta, ma un attimo prima del momento migliore; sempre ma non in questa stagione, dove al momento è protagonista di un piccolo miracolo. Fatto anche questo? Benissimo. A questo punto disegnate per entrambi un percorso denso di incroci: in Inghilterra con il primo che subentra al secondo, poi in Italia in lotta per lo scudetto su panchine di acerrime rivali, infine di nuovo in Premier League ma questa volta ribaltandone i rapporti di forza consolidati nel tempo.

mourinho

Il risultato sarà la storia recente della rivalità tra José Mourinho e Claudio Ranieri, una rivalità che lunedì alle 21, al King Power Stadium di Leicester, vivrà un nuovo capitolo, caratterizzato da presupposti, come anticipato, diversi. Sì, perché il tanto celebrato José sta vivendo con il Chelsea la peggior stagione della sua carriera: quattordicesimo in campionato, con appena 15 punti in altrettante gare, già otto sconfitte e 24 gol subiti da una squadra che, al di là dei nomi (da Fabregas a Falcao, da Diego Costa a Hazard, sino a Terry e Ivanovic) appare stanca, imbolsita e sempre sull’orlo di una crisi di nervi. E sull’orlo del baratro è sembrata per molto tempo anche la panchina del portoghese, tenuta in asse prima da una ricchissima buonuscita in caso di rottura del contratto, poi da un amore incondizionato da parte del pubblico dei Blues e infine dal recente passaggio della fase a gironi in Champions League.

ranieri

Situazione agli antipodi per Ranieri. Reduce dal fallimento con la nazionale greca, il romano si è trovato quasi per caso sulla panchina del Leicester City, squadra in piena ricostruzione e a sua volta capace di salvarsi solo per il rotto della cuffia l’anno scorso, ma che al via della nuova annata ingrana subito le marce alte con risultati sorprendenti. Vittorie in serie, gol e primati in classifica temporanei. Un record dopo l’altro nella storia del piccolo club, sino a quello di Vardy, bomber con un passato recente nei dilettanti, capace di superare Van Nistelrooy per numero di gare a segno consecutivamente (11, per un totale di 14 gol stagionali) e a quello in classifica. Ranieri, infatti, arriva alla sfida con Mou guardandolo dall’alto del primo posto, a quota 32, davanti a corazzate del calibro di Arsenal, Manchester City e Manchester United.

Anche in questo caso, però, l’ex tecnico di Juventus, Inter e Roma non ha perso il consueto aplomb e diffida del rivale: “Il Chelsea è il Chelsea e Mourinho è Mourinho – ha detto alla vigilia -. Sono sicuro che alla fine della stagione sarà tra le prime quattro. Continuo a pensare che faranno la Champions League. Per ora hanno avuto sfortuna, ma quando cominceranno a vincere non si fermeranno“. Un altro tocco di classe, insomma, soprattutto per aver evitato di affondare il coltello, nonostante Mou in passato non abbia lesinato battute al vetriolo. Storia passata, rispetto alla quale i due hanno ripiegato verso un reciproco rispetto. Il presupposto giusto per vivere una gara ancora più appassionante e che vinca…lo stile.

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