In uno dei momenti più difficili della storia recente del Milan il club rossonero prova a mettere le basi per un futuro nuovamente da protagonista: il 4 febbraio 2015 è stato presentato il progetto per il nuovo stadio di proprietà, che dovrebbe sorgere a poca distanza dal leggendario Meazza, il quale a sua volta verrebbe preso in gestione esclusiva dall’Inter. Per il momento si tratta soltanto di una bozza, presentata in tempo per essere vagliata dalla Fondazione Fiera, proprietaria dell’area dove i rossoneri vorrebbero costruire il nuovo impianto, che tra circa un mese sceglierà la proposta più interessante (sono in totale sei) di riqualifica del padiglione 1-2 di Fieramilanocity, il polo urbano della Fiera di Milano. La zona sorge nel quartiere Portello, tra San Siro e viale Certosa, proprio davanti a dove il Milan ha costruito la nuova sede di via Aldo Rossi, lo stadio è stato progettato assieme alla ditta Arup Italia s.r.l. ed è stato definito un luogo unico al mondo.

Rispetto al Meazza sarebbe molto meno visibile, con soli trenta metri d’altezza (la metà rispetto all’impianto attuale) e in mezzo alla zona residenziale, con parcheggi interrati e una parte, dieci metri, costruita sotto terra per non deturpare il paesaggio urbano (qualcuno ricorderà l’orribile Palasport degli anni Settanta, danneggiato dall’incredibile nevicata del gennaio 1985 e demolito nel 1988), con un impianto fotovoltaico per generare energia, un sistema per azzerare i rumori all’esterno e una copertura totale di spalti e campo. La struttura è stata progettata per contenere due anelli da quarantottomila spettatori totali, circa trentamila in meno rispetto al Meazza, cosa che ha suscitato qualche discussione, ma questo permetterebbe di avere il tutto esaurito nella quasi totalità delle partite, fornendo un impatto visivo notevole. Il costo delle opere di realizzazione è stimato fra trecento e trecentoventi milioni di euro, tutti finanziati tramite sponsorizzazioni, con Fly Emirates partner principale e l’inclusione di diversi servizi (albergo, liceo e ristoranti in particolare) in grado di rendere lo stadio un luogo vivibile sette giorni su sette e non soltanto in occasione delle partite, anche per via degli ottimi collegamenti con il centro e zone limitrofe. Il progetto fortemente voluto da Barbara Berlusconi nell’ambito del restyling della società ed effettuato in collaborazione con il Politecnico di Milano è sicuramente moderno, vantaggioso e progettato secondo i criteri della sostenibilità ambientale, dal 2018-2019 (data prevista per la conclusione dei lavori nel caso in cui i rossoneri dovessero aggiudicarsi l’area) il Milan avrebbe una nuova casa in stile inglese dove poter costruire nuove vittorie, sulla scia di quanto fatto dalla Juventus a partire dal 2011, questa innovazione ha come scopo quello di riportare il club in alto ma ci vorrà del tempo per raggiungere l’obiettivo, perché per adesso in campo non si sono visti miglioramenti rispetto all’anno scorso e i propositi di un futuro luminoso cozzano con la mediocrità dei risultati ottenuti nell’ultimo anno e mezzo.

L’attuale ottavo posto in campionato, stesso piazzamento ottenuto al termine della passata stagione, è sintomo di un’assenza di miglioramenti rispetto al fallimento di un anno fa: Filippo Inzaghi aveva iniziato bene, con due vittorie nelle prime uscite che avevano addirittura fatto parlare di Milan da scudetto, ma con il passare delle giornate la formazione rossonera si è adagiata su uno standard medio-basso, mostrando evidenti problemi specialmente in fase difensiva e arrivando persino a situazioni critiche come la scenata di Mexès con la Lazio. La vittoria nell’ultima giornata dovrà essere supportata da altri risultati convincenti, perché il 3-1 sul Parma ultimissimo e sull’orlo del fallimento non può essere un banco di prova troppo attendibile, un filotto di vittorie sarebbe necessario ma in stagione solo una volta sono arrivati due successi di fila, contro le due squadre di Verona a ottobre.

Le tre sconfitte nelle prime quattro giornate del 2015 sono state una sorta di psicodramma per l’ambiente, con i tifosi inferociti per le prestazioni scadenti e l’allenatore ritenuto a rischio esonero (più dalla stampa che dalla società), aprendo nuove discussioni sul valore della rosa, che non sembra oggettivamente essere eccelso: nonostante i tanti arrivi nel mercato di gennaio (Luca Antonelli, Salvatore Bocchetti, Alessio Cerci, Mattia Destro, Gabriel Paletta e Suso) è opinione comune che manchi qualità specialmente in mezzo al campo, dove Riccardo Montolivo pur avendo la fascia di capitano al braccio non riesce a imporsi come leader e gli altri giocatori sono principalmente di quantità. Jérémy Ménez è stato fin qui il giocatore più continuo e dal rendimento più alto, mentre Keisuke Honda ha fatto vedere buone cose solamente nei primi mesi (fino alla vittoriosa trasferta di Verona, ultimo successo esterno datato 19 ottobre) e Fernando Torres è stato un flop tanto da essere già andato via.

Soltanto quattro volte la porta è rimasta inviolata, a conferma di una poca attenzione nel pacchetto arretrato, a testimoniare la mancanza di giocatori di livello ci sono i valori di mercato dell’intera rosa (fonte dati Transfermarkt): nessun giocatore viene valutato almeno venti milioni di euro e solamente tre superano gli quindici (Stephan El Shaarawy, in fase involutiva, Mattia Destro appena arrivato e Alessio Cerci che è in prestito). Inzaghi dovrà dare una scossa alla squadra per non mancare per nuovamente la qualificazione alle coppe europee: nei ventinove anni di era Berlusconi era già successo nel 96-97 e 97-98, poi però nel 98-99 arrivò il titolo; i tifosi rossoneri si auspicano che i tempi d’oro possano tornare in un futuro non troppo lontano, e l’ipotesi di una nuova casa sembra essere un’idea interessante per riuscire in questo intento.