Prendete un premio Pulitzer (J. R. Moehringer), mandatelo a casa di Agassi per tre mesi e chiedetegli di “realizzare” una storia e montarla non come una piatta biografia, ma come un romanzo vero e proprio. A questo punto non importa più a nessuno che sia una libro sportivo, basta che sia un libro pazzesco. Il problema delle biografie sportive, come quelle di Icardi, è che, nella maggioranza dei casi, non hanno alcun senso. Ma ci torneremo su questo punto. I dati dicono che per vendere, lo sportivo in questione, deve rappresentare una bandiera (Del Piero, Zanetti, Maldini, lo stesso Totti che sebbene avrebbe avuto molto da raccontare ha preferito scrivere un libro di barzellette), in assenza di queste condizioni difficile far tornare i conti. A meno che non sia una bella storia come quella di Cristiano LucarelliTenetevi il miliardo” o di Andrea PirloI think before play” che ha veduto 35.000 copie in Inghilterra in una settimana, molte di più di quante ne abbia vendute in Italia (anche il contesto conta, il libro di Tony Adams è più interessante in Italia che in Inghilterra dove è già molto conosciuto). Il resto è materiale di poco conto. 

Ma andiamo per ordine con il primo problema: un giocatore di 23 anni, che non ha ancora alzato un trofeo, scrive (si fa scrivere) una biografia, dimenticandosi (restiamo su questa tesi per il momento) di condividerne il contenuto con la società. Secondo problema: la curva si arroga il diritto di chiedere che gli venga tolta la fascia di capitano, con un comunicato. Pessime abitudini, isterismi mediatici. I calciatori facciano i calciatori, i tifosi i tifosi. Il problema è che non solo gli ultras chiedono ad Icardi di non indossare la fascia di capitano, ma fischiano dall’inizio alla fine della partita, espongono uno striscione offensivo e fanno il bis sotto casa di Icardi con un altro striscione: “Noi ci siamo. Quando arrivano i tuoi amici argentini ci avvisi o fai da te?“, facendo riferimento ad un passaggio della biografia di Maurito, probabilmente il peggiore.

Ora, restano dei dubbi molto forti sulla vicenda: può essere vero quello che dice AusilioAbbiamo altro da fare, non possiamo leggere i libri dei calciatori“, allora si assuma qualcuno in gradi di farlo. Perché di fronte ad un patrimonio come quello di Icardi, 110 milioni di clausola rescissoria, non esattamente qualche centinaia di euro, pesano le foto su Instagram, i tweet, gli status su Facebook. Figurarsi i libri. E d’altronde la stessa società, e De Boer, avevano usato il pungo duro con Brozovic per degli scatti su Instagram, difficile pensare che nessuno abbia sospettato che dentro il libro di Icardi potesse esserci del materiale infiammabile. Scottante, ma magari vero, e qui subentra un altro ragionamento. Quando Zanetti dice che i tifosi vanno sempre tutelati e difesi, mi trova completamente in disaccordo. I tifosi vanno tutelati quando agiscono in maniera corretta. Minacciare un giocatore non è corretto. Aspettarlo sotto casa meno che mai. E non c’è giustificazione, anzi. Le parole del vicepresidente, poco prima di una partita alzano i toni della questione.

In questo contesto il rigore sbagliato da Icardi è la conseguenza meno grave. Nemmeno la sconfitta pesa più della rottura, difficile da risanare, tra giocatore (che in questo caso è anche capitano), società e parte delle tifoseria. E sì perché la curva non sono i tifosi, ma una parte, non sempre la migliore, di essi. De Laurentiis, presidente del Napoli, ha addirittura mandato all’aria degli affari per mancati accordi sui diritti di immagine. L’anno scorso, nell’ultimo giorno di mercato, non fece in tempo ad accordarsi con Soriano, oggi al Villareal, proprio su questo tema. E tra i diritti di immagine andrebbero inserite anche le biografie, i social e i mezzi di comunicazione che non fanno altro che creare questioni spinose all’interno delle squadre. Troppe società non sono attrezzate su questo fronte, o sono schiave degli umori dei propri dipendenti. La situazione che si è creata all’Inter, a poche settimane dalla bella vittoria sulla Juventus, è paradossale, da commedia degli equivoci. Lo “scrittore“, o scrivente, dice di essere stato frainteso. Già, peccato che ha scritto, non ha parlato. La società afferma di non sapere. Gli ultras si arrogano il diritto di comandare, dettare leggi e imporre scelte che dovrebbero essere dello spogliatoio, ammesso che lo siano.

big-storari-cagliari

Tra l’altro proprio domenica l’Inter ha affrontato il Cagliari che qualche settimana fa, sotto altri riflettori, ha dovuto affrontare una questione molto simile, con la curva che ha chiesto, ed ottenuto, che Storari rinunciasse alla fascia di capitano. Il motivo? Verrebbe da dire perché non indossava quella con il logo degli Sconvolts (come avevano fatto Conti, Cossu e Dessena). La fascia con la scritta “Marcone 30” non andava bene agli ultras. Nel comunicato c’è scritto che Storari non può “fare il padrone a casa d’altri“. E così anche domenica pomeriggio è stato Sau ad indossare la fascia, nella partita in cui Icardi non avrebbe dovuto farlo. Sarebbe stato lecito aspettarsi, da parte della società e di Zanetti in primis, anche una condanna degli atti intimidatori della curva, non solo di un pezzo del libro di Icardi. Invece il comunicato ufficiale dell’Inter (più di un’ora di summit, in cui sono intervenuti via videoconferenza anche Zhang e il presidente Thohir) si limita a dire che Mauro sarà ancora il capitano dell’Inter ma dovrà chiedere scusa a tifosi e società e soprattutto ristampare la propria biografia “Sempre Avanti”,  togliendo le pagine incriminate che hanno scatenato il putiferio. Una cosa è certa, se nel medioevo i libri scomodi hanno provocato scomuniche e roghi, non ne abbiamo fatta poi così tanta di strada.

ARTICOLI SIMILI

0 174