Entrambi hanno scelto la Puglia per prendere il largo nel mare del calcio italiano: uno dei due ci si è addirittura sposato con la sua Luciana. Venti anni li separano sulla carta d’identità, tre numeri, 4-4-2 li hanno uniti a lungo, prima che Antonio Conte virasse verso il 3-5-2. Negli occhi ci sono ancora le mani tra i capelli di Pellè, la lenta rincorsa di Zaza, l’errore di Darmian e le lacrime post-Germania, ma l’Italia è chiamata a ripartire. E a ricominciare…da sé: da una scuola che non produce più talenti sopraffini, ma operai affidabili e con qualche guizzo di classe, forgiata da maestri dei campi di periferia.

Abbiamo intrapreso una strada bella che possa riportare i nostri colori sempre più in alto per essere rispettati da tutti. Questo è l’obiettivo raggiunto tenendo testa ai campioni d’Europa e ai campioni del Mondo

Antonio Conte

L’esordio di Giampiero Ventura sulla panchina dell’Italia avverrà il prossimo 1 settembre, nella ”sua” Bari, dove due anni fa Conte aveva battezzato l’Olanda con due reti nella sua prima da Ct. Quattro giorni dopo, il 5 settembre, gli azzurri giocheranno in Israele per il primo match di qualificazione a Russia 2018. L’Italia farà parte del gruppo G con Spagna, Albania, Macedonia, Israele e Liechtenstein. La prima si qualifica, la seconda va ai playoff. Ma con quale eredità matura questo cambio al vertice?

Antonio Conte

Dallo “Stringiamoci a Co…nte” ai soldati di Ventura il passo è breve. Nonostante la ferita ancora fresca, l’Italia ha già voltato pagina e il nuovo staff, capitanato dall’ex tecnico del Toro, è già al lavoro per l’inizio del nuovo ciclo. L’età media resta elevata: ma in fondo il tecnico ligure è stato eletto per questo, lavorare sui giovani come ha sempre saputo fare nel corso della sua carriera, valorizzando talenti come Darmian, Immobile, Cerci, Ogbonna, Ranocchia, Bonucci, Benassi e Zappacosta.

La valorizzazione: in “Cattiva maestra televisione”, Karl Popper spiegava che i bambini hanno bisogno di più esperienza e meno immagini filtrate. Il maestro austriaco naturalizzato britannico non sarebbe stato fiero di Conte: in eredità lascia il detto “volere è potere” e quello straordinario gruppo, nato il 18 maggio ma di difficile persistenza nel tempo. L’amore per la maglia e l’entusiasmo per la Nazionale sono un patrimonio che l’ex allenatore della Juventus potrà inserire nella sua bacheca dei trofei “morali”, ma la ricostruzione e l’inserimento di volti nuovi passa da Ventura, chiamato a prendere il posto di un condottiero venerato da popolo e giocatori. Conte ha aperto un ciclo e l’ha chiuso? Probabile. Ma se avesse provato il contrario, mirando a un Europeo di transizione, probabilmente i 60 milioni di allenatori italiani non avrebbero gradito.

Giampiero Ventura

Dai bastardi terribili, la BBC composta da Barzagli, Bonucci e Chiellini davanti a saracinesca Buffon (la cui eredità sarà raccolta da Perin e Donnarumma), si dovrà giocoforza lentamente passare ai bambini tremendi. I 22 anni di Rugani, i 21 di Romagnoli, i 20 di Calabria, sommati ai 25 di Tonelli, rappresentano una base solida in tal senso: ma a patto che si abbia voglia di rischiare, anche in un girone di qualificazione ai Mondiali 2018 che non ammette distrazioni. Ventura vorrebbe convincere Barzagli a continuare, nonostante la sua intenzione di chiudere con l’azzurro, e ci sono buone possibilità che ci riesca. Negli esterni verrà inserito Zappacosta, che faceva già parte del gruppone in ritiro pre Europeo, allenato da Ventura al Toro.

Un nuovo governo, ma Ministri che cambieranno negli anni. D’altronde il segreto del successo, nel campionato italiano ma anche a ogni altra latitudine, si annida in una difesa abbottonata. A centrocampo, cuore del rimpasto, occorreranno idee giovani, ma anche ritrovate: Verratti e Marchisio sono due nomi da cui ripartire, Pellegrini, Sensi, Benassi e Jorginho gli architetti sui quali investire. In corsia Bernardeschi e El Shaarawy cercano di trovare le giuste distanze. Infine, l’attacco. Come Conte, anche Ventura predilige le due punte abili a giocare in verticale e vicine tra loro: Pavoletti, Gabbiadini e Berardi sono alla porta, Eder, Pellè, Immobile e Zaza sono avvisati.

Antonio Conte con Italia

Da settembre il nuovo selezionatore si troverà a scalare l’Everest con una cinquecento. Intanto, però, l’onore azzurro è stato messo in salvo e l’eredità di un uomo solo al comando non è da sperperare. «Lascio una traccia importante, con il lavoro si può». Conte per Ventura è un esempio da seguire e un peso da sopportare al tempo stesso. Dovrà lottare con gli antichi vizi italiani, l’ex allenatore del Torino: l’invasione degli stranieri, l’ostracismo dei club, l’indifferenza del Paese se non quando si tratta di “grandi eventi”.

Anche il suo predecessore lo aveva ricordato: «L’inverno è stato lungo, mi sono sentito solo tranne che per il presidente Tavecchio. A novembre dopo le qualificazioni volevo restare per un altro biennio, ma non mi sono mai sentito appoggiato da nessuno». Serviranno idee innovative e vestiti tattici ritagliati su misura. L’importante è credere sempre nei propri mezzi, come dice lo stesso Giampiero Ventura: «Se vogliamo possiamo». Un training mentale che anche Conte ha sempre cercato di trasmettere ai propri ragazzi. Uomini soli. Sì. Ma al comando.

ARTICOLI SIMILI

0 174