Ha appena chiuso la stagione a quota 30 gol trascinando in A il Pescara attraverso le forche caudine dei play off e ora è uno degli obiettivi più ambiti del calciomercato nostrano. Stiamo parlando di Gianluca Lapadula, attaccante classe ’90, sulle cui tracce negli ultimi giorni si è aperta un’asta che vede coinvolte Juventus (favorita secondo l’ultimo report di Radiomercato), Napoli e Milan, con il Sassuolo sullo sfondo. Inevitabile per un giocatore salito alla ribalta forse tardi, ma che negli ultimi tre anni ha messo in mostra una crescita esponenziale che adesso lo fa ritenere all’altezza di una serie A di medio-alto livello con vista sull’Europa. E del resto è sufficiente dare un’occhiata al film degli ultimi due campionati tra Lega Pro e Serie B: 51 gol in 82 partite, segnati in ogni modo possibile. Di sinistro (piede preferito), di destro, di testa, in rovesciata (assoluti gioielli), sul filo del fuorigioco o in dribbling, beffando il portiere in uscita con un pallonetto, o lasciandolo sul posto e depositando in rete da due passi: un repertorio completo, da leccarsi i baffi e che ha avuto nell’Abruzzo il suo palcoscenico privilegiato.

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Prima a Teramo, poi a Pescara, Lapadula ha ricalcato lo stesso copione: gol in serie, leadership offensiva, vittorie e promozione finale (nel primo caso annullata dalla Giustizia sportiva per una brutta storia di combine). Una continuità che gli era mancata prima, quando il ragazzo nato a Torino da padre pugliese e madre peruviana (per i play off ha rinunciato anche alla partecipazione alla Coppa America) era stato costretto a ripartire più volte e spesso anche da zero. Dopo gli inizi nelle giovanili della Juventus, il passaggio nella vicina Collegno e poi a Treviso, quindi ancora in Piemonte a Vercelli e Ivrea, ma sempre senza sfondare.

Nel 2009 è il Parma a interessarsi a lui e a ingaggiarlo per la sua Primavera, salvo poi dare il via libera a una serie di prestiti: l’Atletico Roma nel 2010, il Ravenna nel 2011, sino al San Marino nel 2011-2012, quando arriva il primo exploit. In Seconda Divisione mette insieme una stagione da 24 gol in 35 presenze e attira l’interessamento del Cesena che lo acquista in comproprietà. In B con i bianconeri, però, colleziona 9 presenze in metà stagione senza segnare e non gli va meglio a Frosinone in Prima Divisione, nello stesso anno, dove i gettoni sono appena 6. Per ripartire sceglie allora il Nova Gorica nella vicina Slovenia, sempre sotto l’egida del Parma, e qui i gol saranno 11 in 28 gare che gli valgono la chiamata del Teramo. E adesso?

Il futuro si chiama serie A, ma la storia insegna che un salto in alto affrettato potrebbe costargli caro e costringerlo all’ennesima ripartenza. Per il “bomber che visse due volte” è il momento di proseguire in quel percorso di crescita graduale che gli ha permesso di lavorare con serenità, senza pressioni e in ambienti che hanno sempre facilitato il suo inserimento. E al momento una sola squadra di quelle accostate sembra garantirgli questa possibilità: il Sassuolo.  Alla corte di Di Francesco avrebbe la possibilità di inserirsi in un sistema consolidato, dinamico, offensivo e che ha già lanciato nel grande calcio Zaza e Berardi. In più, a meno di sorprese, dovrebbe beneficiare di due partner d’attacco del calibro di Sansone e dello stesso Berardi che farebbero la felicità di molte prime punte.

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Altre soluzioni utili, al momento non se ne intravedono. A Napoli rischierebbe di far da controfigura a Higuain, un “tritacarne” che ha già costretto Gabbiadini a far tappezzeria, al Milan potrebbe rimanere schiacciato da un ambiente che fatica a rilanciarsi e che ha già contribuito al fallimento di Torres, Destro e Balotelli (solo per citare le ultime prime punte in ordine di apparizione), per il ritorno alla Juventus i tempi non sarebbero ancora maturi. Insomma, la strada sembra tracciata (approderebbe al Sassuolo via bianconeri) e Lapadula negli ultimi anni ha dimostrato di aver imparato dai suoi errori e non ha mancato più una scelta.