Per tornare a brillare, meglio una stella in meno e una maggiore armonia del gruppo. Da calciatore Didier Deschamps era un vincente, ma dal cuore dolce: in panchina non ha fatto sconti. Per la sua Francia vuole il meglio, sì, ma senza attriti: e in uno spogliatoio che spesso ha vissuto di clan, amicizie e rivalità, la querelle Benzema-Valbuena, nata da un ricatto dell’attaccante del Real Madrid nei confronti del fantasista del Lione per un video hard, rischiava di agire da miccia in una calda estate. E per una nazionale i cui “galletti” erano già stati protagonisti di un caro ammutinamento sotto la gestione Domenech nei mondiali sudafricani del 2010, la tranquillità appare il male minore da inseguire. In barba alla classe e in nome dell’égalité, almeno sul campo.

Lontani sul calendario appaiono i fasti della Belle Époque del calcio transalpino, quella vissuta tra gli anni ’90 e il nuovo millennio: quella nazionale, composta da campioni come Zidane e Thuram, leader quali Blanc e Barthez, ma anche da buoni gregari come Guivarc’h e Boghossian, raggiunse le semifinali del campionato europeo del 1996 e divenne campione del mondo in casa nel 1998. Due anni dopo conquistò il titolo di campione d’Europa in Belgio-Olanda grazie al successo in finale contro l’Italia per 2-1 al golden gol. Una vittoria restituita a tinte iridate dagli azzurri nel 2006, dopo che quattro anni prima i transalpini salutarono il mondiale coreano nel primo turno, surclassati da Senegal, Uruguay e Danimarca.

La maledizione del primo turno è proseguita con Euro 2008 e i Mondiali del 2010, fino all’arrivo di Blanc e al riavvio: stop ai quarti di finale contro la Spagna in Euro 2012, addio ai sogni iridati brasiliani ancora nei quarti contro la Germania nel 2014.

La Francia formato 2016 ricorda tanto un caleidoscopio: tanti frammenti, distinti e belli a vedersi, ma altrettanto abili nello specchiare e nello specchiarsi. Il rischio maggiore che Pogba e compagni corrono, dopo due anni di tour amichevoli, è proprio questo: piacersi ma non piacere. Con troppa libertè.

Il 4-2-3-1 è un marchio di fabbrica, la versatilità un dovere: succede per forza di cose se disponi di tante frecce a centrocampo e di onesti manovali lì davanti: non ce ne vogliano Giroud e Gignac, ma la velocità di Martial, il folle genio di Payet, le lunghe leve di Pogba, lo sprint di Griezmann, l’anarchia di Coman e la progressione di Sissoko sono trampolini di lancio troppo invitanti per non sognare nomi di livello planetario a completare l’opera. A centrocampo Kantè sogna di trascinare i bleus di casa dopo quelli del Leicester, accompagnato dalla geometria di Cabaye e dal frangiflutti Matuidi, mentre in difesa l’esperienza di Evra e Sagna fa la somma con l’esorbitante fisicità di Varane e Sakho (di questi tempi in altre vicende “difensive” affaccendato su sponda Liverpool). Tra i pali Lloris e Mandanda sono garanzie di costanza.

Il fattore-campo e un girone non proprio insormontabile rappresentano componenti troppo ghiotte per non puntare al massimo: il precedente casalingo del 1984 è legato a uno dei due europei vinti, con la seconda medaglia d’oro maturata a pochi passi da casa esattamente 16 anni dopo (Benelux), ma nel Vecchio Continente la Marsigliese non è certo l’inno più vincente del calcio. Dal 2000, però sono passati 16 anni: solo un caso?

 

Calendario della Francia ad Euro 2016

1^ giornata
Francia-Romania (venerdì 10 giugno, ore 21:00) Saint Denis

2^ giornata
Francia-Albania (mercoledì 15 giugno, ore 21.00) Velodrome di Marsiglia

3^ giornata
Svizzera-Francia (domenica 19 giugno, ore 21.00) Grand Stade Lille Metropole

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