Lo sponsor tecnico, per le squadre di calcio, non è solo una questione economica: alcuni matrimoni sono indissolubili, legami che vanno avanti da decenni, come quello tra il Barcellona e la Nike, il Milan e Adidas, il Bayern di Monaco e la casa fondata da Adolf Dassler. Le maglie non sono un equipaggiamento tecnico. Quando un tifoso compra la casacca del suo idolo sposa una causa, una filosofia, e quello sponsor tecnico è parte integrante della visione d’insieme di un club. Il sito Calcio e Finanza ha pubblicato un interessantissimo studio sui ricavi provenienti dallo sponsor tecnico in Europa. Si scopre così che il Manchester United incassa 94 milioni all’anno dallo sponsor tecnico (che dal 2016 sarà Adidas) e che la prima italiana in classifica è la Juventus, con “soli” 30 milioni.

Entrambe lasceranno la Nike al termine di questa stagione per passare all’altro colosso dell’abbigliamento sportivo. La strategia di Adidas, in questo momento, è molto più aggressiva. Le motivazioni sono fondamentalmente due: l’azienda tedesca si sta piano piano riprendendo l’Europa, lasciando alla Nike altri mercati (tra cui quelli emergenti, USA e India), il secondo motivo è che l’Adidas fa del calcio e del running i suoi core business principali, mentre Nike è da sempre proiettata su diversi sport (Nba e Football Americano sono praticamente intoccabili per altri concorrenti). A vedere i dati emerge un’altro dato molto interessante: al quarto posto, e quindi prima della prima squadra “Nike”, se consideriamo la ricerca in prospettiva 2016, c’è una squadra Puma, l’Arsenal.

CBlyRvxWMAMKVgy

La società fu fondata, con il nome Gebrüder Dassler Schuhfabrik, nel 1924 da Rudolf Dassler, fratello (guarda un po’ chi si rivede) di Adolf Adi Dassler. Adolf si occupava di fabbricare le scarpe mentre Rudolf si occupava della distribuzione e della parte gestionale. Nel 1948, finita la guerra, i due decisero di dividersi a metà l’azienda spartendosi anche i dipendenti. Adolf fondò l’Adidas mentre Rudi la Ruda il cui nome fu poi cambiato in Puma. L’azienda, che oggi è anche sponsor della nazionale italiana, ha sponsorizzato giocatori come Cruijff, Maradona e Pelè, non proprio gli ultimi arrivati, prima di diventare sponsor di club e nazionali. In un’ipotetica bacheca di successi la Puma può vantare comunque un mondiale (quello dell’Italia nel 2006) contro i due della Nike (entrambi del Brasile, 1994 e 2002) e i sei dell’Adidas (4 della Germania, uno della Francia, uno della Spagna, uno dell’Argentina, quello del ’78). A sorpresa, in questa classifica post anni ’70, dal momento che sulle maglie del Brasile non c’era alcuno sponsor tecnico, annotiamo ben due successi di Le Coq Sportif, consecutivi ad inizio anni ’80 con l’Italia di Bearzot e l’Argentina del Diego.

pele-puma

Tornando in Europa, resta da capire il perché dell’incredibile gap tra il Manchester United e il Real Madrid secondo. Certamente lo United ha investito moltissimo, a cavallo tra gli anni ’80 e ’90, sul suo brand a livello mondiale. È stata una delle prime squadre a penetrare il mercato orientale e africano dove conta circa 350 milioni di tifosi, contro i 174 del Real, i 270 del Barcellona e quasi 100 del Milan. Tra le italiane l’Inter si colloca al secondo posto con 49 milioni e la Juventus al terzo con appena 20 milioni. Il club più amato in Italia è finito comunque nel mirino dell’Adidas che conta di esportarlo, pur restando sensazionale il divario tra il contratto firmato dai Reds. La partnership tra il club inglese e la nota casa d’abbigliamento sportivo tedesca avrà un valore complessivo di oltre 940 milioni di euro per dieci anni: più del doppio dell’attuale record, segnato pochi mesi fa dall’Arsenal, passata da Nike a Puma. L’ennesimo segnale dell’immutato appeal dei Red Devils, soprattutto nel mercato internazionale, nonostante una stagione sportivamente disastrosa, culminata col mancato accesso alle competizioni europee.

mu12

Adidas produrrà il materiale tecnico di tutte le squadre del club e avrà i diritti esclusivi di distribuzione globale del merchandising a marchio Manchester United. Lo stesso afferma nella nota pubblicata sul proprio sito ufficiale che la base di garantita è soggetta a variazioni. Si possono dunque facilmente prevedere ulteriori premi legati ai risultati sportivi stagionali. Sei anni invece la durata del rapporto tra Juventus e Adidas pari a 139,5 milioni di euro. La cifra non include le forniture annuali di materiale tecnico quantificabili tra i 2 e i 2,5 milioni a stagione, per un totale tra i 12 e i 15 milioni sull’arco dei sei anni – e nemmeno i premi legati ai risultati sportivi che conseguiranno Buffon e compagni. Per la Vecchia Signora si tratta di un’assoluta e affascinante novità visto che storicamente il club torinese era legato a Robe di Kappa e poi, successivamente, a Nike.

JUVENTUS-ADIDAS

Il colosso americano si è avvicinata al calcio in tempi molto recenti. Prima dell’inzio degli anni ’90 non era nemmeno nelle strategie dell’azienda. Qualcosa è cambiato con il Mondiale americano, quando i padroni di casa, l’Olanda, e lo stesso Brasile hanno sfoggiato divise scintillanti. Il rapporto con i club ha segnato una svolta grazie al Barcellona, allo stesso United e all’Inter del Fenomeno Ronaldo che tra il 1998 e il 1999 passa da Umbro a Nike. Già, la Umbro. Storicamente il marchio per eccellenza delle squadre inglesi. Lo sponsor tecnico dell’80% dei club di sua maestà rilevato proprio dalla Nike nel 2007. Le sue maglie british style arrivarono anche in Italia con Parma, Napoli, Lazio e Inter.

lazio-home-199091

La prima squadra “Nike” di questa classifica resta comunque il PSG, che è una scommessa divenuta affare a sei zeri. All’inizio degli anni ’90, la squadra di Parigi non era certo il dream team di oggi, ma sfoggiava maglie coloratissime e di grande appeal. Erano le divise di Ginola e Weah e quel Paris era una squadra che vinceva poco in Francia (dominava il Marsiglia) e ancora meno in Europa. Oggi il PSG ha tifosi in tutto il mondo, si appresta a diventare un club tra i più forti e tra quelli più remunerativi per la stessa Nike. Nonostante le divise fluo realizzate anche per il City, il Galatasaray, la Juventus e il Barcellona. Nonostante la divisa dell’Inter che fa a cazzotti con la storia. Perché c’è anche un limite all’eclettismo dei designer. E si chiama rispetto della tradizione.

ARTICOLI SIMILI

0 131