Presidenti che cacciano gli allenatori, con l’alibi che sono loro che pagano. Il re è di sicuro il numero uno del Palermo, Maurizio Zamparini. Ma anche giocatori che fanno la fronda e, spesso, ottengono la testa del tecnico. Sì perché, alla fine, chi scende in campo può decidere di ‘giocare contro’, benché il professionismo imponga tutt’altre regole.

Uno dei casi più recenti di cronaca arriva dal basket Nba. Protagonista il leader dei Cleveland Cavaliers, LeBron James, il prescelto, l’uomo che ha racconto il testimone da Michael Jordan. Dopo una sottile guerra di nervi, alla stella del canestro Usa è riuscito il colpaccio: far mandare via il coach, David Blatt, odiatissimo. Al suo posto un ‘signor nessuno’ come Tyronn Lue, che però aveva un vantaggio su tutti i possibili successori: era l’allenatore addetto proprio a James (lo conosce da quando era minorenne). Blatt, uno dei migliori dell’ultimo decennio, messo alla porta senza tanti complimenti.

Da sottolineare, poi, che al momento dell’esonero, la squadra di Blatt era in testa nella Eastern Conference. Ma in Nba funziona anche peggio che nel calcio europeo: sono i grandi giocatori a comandare, pure mediaticamente, e gli allenatori un semplice obbligo di distinta (non sempre è così, ovviamente). Il pubblico, così in America giustifica la cacciata di Blatt: paga per vedere i LeBron James, non i Blatt. E l’azienda deve tenerne conto.

lebron james

Sacchi o Van Basten

Uno dei casi più eclatanti del calcio italiano risale ai tempi del Milan olandese. Silvio Berlusconi si trova con una brutta gatta da pelare quando la sua stella più luminosa, Marco van Basten, gli dà l’ultimatum: “O me o Arrigo Sacchi. Immaginiamo l’imprenditore a sfogliare la margherita di notte e, infine, a prendere la decisione più logica: addio al profeta di Fusignano.

Più di 20 anni dopo, Sacchi ha spiegato: “Marco mi faceva arrabbiare. Gli dicevo che era meteoropatico, mi chiese che cosa voleva dire. Anni dopo, mi ha detto di aver capito quanti problemi aveva causato, ma io gli ho risposto che me ne aveva pure risolti tanti”. Con il tempo, si tende a cancellare il ricordo brutto. Ancora Sacchi:Van Basten aveva un carattere bizzarro, ma un grande talento. Giocava con e per la squadra, caso raro nei talenti. All’inizio pensava che noi italiani avessimo l’anello al naso: se aveva male al dente, correva in Olanda. Gli dissi: noi eravamo campioni del mondo quando voi ancora eravate sott’acqua”.

Battute a parte, i due non andavano particolarmente d’accordo. Anche se Arrigo smentisce che sia stato proprio il tulipano – alla fine – a remargli contro: “Sono andato via perché lo stress mi uccideva e non volevo lasciarci la pelle. Il primo anno Marco disse qualcosa di critico su di me e sui giornali uscì: “Van Basten contro Sacchi”. La settimana dopo giocavamo a Cesena. Non dissi nulla e lo mandai in panchina: “…visto che sai molto di calcio, vieni in panchina con me…”.

Sorrentino esonera Ballardini in diretta tv

Facendo un salto avanti negli anni, arriviamo al presente. Palermo, la terra degli allenatori a tempo. Questa volta, però, non è Zamparini a premere il grilletto, ma il portiere rosanero Stefano Sorrentino. L’esonero per Davide Ballardini arriva addirittura in diretta tv, una prima mondiale. I siciliani hanno appena strappato una vittoria fondamentale a Verona, il portiere e leader dello spogliatoio, con calma serafica, ai microfoni spiega: “Abbiamo vinto da soli. Ballardini non ha mai parlato con noi. Né prima, né dopo la partita. Quanto successo ha dell’incredibile. La squadra ha giocato e vinto da sola, preparando nel migliore dei modi una partita che valeva sei punti”.

Inutile dire che il giorno dopo Ballardini non è più l’allenatore del Palermo. E a distanza di qualche settimana, la battaglia pare essere solo all’inizio, con l’ex tecnico che minaccia querele per il portiere.

CR7 scarica Benitez

Non ci sono conferme dirette, ma pure Rafa Benitez pare aver pagato non tanto le prestazioni mediocri del Real Madrid, ma la guerra con Cristiano Ronaldo, l’uomo merengue per eccellenza. Pure in questo caso, la piazza e la società hanno deciso di dare credito al portoghese e far arrivare, a furor di popolo, Zinedine Zidane.

Ma siamo sicuri che il ricatto dei giocatori sia qualcosa di accettabile? Naturalmente no. Pur se stelle, sono stipendiati dalla società e dovrebbero rendere conto al loro superiore, che è appunto chi siede in panchina. Non succede, naturalmente. In ogni spogliatoio ci sono i leader, quelli che possono portarti a vincere i titoli – se gli va a genio ambiente e allenatore – o spernacchiare la stagione, se non sono contenti dei carichi di lavoro, del troppo sudore in allenamento o della tattica rinunciataria che impedisce alla squadra di lavorare per il campione. Cioè, per se stessi. Capaci di determinare e di spostare, capaci di portare dalla loro parte i giocatori più timidi. E di manipolare la stampa amica.

Rafa Benítez durante Valencia-Real Madrid del 3 gennaio 2016.

‘Special One’ chi?

Amatissimo a Stamford Bridge, Josè Mourinho ha fatto la stessa fine di Rafael Benitez. Stagione ai minimi storici, quella del Chelsea, squadra che non seguiva più il portoghese. Impossibile non intervenire, anche se in questo caso la piazza non era contro lo ‘Special One’. Ma si era fatto troppi nemici, Josè, e questa volta non erano gli avversari, ma i suoi calciatori. Tre anni nello stesso club son tanti per uno come Mourinho: il primo anno i ragazzi si butterebbero nel fuoco per te, il secondo lottano ancora, ma con meno convinzione. Il terzo ti scaricano.

Una vera e propria faida quella scatenatasi in spogliatoio. Diego Costa, uno che segnava a ogni pallone toccato, pareva una statua. “E’ lento a capire il gioco” la spiegazione di Mou, che all’attaccante non avrà fatto piacere. Così come i lunghi riscaldamenti, inutili, perché alla fine in campo non entrava e scagliava via la pettorina. Il belga Eden Hazard, un gioiellino, ombra di se stesso: “Sto pensando di cambiare squadra, il gioco del Chelsea non mi piace”, deriso dallo stesso allenatore per aver chiesto di uscire contro il Leicester: “Si vede che si era fatto mooolto male”. Matic e Fabregas, pur non volendo, finiti pure loro in mezzo.

Insomma, un disastro. Completato dalle polemiche con il bel medico donna del Chelsea, Eva Carneiro, fatto allontanare da Mou. Alla fine, Roman Abramovic ha deciso: via Josè, dentro Hiddink. E la squadra, nell’ultimo weekend, è andata a espugnare il campo della prima in classifica, l’Arsenal.

mourinho

Volley, Bonitta non piace

Spostiamoci nella pallavolo, sport che non è immune alle faide tra tecnici e giocatori. In questo caso, la vittima è Marco Bonitta, commissario tecnico della Nazionale femminile italiana di volley. È il 2006. Dopo sei anni, le parti non vanno più d’accordo. Dimenticato l’oro mondiale del 2002 e i due argenti europei. La luna di miele è durata pure troppo.

Il bronzo al World Grand Prix è l’ultimo picco. Piccinini e Lo Bianco vogliono la testa del ct su un vassoio d’argento. Il presidente della Federazione, Carlo Magri, si piega al volere delle ragazze. Ai Mondiali del Giappone mancano poche settimane, arriva Massimo Barbolini, ma di tempo per prepararsi ce n’è davvero poco.

Otto anni dopo, però, Bonitta tornerà sulla panchina azzurra. “Il 2006? Un caso unico, un gruppo che si solleva contro il proprio coach. E chiede ufficialmente che venga rimosso dal suo incarico. Richiesta che viene accettata. Esperienza eccezionale, ma necessaria. Qualsiasi allenatore, dopo tanto tempo nello stesso posto e con le medesime persone, perde stimoli. E anche il gruppo che guida non ne ha più. Io ero arrivato al capolinea, così loro. Nessuna ferita, tutto digerito e superato”.

Non tutti la prendono così bene. O forse è stato solo il tempo che ha cicatrizzato le ferite. “Forse con le donne bisogna parlare diversamente. Se fai un appunto a un uomo, sai che viene interpretato in un certo modo. Con le ragazze devi trovare un altro linguaggio: più raffinato, più gentile”.

Francesca Piccinini

Lo sciopero dei francesi

Fece notizia, nel 2010, lo sciopero dei calciatori francesi ai Mondiali in Sudafrica. Nicolas Anelka insulta il ct Raymond Domenech nell’intervallo di Francia-Messico e viene cacciato dal ritiro. Patrice Evra, oggi alla Juve, accusa di “tradimento” la talpa che ha spifferato tutto alla stampa. I Bleus si sfaldano e decidono di non allenarsi, prendendo chiaramente le difese di Anelka. Scrivono una lettera alla Federazione, “che non ha protetto la squadra”.

Federazione e stampa, come se non bastasse, criticano Franck Ribery per lo scarso impegno in campo. Tutti contro tutti. La Francia uscirà male e a pezzi da quel Mondiale (un solo punto in tre gare). Pioveranno le squalifiche. Il 5 settembre del 2010, Domenech verrà esonerato dalla Federazione, dopo aver incassato altre critiche da parte dei media e di Evra.

Raymond Domenech

L’eccezione di Livorno

Ogni tanto qualche allenatore viene riabilitato dai giocatori stessi. Un paio di anni fa, infatti, Davide Nicola venne esonerato dal Livorno. Ma giocatori e tifosi insorsero contro la decisione, inondando il web. E così, dall’esonero del 13 gennaio del 2014 si passa alla riassunzione del 19 aprile dello stesso anno. Storie da Libro Cuore, eccezioni in un mondo in cui comandano i giocatori. Più delle società.

Tifosi Livorno

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