L’urna di Nyon è stata decisamente benevola nei confronti della Juventus: nei quarti di Champions League i bianconeri sfideranno il Monaco, la squadra che tutti volevano incontrare. La capolista della Serie A è strafavorita, ma occhio perché il club del Principato è tutt’altro che una vittima sacrificale, ed ecco dieci motivi per cui la formazione di Allegri dovrà comunque dare il massimo.

LA DIFESA

Assieme ad Atlético Madrid, Bayern Monaco e Porto, il Monaco è la difesa meno battuta in questa stagione di Champions League, con soli quattro gol subiti in otto partite, di cui uno nella fase a gironi. Il principale referente del pacchetto arretrato è il non più giovanissimo Ricardo Carvalho, ma più che i singoli ciò che funziona nell’impostazione difensiva di Jardim è l’assetto, che permette di non lasciare quei varchi che la Juventus, per esempio, ha sfruttato alla grande a Dortmund.

LA MANCANZA DI PRESSIONE

Dopo le cessioni di Radamel Falcao e James Rodríguez, nessuno nel Principato pensava di essere ancora in Champions League a inizio aprile. Eppure il Monaco ha sorpreso tutti e raggiunto i quarti per la prima volta dopo undici anni. La formazione biancorossa non ha quindi nulla da perdere e potrà giocare la doppia sfida a viso aperto, cercando di ripetere quanto fatto all’Emirates Stadium, dove ha lasciato sfogare l’Arsenal e poi ha colpito in contropiede.

DIMITĂR BERBATOV

Il bulgaro è il punto di riferimento dell’attacco del Monaco e in Ligue 1 ha segnato sette gol. Vero, non sono numeri strepitosi, ma gioca in un club che segna poco e che capitalizza al meglio le occasioni a sua disposizione, quindi lasciargli una palla giocabile all’interno dei sedici metri finali potrebbe risultare letale. È uno juventino mancato: il 29 agosto 2012 Marotta lo scippò alla Fiorentina con un clamoroso blitz in aeroporto a Monaco di Baviera, ma in serata il centravanti ex Manchester United cambiò nuovamente idea e preferì rimanere in Inghilterra, firmando per il Fulham.

Dimităr Berbatov esulta dopo il gol segnato contro l'Arsenal in Champions League.

LO STATO DI FORMA

Il 2015 del Monaco è stato decisamente positivo. In Ligue 1 ha perso solo una volta negli ultimi quattro mesi e in Champions League ha fatto fuori l’Arsenal. Su venti partite giocate nel nuovo anno sono arrivati sedici risultati utili e per dodici volte la porta è rimasta inviolata, concedendo peraltro più di un gol soltanto in due circostanze, contro Arsenal e Paris Saint-Germain (entrambe vittoriose per 2-0). La squadra è in salute e dopo un inizio di stagione non positivo ha ingranato, riuscendo a risalire in Ligue 1 fino alle soglie della zona Champions League, ora distante due punti.

IL GIOCO SULLE FASCE

Uno dei punti di forza del Monaco, se non il principale, è rappresentato dal gioco sulle fasce, dove Jardim schiera due ali offensive in grado di creare superiorità numerica con le loro accelerazioni. All’Emirates, l’Arsenal si è fatto sorprendere così, beccando il gol dell’1-3 (poi risultato decisivo ai fini della qualificazione) proprio grazie alla corsa di uno degli esterni, Yannick Ferreira Carrasco, e occhio anche al giovane rampante Anthony Martial, lui più attaccante rispetto al belga ma già schierato sulla fascia in alcune circostanze.

È UN AVVERSARIO CHE SI RISCHIA DI SOTTOVALUTARE

Inutile girarci intorno: nove volte su dieci una doppia sfida del genere si chiude con il passaggio del turno della Juventus. Ciò che i bianconeri dovranno evitare è proprio quell’unico caso in cui a qualificarsi sia il Monaco, e occhio perché nei quarti ogni tanto certe sorprese sono accadute: l’Inter si ricorda bene il disastroso 2-5 contro lo Schalke 04 del 2011, il Milan il 4-0 di La Coruña che qualificò il Deportivo dopo il 4-1 del Meazza nel 2004.

LO STRAPOTERE FISICO DI KONDOGBIA

Con Paul Pogba fuori causa per l’infortunio, occorso nella vittoriosa sfida di Dortmund, la Juventus dovrà fare a meno del suo uomo migliore in mezzo al campo. E considerato che Andrea Pirlo è convalescente, ecco che nella zona nevralgica del terreno di gioco potrebbe farsi valere Geoffrey Kondogbia, che di Pogba era compagno di reparto in Nazionale al vittorioso Mondiale Under-20 del 2013 e che ha le caratteristiche fisiche e tecniche per fare reparto da solo. All’Emirates contro l’Arsenal ha già fatto un figurone: Allegri è avvisato.

Geoffrey Kondogbia, centrocampista del Monaco.

IL CONTROPIEDE

Come già accennato, il gioco del Monaco si basa sulla rapidità degli esterni e sul contropiede. È probabile che allo Juventus Stadium i monegaschi lascino l’iniziativa della gara ai bianconeri, aspettando il momento opportuno per rubare palla e ribaltare il fronte in pochi secondi. Di recente la Juventus ha dimostrato di poter soffrire queste situazioni, come nel primo gol di Mohamed Salah nell’andata delle semifinali di Coppa Italia contro la Fiorentina. Non subire gol all’andata è senza dubbio una chiave per passare il turno.

NON CONCEDE TROPPO AGLI AVVERSARI

Visti i precedenti in stagione del Monaco, è probabile che la doppia sfida sia molto chiusa e le occasioni da gol potrebbero non essere tantissime. L’errore che la Juventus deve evitare è quello di avere l’impazienza di sbloccare il risultato, avendo segnato l’uno a zero nella doppia sfida contro il Borussia Dortmund sempre in avvio di partita. I bianconeri dovranno sfruttare al meglio le poche occasioni disponibili e anche uno 0-0 a Torino potrebbe non essere un risultato poi così malvagio.

IL PRECEDENTE DEL 2003-2004

Undici anni fa il Monaco stupì l’Europa arrivando a giocarsi una delle finali più impreviste della storia, contro il Porto. José Mourinho si impose per 3-0 in un match quasi senza storia, ma è interessante ricordare come il Monaco arrivò a Gelsenkirchen: agli ottavi superò la Lokomotiv Mosca per via dei gol in trasferta (come contro l’Arsenal), poi fece fuori il Real Madrid ai quarti rimontando il 4-2 del Bernabéu con il 3-1 reso storico dal gol di tacco di Ludovic Giuly e infine eliminò il Chelsea vincendo 3-1 al Louis II e rimontando da 2-0 a 2-2 a Stamford Bridge. Attenta Juve: i monegaschi sanno come vincere da sfavoriti.

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