Spopola in TV la Serie 1992 in onda su Sky ogni martedì. La fiction, che affronta un anno molto difficile, dal punto di vista politico e sociale, per il nostro Paese, rievoca anche avvenimenti più piacevoli dal punto di vista della cultura, della TV (Non è la Rai vs Domenica In), del costume. Noi di Betclic abbiamo rievocato dieci episodi sportivi da tramandare, nell’anno delle Olimpiadi di Barcellona e degli Europei di Svezia. E non solo…

L’Italia murata 

La nazionale italiana di pallavolo si presenta alle Olimpiadi del 1992 da stra-favorita, dopo aver conquistato il mondiale in Brasile due anni prima, annichilendo in finale la fortissima compagine cubana. Ma a Barcellona qualcosa va storto e il sogno a cinque cerchi della “generazione dei fenomeni” va a infrangersi contro il muro olandese ai quarti di finale del torneo. “Non sta scritto da nessuna parte che chi ha vinto prima deve necessariamente trionfare poi” afferma Julio Velasco a fine partita. Le Olimpiadi restano il grande rimpianto della nazionale (non solo italiana) probabilmente più di tutti i tempi: su tutti emergono Giani, Zorzi e Lucchetta. Ma a Barcellona, forse per colpa del villaggio olimpico, forse per colpa della pressione, qualcosa va storto. 

Zeman e la zona

“Marcare a uomo? Non dirò mai a un mio calciatore di giocare solo per controllare un avversario.”  Questa è la filosofia del Foggia di Zeman, che dal 1989 al 1994 mette in scena negli stadi d’Italia il calcio più spettacolare degli ultimi anni, arrivando a sfiorare la qualificazione UEFA nel 1994. Nel 1992, al termine della prima stagione in A, il Foggia di Zeman arriva nono, con il secondo miglior attacco del torneo dopo quello del Milan degli invincibili. La sua è una vera e propria rivoluzione culturale. Applica all’ennesima potenza gli schemi di Arrigo Sacchi, con una squadra di carneadi. Nella provincia italiana. Il vero miracolo italiano è boemo. 

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Quincy Watts, l’eroe di Barcellona

È l’inizio di un famoso spot della Nike, uno dei più ambiziosi dell’azienda americana. Si tratta di un’opera lirica “La super ammortizzata mogliettina con le super ammortizzate Nike Air Shoes“. Lo spot è cantato in italiano con i sottotitoli in inglese, i protagonisti sono Charles Barkley e appunto Quincy Watts, che vinse due medaglie d’oro ai Giochi olimpici. Si aggiudicò l’oro individuale nella gara dei 400 m battendo per due volte il record olimpico di 43″86 stabilito, in altura, da Lee Evans nel 1968 a Città del Messico. All’oro individuale aggiunse quello della staffetta. E anche qui fu record.

Il sogno blucerchiato

188 KMH. Tanto è potente il tiro di Koeman che il 20 Maggio 1992 a Wembley, nei supplementari, disintegra il sogno europeo della Sampdoria. Un tiro talmente veloce che per vedere la palla devi mettere per forza il rallenty. Pagliuca si tuffa sulla sua destra, ma non può nulla. Quella notte il Barcellona (che gioca in giallo per scaramanzia) conquista la sua prima Coppa dei Campioni ai danni della Sampdoria di Boskov, Mancini e Vialli. Quest’ultimo, già ceduto alla Juventus, gioca una delle sue paggiori partite sbagliando due gol fatti nel primo tempo supplementare. Se li sognerà di notte, per anni, dirà.

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L’età dell’oro della scherma italiana

Strani incroci nel 1992 tra Barcellona e Jesi. Se i sogni di gloria di Roberto Mancini affondano a Wembley colpiti dal siluro blaugrana di Koeman, il 30 luglio la sua concittadina Giovanna Trillini conquista l’oro olimpico nel fioretto contro la cinese Wang Huifeng. È l’inizio dell’età dell’oro della scherma italiana, che durerà fino a Pechino 2008, con i successi di un’altra atleta jesina, Valentina Vezzali e, in seguito, di Elisa Di Francisca. Un successo che parte da lontano, dal maestro Ezio Triccoli.

La fine dell’Impero slavo

Nazioni, culture, lingue ed etnie differenti. Un solo maresciallo, Tito. Ma il progetto della grande Jugoslavia, tenuta assieme più in maniera coercitiva che per unità di intenti, si sgretola definitivamente nel 1992. L’antefatto calcistico è del 1990  Faceva un gran caldo a Zagabria quel 13 maggio In programma la “grande classica” del campionato jugoslavo: Dinamo Zagabria – Stella Rossa Belgrado. Le repubbliche federate erano scosse da fermenti nazionalisti e le squadre simbolo delle capitali di Croazia e Serbia, quel giorno, rappresentavano molto di più della rivalità calcistica per i tifosi sugli spalti dello stadio Maksimir. Certo tra i Bad Blue Boys (nome ispirato a un film del 1983 con Sean Penn), gli ultras della Dinamo, e i Delijie (eroi), quelli della Stella Rossa, non correva buon sangue. La scintilla scoppia intorno alle 18. I tifosi della Stella Rossa, alcune centinaia, iniziano a distruggere i grandi pannelli della pubblicità alle loro spalle e a staccare i sedili di plastica per lanciarli sulle tribune vicine dove c’erano i tifosi della Dinamo. In campo c’è anche Zvonimir Boban. Anche se ha solo 21 anni è il capitano della Dinamo, la stella, che davanti a lui ha una brillante carriera in Italia. Molti di quegli ultras saranno protagonisti della guerra, su tutti la Tigre Arkan. L’ormai ex Jugoslavia deve rinunciare agli europei per ordine della NATO.

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La favola Danimarca

Il 30 maggio 1992 la risoluzione dell’ONU 757 vieta alla Jugoslavia di partecipare ad ogni manifestazione sportiva nel mondo. La creatura di Tito si è sbriciolata. Non esiste più, dilaniata da odio, nazionalismo e violenze. All’europeo in Svezia il suo posto spetta di diritto alla Danimarca, arrivata seconda nel girone eliminatorio, ad un punto dalla nazionale slava. A 10 giorni dall’inizio del torneo, i danesi tornano dalle vacanze e vanno a giocare l’europeo senza preparazione fisica e senza grosse pretese. E invece il 26 giugno 1992 il capitano danese Lars Olsen alza il trofeo: la Danimarca, cenerentola del torneo, ha sconfitto in finale la Germania, campione del mondo in carica. Favola nella favola: il gol del 2 a 0, in finale è realizzato dal centrocampista Vilfort, che tra una partita e l’altra tornava a casa ad accudire la figlia malata di leucemia. 

Il settebello in acqua

Anche questa è una grande storia. Va in scena l’11 agosto 1992, a giocarsi una drammatica finale del torneo olimpico di pallanuoto sono i nostri azzurri, allenati dal croato  Ratko Rudic, contro i padroni di casa della Spagna che si aspettava di chiudere alla grande con una medaglia d’oro. Clima caldissimo, in tutti i sensi, con in tribuna i reali spagnoli, pronti a festeggiare. L’Italia si porta in vantaggio per 3 volte con 3 gol di scarto e sembra poter avere la meglio. Alcune decisioni arbitrali ”casalinghe” riportano a galla la Spagna che ottiene il pareggio a 37″ dal termine con il gol del 7-7 firmato da Oca che manda la sfida ai tempi supplementari. Ed è qui che la partita diventa epica con l’atmosfera che diventa incandescente dentro e fuori dall’acqua. Nel secondo tempo gli spagnoli usufruiscono di un rigore che il capitano Estiarte mette a segno: 8-7. Ma è Massimiliano Ferretti a trovare a 20″ dalla fine il gol dell’8-8. Si va così ad una nuova coppia di tempi supplementari che non sblocca la situazione e ne richiede una terza, mentre gli animi si scaldano sempre di più e ci sono scintille anche tra le due panchine. Al sesto tempo supplementare la svolta: Ferretti, subisce fallo e passa sulla sinistra a Nando Gandolfi che è smarcato e non sbaglia, battendo il portiere Rollan e siglando il gol del 9-8 azzurro.

Il Dream Team 

Non sempre avere la migliore squadra è garanzia di vittoria. Succede che i grandi giocatori non vadano d’accordo e che il campo sovverta i pronostici. Non con il Dream Team. Se mai nella storia della pallacanestro può essere esistita una squadra perfetta, allora quella era il Dream Team del 1992. Semplicemente straordinario: Charles Barkley, Larry Bird, Clyde Drexler, Patrick Ewing, Magic Johnson, Michael Jordan, Christian Laettner, Karl Malone, Chris Mullin, John Stockton, Scottie Pippen, David Robinson. Nelle dinamiche interne di quello spogliatoio, nelle accese sfide in allenamento (la squadra di Magic sempre contro la squadra di Michael) si consumava un vero e proprio passaggio di consegne, per niente pacifico, assolutamente non scontato. Con Bird vessato da grossi problemi alla schiena e vicino al ritiro, ci pensava un gasatissimo Magic Johnson (da un anno lontano dai parquet dopo l’annuncio della sua sieropositività il 7 novembre 1991) a far di tutto per non lasciar strada libera al giovane Jordan, in rampa di lancio per diventare il miglior giocatore al mondo.

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 Sacchi e il miracolo italiano

Azeglio Vicini è un bravo allenatore e un uomo pacato. Forse troppo pacato, e decisamente poco fortunato. La sua avventura mondiale finisce in semifinale contro l’Argentina, immeritatamente. La sua nazionale è bella, è la squadra della gente, ma non vince. Per di più un palo di Rizzitelli in Russia frena la rincorsa agli Europei del 1992. Con un vero e proprio colpo di stato calcistico Antonio Matarrese rovescia il governo e opta per una svolta, chiedendo a Silvio Berlusconi di liberare il “suo” allenatore. È Arrigo Sacchi, ed ha vinto tutto. Berlusconi, che mette avanti gli interessi della sua squadra a quelli della nazionale intuisce che questa svolta azzurra ha anche sottili implicazioni politiche. Il suo allenatore più vincente, sarà l’allenatore di tutti e porterà la filosofia “Milan” in nazionale. È tempo di fondare un nuovo partito e magari chiamarlo con un nome che evochi successi calcistici e unità nazionale: dice niente Forza Italia?

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