Il nome nuovo del calcio mondiale di questo inizio 2015 è sicuramente Harry Kane, attaccante classe 1993 del Tottenham che si sta imponendo a suon di gol diventando uno dei giocatori più importanti dell’attuale Premier League. Fino a pochi mesi fa non lo conoscevano in tanti, e persino il suo club sembrava non voler puntare su di lui. È bastato dargli un minimo di fiducia e i gol sono arrivati a grappoli: dal primo gennaio a oggi è il miglior marcatore nei cinque principali campionati europei, con otto reti (al pari di Lionel Messi, per intenderci). Numeri eccezionali soprattutto se si pensa che a inizio stagione partiva come riserva di Emmanuel Adebayor (nove gol nell’ultimo anno) e Roberto Soldado (soltanto cinque centri dall’inizio del 2013). La sua storia calcistica è iniziata curiosamente dalla sponda opposta del nord di Londra, quella dell’Arsenal, club dove ha mosso i primi passi da bambino giocando un anno nell’Academy. Di fatto un sogno visto che da piccolo tifava per i Gunners, tanto da aver festeggiato, come da foto inevitabilmente ripescata dagli spietati tabloid inglesi, con i capelli tinti di rosso la Premier League vinta nella stagione 2003-2004.

All’Arsenal però è durato soltanto dodici mesi. A undici anni ha ricevuto la chiamata del Tottenham, entrando nel settore giovanile del club di cui ora è la stella: è con gli Spurs che si è formato come calciatore, imparando i movimenti della punta (inizialmente giocava spesso a centrocampo) e sviluppando le doti da finalizzatore che ora lo stanno rendendo famoso. La sua carriera è stata condita da una lunga serie di prestiti, perché in prima squadra non c’era posto. La stagione 2010-2011 l’ha vissuta per metà in tribuna a White Hart Lane e per metà al Leyton Orient, dove ha segnato i suoi primi gol in carriera (cinque in diciotto presenze in League One), in quella successiva invece ha avuto la possibilità di vestire la maglia del Tottenham ma soltanto in Europa League, dove comunque è riuscito a segnare un gol, contro lo Shamrock Rovers, nelle sei presenze tra play-off e fase a gironi.

Un secondo prestito, stavolta in Championship, è servito per avere una prima conferma sulle sue qualità in un campionato di livello medio. Al Millwall ha fatto sette reti in metà stagione, giocando anche l’infuocato derby contro il West Ham (perso 2-1 il 4 febbraio 2012), famoso per l’enorme rivalità tra le due squadre. Le buone prestazioni con i Lions non sono però bastate per riportarlo alla base in pianta stabile, e dopo una presenza in campionato, la prima in Premier League, è stato girato al Norwich, dove ha avuto un’esperienza piuttosto negativa, giocando soltanto tre volte prima di essere prestato nuovamente, stavolta al Leicester City in Championship.

È stata la scorsa stagione quella in cui ha iniziato a essere realmente un giocatore degli Spurs, non giocando tantissimo (diciannove partite e quattro gol) ma riuscendo a chiudere un’intera annata senza essere mandato in giro per l’Inghilterra. Con l’arrivo in panchina di Mauricio Pochettino, a giugno, Kane è stato confermato nella rosa della prima squadra, seppur inizialmente come terzo attaccante. I primi tre mesi di campionato li ha passati ancora in panchina, quasi sempre subentrando, giocava nelle coppe con buoni numeri, come la tripletta all’Asteras Tripolis in Europa League, gara curiosamente finita in porta a seguito dell’espulsione di Lloris a cambi terminati. Poi la storia è cambiata lo scorso 9 novembre, quando il manager argentino l’ha schierato titolare contro lo Stoke City: la partita non è andata bene, i Potters hanno vinto 2-1 a White Hart Lane ma Kane, due settimane dopo, è stato confermato nell’11 titolare sul campo dell’Hull City. Qui è arrivato il primo gol in campionato, di rapina, per ribadire in rete una punizione di Eriksen finita sul palo. Da lì in poi si è trasformato in un’inarrestabile macchina da gol e ha segnato in tutti i modi: di destro, sinistro, di testa, da opportunista, di precisione da fuori area o su punizione, sempre con la caratteristica di colpire il pallone con grande forza senza lasciare scampo ai portieri avversari.

Ha aperto il nuovo anno demolendo il Chelsea capolista con una doppietta nel 5-3 passato alla storia della stagione di calcio inglese, ma il vero capolavoro l’ha fatto sabato scorso nel sentitissimo North London Derby: l’Arsenal era avanti 0-1 fino al 56’, pareggia in tap-in dopo un colpo di testa di Dembélé respinto da Ospina, a quattro minuti dalla fine Bentaleb spedisce in area un cross nemmeno troppo teso e lui lo trasforma nel gol vittoria con una sensazionale incornata saltando in mezzo ai due difensori dell’Arsenal e mandando la palla sul palo opposto. È diventato in due mesi il primo giocatore della Premier League a superare venti gol in tutte le competizioni e adesso è a quota ventitré, di cui tredici in campionato dietro solo a Diego Costa e Sergio Agüero in classifica marcatori. Pochettino verrà ricordato come il tecnico che ha saputo valorizzare al meglio le sue doti, spostandolo da seconda punta o esterno ad attaccante centrale, in modo da sfruttare la sua grande forza fisica e la sua innata vena realizzativa.

L’esplosione di questo uragano (Hurricane è il suo soprannome, mutato dalla pronuncia del nome che è quasi identica) è già stata accolta con grande interesse dai media britannici che vedono in lui il primo grande centravanti inglese dopo il ritiro di Alan Shearer: forse l’Inghilterra ha trovato il suo bomber, e in coppia con Wayne Rooney potrebbe fare sfracelli anche in nazionale.

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